Dalle origini a Newport fino a Flushing Meadows, passando per Forest Hills: la storia dello US Open è fatta di grandi campioni, record e momenti destinati a restare nella memoria.
Ogni estate, quando il tennis si sposta a New York, lo US Open diventa molto più di un semplice torneo. È l'ultimo appuntamento stagionale del Grande Slam, quello delle sessioni serali, delle grandi sfide sotto le luci dell'Arthur Ashe Stadium e di un pubblico che ha sempre avuto un rapporto speciale con il tennis.
Ma dietro lo spettacolo di Flushing Meadows c'è una storia lunghissima, iniziata nel 1881 e attraversata da epoche, superfici e generazioni di campioni.
La storia dello US Open comincia nel 1881, quando gli allora U.S. National Championships vengono disputati sui campi in erba del Newport Casino, nel Rhode Island. La prima edizione è riservata ai giocatori appartenenti ai club affiliati alla United States National Lawn Tennis Association, la federazione statunitense dell'epoca. Per diversi anni il torneo mantiene il sistema del Challenge Round, con il campione in carica ammesso direttamente alla finale dell'edizione successiva.
Nel 1915 arriva una svolta importante: il torneo viene trasferito a Forest Hills, nel Queens, a New York, dove rimarrà per gran parte della sua storia. Solo tra il 1921 e il 1923 il torneo maschile si sposta temporaneamente al Germantown Cricket Club di Philadelphia. Nel 1922 vengono inoltre introdotte per la prima volta le teste di serie.
Il passaggio all'era Open, nel 1968, apre una nuova fase. Lo US Open diventa uno dei tornei più importanti del circuito professionistico e continua a distinguersi per alcune innovazioni che anticiperanno il resto del tennis. Nel 1970 è il primo Slam a introdurre il tie-break e nel 1973 diventa il primo dei quattro Major a garantire lo stesso montepremi a uomini e donne.
Nel 1978 il torneo cambia nuovamente casa e si trasferisce nel complesso che oggi conosciamo come USTA Billie Jean King National Tennis Center, a Flushing Meadows. Il passaggio è legato soprattutto alla necessità di avere una struttura più grande, capace di accogliere il pubblico crescente e di sostenere le ambizioni di uno Slam ormai diventato un appuntamento globale.
Il campo simbolo del torneo è l'Arthur Ashe Stadium, inaugurato nel 1997 e dedicato al campione statunitense che vinse la prima edizione dell'era Open nel 1968. È il più grande stadio di tennis al mondo e dal 2016 dispone anche di un tetto retrattile, una soluzione che permette di proseguire le partite anche in caso di pioggia.
Anche la superficie ha cambiato volto nel corso degli anni. Dopo il periodo sull'erba e quello sulla terra verde di Forest Hills, dal trasferimento a Flushing Meadows lo US Open viene disputato sul cemento. Dal 2020 il torneo utilizza una superficie Laykold, dopo oltre quarant'anni con il DecoTurf.
L'albo d'oro dello US Open maschile racconta alcune delle rivalità più importanti della storia del tennis. Nell'era Open il record di vittorie appartiene a tre giocatori: Jimmy Connors, Pete Sampras e Roger Federer, tutti capaci di conquistare cinque volte il titolo.
Connors ha trionfato nel 1974, 1976, 1978, 1982 e 1983. Sampras ha sollevato il trofeo nel 1990, 1993, 1995, 1996 e 2002, mentre Federer ha dominato New York nella prima parte degli anni Duemila, vincendo cinque edizioni consecutive dal 2004 al 2008.
Se si considera anche il periodo precedente all'era Open, il primato assoluto sale a sette successi. A condividerlo sono Richard Sears, vincitore delle prime sette edizioni dal 1881 al 1887, William Larned, sette volte campione tra il 1901 e il 1911, e Bill Tilden, protagonista assoluto degli anni Venti con sette titoli tra il 1920 e il 1929.
Tra i protagonisti dell'epoca più recente ci sono anche Rafael Nadal, quattro volte campione a New York, e Novak Djokovic, che ha raggiunto quota quattro titoli. Lo spagnolo ha vinto nel 2010, 2013, 2017 e 2019; il serbo nel 2011, 2015, 2018 e 2023.
Le ultime due edizioni hanno avuto come protagonisti Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Nel 2024 l'altoatesino ha conquistato a New York il primo US Open della sua carriera, battendo in finale lo statunitense Taylor Fritz con il punteggio di 6-3, 6-4, 7-5. Sinner è diventato così il primo italiano a vincere il titolo maschile in singolare nella storia del torneo.
Nel 2025, invece, è stato Alcaraz a imporsi. Lo spagnolo ha battuto proprio Sinner in finale con il punteggio di 6-2, 3-6, 6-1, 6-4, conquistando il suo secondo titolo a New York e riprendendosi anche il primo posto del ranking ATP.
Il successo del 2025 ha confermato anche la centralità della rivalità tra i due giovani campioni. Quella di New York è stata infatti la terza finale Slam consecutiva tra Alcaraz e Sinner nel 2025, dopo Roland Garros e Wimbledon.
Anche il doppio maschile ha il suo albo d'oro ricco di nomi leggendari. Il record di sei titoli appartiene a tre giocatori: Richard Sears, Holcombe Ward e Mike Bryan.
Sears ha conquistato sei trofei tra il 1882 e il 1887, Ward ne ha ottenuti sei tra il 1899 e il 1906, mentre Mike Bryan ha raggiunto quota sei nell'era Open: cinque insieme al gemello Bob e uno nel 2018 con Jack Sock.
L'ultima edizione è stata vinta nel 2025 da Marcel Granollers e Horacio Zeballos, che hanno superato in finale i britannici Joe Salisbury e Neal Skupski. Per la coppia ispano-argentina è arrivato così il primo titolo insieme allo US Open.
Per l'Italia il grande momento è arrivato nel 2024, quando Jannik Sinner ha scritto una pagina inedita conquistando il titolo maschile. Prima di lui, nessun italiano aveva raggiunto la finale del singolare maschile a New York.
Il primo azzurro a spingersi fino alla semifinale era stato Corrado Barazzutti, nel 1977. Quarantadue anni dopo, nel 2019, la stessa impresa è riuscita a Matteo Berrettini, fermato in semifinale da Rafael Nadal.
Berrettini è poi tornato ai quarti di finale nel 2021 e nel 2022, mentre Sinner ha raggiunto per la prima volta i migliori otto nel 2022. Nel 2024 l'altoatesino ha poi completato il percorso fino al titolo. Nel 2025, invece, Sinner e Lorenzo Musetti sono diventati i protagonisti del primo quarto di finale tutto italiano nella storia dello US Open maschile nell'era Open: Sinner ha vinto 6-1, 6-4, 6-2.
In doppio maschile, invece, l'Italia non è ancora riuscita a conquistare il titolo. Il miglior risultato è la semifinale, raggiunta nel 1949 da Gianni Cucelli e Marcello Del Bello e nel 2015 da Simone Bolelli e Fabio Fognini. Un dato che racconta bene quanto sia stato difficile per gli italiani arrivare fino in fondo a New York nel doppio maschile.
Oggi, però, il rapporto dell'Italia con lo US Open è decisamente diverso rispetto al passato. Il titolo di Sinner nel 2024, la finale raggiunta nel 2025 e la crescita di una generazione sempre più competitiva hanno cambiato il peso del tennis italiano nella storia recente del torneo. E a Flushing Meadows, dove per decenni gli azzurri hanno inseguito un'impresa mai riuscita, il tricolore è ormai diventato una presenza abituale nelle fasi decisive.