Dal dominio di Rafael Nadal ai trionfi italiani di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta, il torneo parigino ha segnato oltre un secolo di storia del tennis.
Parigi è arte, cultura, moda. Ma per due settimane all’anno diventa soprattutto tennis. È qui, infatti, che si gioca il French Open, il torneo più importante al mondo sulla terra battuta e l’unico Slam disputato su questa superficie. Nato nel 1891, il torneo francese ha attraversato epoche, generazioni e stili di gioco completamente diversi, mantenendo però sempre la stessa identità: vincere sulla terra di Parigi è tremendamente complicato e riservato ormai solo alle grandi stelle.
La competizione si gioca nel celebre impianto del XVI arrondissement, diventato nel tempo uno dei luoghi simbolo di questo sport. Lo stadio che ospita l’evento venne inaugurato nel 1928, pochi anni dopo il trionfo della Francia in Coppa Davis, e da allora ha ospitato alcune delle partite più iconiche della storia. Qui il tennis cambia completamente ritmo: gli scambi si allungano, le partite diventano fisiche, spesso anche estenuanti. Ed è proprio questo che rende il French Open speciale, diverso da tutti gli altri Slam.
La prima edizione del campionato internazionale di Francia a Parigi si disputò nel 1891 e fu vinta dal britannico H. Briggs. Per diversi anni il torneo rimase riservato ai giocatori francesi o ai tesserati di club francesi, motivo per cui inizialmente ebbe una dimensione piuttosto limitata.
Tra i protagonisti delle prime edizioni ci furono André Vacherot, Paul Aymé e Max Décugis, uno dei nomi più importanti del tennis transalpino di inizio Novecento.
La svolta arrivò nel 1925, quando il torneo venne aperto ufficialmente ai giocatori stranieri. Da lì in avanti cambiò completamente status, entrando stabilmente tra gli appuntamenti più importanti del tennis mondiale.
Negli anni Venti e Trenta dominarono i celebri “Quattro Moschettieri” francesi: René Lacoste, Henri Cochet, Jean Borotra e Jacques Brugnon. Cochet riuscì a vincere cinque volte, mentre Lacoste conquistò tre titoli tra il 1925 e il 1929.
Nel 1938 Don Budge trionfò a Parigi prima di completare il primo Grande Slam della storia. Un’impresa che, all’epoca, sembrava quasi impossibile.
Nel 1968 il French Open diventò il primo Slam dell’era Open, aprendo finalmente le porte anche ai professionisti. Fu un cambiamento enorme per tutto il movimento. A vincere quella storica edizione fu Ken Rosewall, che superò Rod Laver in finale.
Negli anni Settanta arrivò poi Bjorn Borg. E per molti versi il torneo cambiò faccia. Lo svedese conquistò sei titoli e perse una sola partita in tutta la sua carriera parigina: quella contro Adriano Panatta nei quarti di finale del 1976. La terra era casa sua e batterlo era davvero un’impresa complicata per chiunque.
Negli anni Ottanta si alternarono poi campioni come Mats Wilander, Ivan Lendl e Yannick Noah, ancora oggi ultimo francese capace di vincere il torneo maschile. Era il 1983 e in Francia quella vittoria viene ricordata ancora come un momento storico. Nel 1989 Michael Chang riscrisse invece i record diventando il più giovane campione della storia del torneo ad appena 17 anni.
Gli anni Novanta furono invece quelli di Jim Courier, Sergi Bruguera e Gustavo Kuerten. Il brasiliano vinse il titolo nel 1997 partendo addirittura dal numero 66 del ranking ATP, prima di ripetersi anche nel 2000 e nel 2001.
Se però esiste un giocatore che più di tutti ha cambiato la storia del French Open, quello è Rafael Nadal. Tra il 2005 e il 2022 lo spagnolo ha praticamente monopolizzato il torneo, vincendo 14 volte. Numeri che ancora oggi sembrano irreali.
A Parigi Nadal ha perso appena quattro partite in carriera. La prima sconfitta arrivò nel 2009 contro Robin Soderling, nell’edizione poi vinta da Roger Federer. Per lo svizzero fu un successo speciale, perché gli permise finalmente di completare il Career Grand Slam.
Anche Novak Djokovic ha lasciato un segno indelebile sulla terra parigina. Il serbo ha vinto il torneo nel 2016, nel 2021 e nel 2023, riuscendo a imporsi anche nell’epoca dominata da Nadal.
Nel 2025 il pubblico ha assistito invece a una finale destinata a restare nella memoria. Carlos Alcaraz ha battuto Jannik Sinner dopo oltre cinque ore di gioco, annullando tre match point prima di imporsi al quinto set. In tanti l’hanno letta come la partita che ha aperto davvero una nuova epoca nel tennis mondiale dando vita a una rivalità destinata a durare nel tempo come i grandi dualismi del passato.
Storicamente è proprio il French Open lo Slam che ha regalato più soddisfazioni al tennis italiano. I titoli nel singolare maschile sono tre: due firmati da Nicola Pietrangeli e uno da Adriano Panatta.
Pietrangeli vinse nel 1959 e nel 1960, diventando il primo italiano capace di conquistare uno Slam in singolare. Nel 1959 superò Ian Vermaak in finale e completò un torneo straordinario vincendo anche il doppio insieme a Orlando Sirola. L’anno successivo riuscì persino a difendere il titolo battendo il cileno Luis Ayala. Oltre ai due successi, Pietrangeli raggiunse anche altre due finali, nel 1961 e nel 1964. Ancora oggi resta il tennista italiano più vincente nella storia del torneo.
Poi arrivò il 1976. E per il tennis italiano fu un anno speciale. Adriano Panatta eliminò Bjorn Borg — che sulla terra di Parigi sembrava praticamente imbattibile — e conquistò il titolo superando Harold Solomon in finale. Ancora oggi quello resta l’ultimo successo azzurro nel singolare maschile del French Open.
Tra gli altri risultati importanti ci sono la finale di Giorgio De Stefani nel 1932, le semifinali di Uberto De Morpurgo, Beppe Merlo e Corrado Barazzutti, fino alla corsa sorprendente di Marco Cecchinato nel 2018. Negli ultimi anni, però, il tennis italiano è tornato stabilmente protagonista anche sotto la Torre Eiffel.
Nel 2024 Jannik Sinner ha raggiunto la semifinale diventando il primo italiano numero uno del ranking ATP. Un anno più tardi ha centrato la sua prima finale nello Slam francese, mentre Lorenzo Musetti si è spinto fino alla semifinale. Non accadeva dal 1960 che due italiani arrivassero tra i migliori quattro del torneo.
Anche il doppio conserva un posto speciale nella storia del tennis italiano a Parigi. L’unico titolo azzurro resta quello conquistato nel 1959 da Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola, capaci di battere in finale Roy Emerson e Neale Fraser.
Per rivedere una coppia italiana all’ultimo atto bisogna aspettare il 2024, quando Simone Bolelli e Andrea Vavassori si fermarono soltanto in finale contro Marcelo Arévalo e Mate Pavic. Il record di titoli nel doppio maschile appartiene invece a Roy Emerson, vincitore sei volte tra gli anni Sessanta e i primi anni dell’era Open.