Tre Coppe Italia e uno scudetto perso in maniera clamorosa nel 1985-86 per la bandiera giallorossa che ha raccolto l'eredità del 'divino' Falcão, facendo poi da chioccia a Totti.
Il Principe di Roma. Giuseppe Giannini è stato uno dei calciatori più rappresentativi della 'Magica', colui che ha raccolto l'eredità del 'divino' Falcão e che ha fatto da chioccia a Francesco Totti, il 'pupone' poi diventato leggenda. Simbolo dell'Italia delle 'notti magiche', del Mondiale del 1990 giocato in casa, Giannini è stato un centrocampista dotato di piedi buoni, eleganza e ottima visione di gioco.
Principe, non a caso. Ad attribuirgli questo soprannome, che ancora oggi lo accompagna nonostante si sia ritirato da più di vent'anni, un suo compagno di squadra: Odoacre Chierico. Sapete perché? Per il suo modo di giocare, sempre a testa alta.
Figlio di Roma, proprio come i vari Bruno Conti, Totti e De Rossi, Giannini è un ragazzino dal talento cristallino, quando il club del suo cuore si aggiudica il secondo scudetto della sua storia nel 1982/83. Nessuna presenza, ma la voglia matta di scrivere la storia con quella maglia che sente sua più d'ogni altra cosa.
Nel 1983 arriva il trionfo nel torneo di Viareggio con la formazione Primavera, con cui nel 1983/84 vince anche il titolo di campione d'Italia. Nella stessa stagione i big conquistano la Coppa Italia: Giannini non è protagonista, ma riesce a collezionare qualche gettone. I tempi sono maturi: il Principe è pronto al grande salto. Lo attende la prima squadra. E il sogno prende vita. Impiega poco a prendersi la Roma, la sua Roma, di cui per ben nove anni sarà anche capitano.
Nel 1985/86 alza al cielo un'altra Coppa Italia, ma incassa anche la delusione più scottante della sua carriera. Con una partita passata alla storia e che, tuttora, costituisce un autentico incubo per i tifosi giallorossi. Parliamo di Roma-Lecce. Roma-Lecce 2-3. Mancano due giornate alla fine del campionato. Roma e Juventus condividono la vetta della classifica. E il calendario sembra sorridere ai capitolini, che ospitano una squadra già matematicamente retrocessa. Si verifica l'impensabile: i salentini sbancano l'Olimpico. Consegnando lo scudetto ai bianconeri. “Eravamo cotti - confesserà anni dopo in un'intervista -. Ancora non riesco a dare una spiegazione a ciò che è successo”.
Nel 1990/91 Giannini fa sua la terza Coppa Italia con la maglia giallorossa, ma deve fare i conti con il ko in finale di Coppa Uefa nel doppio confronto con l'Inter. Non riuscirà a vincere altro, ma avrà un ruolo fondamentale nella crescita del nuovo astro nascente del calcio italiano: Francesco Totti. Punto di riferimento in campo e fuori per il 'Pupone', Giannini saluta il suo pubblico nel 1995/1996 dopo 437 presenze, 76 gol e 16 assist.
Le frizioni con il patron Franco Sensi lo spingono ad accettare l'offerta dello Sturm Graz, con cui vince una Coppa d'Austria e una Supercoppa, prima di un fugace passaggio al Napoli con Mazzone e dell'avventura con la casacca del Lecce. Si ritira nel 1999 per poi tentare la carriera in panchina. Ma le uniche soddisfazioni da allenatore arrivano col Gallipoli, quando, nel 2008/09, ottiene la promozione in Serie B.
L'allora ct della Nazionale, Azeglio Vicini, fa di Giannini uno degli elementi chiave della sua Italia, anche perché lo aveva già allenato ai tempi dell'Under 21. L'esordio in Azzurro il 6 dicembre 1986, a 22 anni. Quindi gli Europei del 1988, con l'Italia che viene eliminata dall'Urss in semifinale. La stella del Principe brilla al punto da essere inserito nella formazione ideale della rassegna. L'occasione del riscatto è servita due anni dopo, con i Mondiali di Italia '90. Ma la corsa della Nazionale s'interrompe ancora una volta in semifinale, nella sfida del 'San Paolo' di Napoli persa ai rigori contro l'Argentina di Maradona.