I gol di Pablito trascinano gli azzurri alla conquista del Mundial: prima fase sofferta, poi cammino trionfale verso il Bernabeu.
La notte magica del Bernabeu, Rossi capocannoniere, la Coppa del Mondo alzata da Zoff, la gioia di Pertini, la mitica partita a scopone sull'aereo del ritorno tra il presidente, Zoff, Bearzot e Causio: immagini scolpite nel cuore di tutti gli italiani. Sono le istantanee più significative, almeno per i colori azzurri, del Mundial di Spagna 1982. “Campioni del mondo”, urlava tre volte ai microfoni della Rai il telecronista Nando Martellini: l'Italia, dopo i trionfi del 1934 e del 1938, aveva appena conquistato il terzo titolo della sua storia.
Un mondiale ricco di stelle e di novità, quello spagnolo. A cominciare dal numero di partecipanti, ampliato a 24. Sei i gironi della prima fase, con passaggio del turno per le prime due squadre di ogni gruppo. Quello dell'Italia, con base a Vigo, si rivela più complicato del previsto. Gli azzurri pareggiano 0-0 con la Polonia di Boniek, poi non vanno oltre l'1-1 col Perù di Barbadillo: segna Conti, ma nel finale arriva il pari di Diaz, con deviazione decisiva di Collovati. Fortuna che contro il Camerun basta un altro 1-1 per superare il turno: nella ripresa Graziani porta in vantaggio l'Italia, M'Bida pareggia subito per i “Leoni indomabili”. Gli azzurri passano, ma solo da secondi dietro la Polonia.
Divampano le polemiche: la nazionale di Bearzot va in silenzio stampa. E le altre big? Stenta anche la Germania Ovest di Rummenigge, che perde 1-2 con l'Algeria e va avanti solo grazie alla differenza reti insieme all'Austria, così come l'Argentina di Maradona, sconfitta 0-1 dal Belgio nella partita inaugurale del torneo. Passano a braccetto l'Inghilterra di Francis e la Francia di Platini, più faticosa del previsto la qualificazione dei padroni di casa della Spagna insieme all'Irlanda del Nord. Chi non sembra avere problemi è il Brasile di Zico e Falcao, che vince a punteggio pieno il suo girone davanti all'Unione Sovietica, regalando gol e spettacolo.
La formula del torneo prevede che le dodici qualificate siano suddivise in quattro gironi da tre: solo le prime classificate accedono alle semifinali. Il secondo posto nel primo turno spedisce l'Italia nel “girone della morte” del Sarrià di Barcellona, contro Brasile e Argentina. Stampa e tifosi sono scettici, ma il 'vecio' Bearzot insiste su Paolo Rossi. E nella seconda fase il centravanti, sino a quel momento all'asciutto, diventa “Pablito”. Non segna ma gioca una grande prestazione nel 2-1 sull'Argentina, griffato dai gol di Tardelli e Cabrini, con Gentile che annulla Maradona. Poi si scatena contro il Brasile.
Devono vincere gli azzurri, visto che i verdeoro, grazie alle reti di Zico, Serginho e Junior, hanno superato 3-1 la Seleccion, eliminando i campioni in carica. E Rossi segna una fantastica tripletta. Italia avanti al 5', raggiunta da Socrates al 12', di nuovo in vantaggio con Rossi al 25', agguantata da Falcao a metà ripresa. Poi, su un calcio d'angolo, Rossi fa ancora centro e il finale è in trincea, col vecchio Zoff – 40 anni – che para sulla linea un colpo di testa di Oscar: Italia avanti e Brasile eliminato. Negli altri gironi avanzano la Polonia a scapito di Urss e Belgio, la Germania Ovest che piega l'Inghilterra e i deludenti spagnoli, e la Francia che, ispirata da Platini, elimina con autorevolezza austriaci e nordirlandesi.
Rigenerata in pochi giorni, amata e supportata da tutti dopo i successi sulle grandi del Sudamerica, l'Italia fa un sol boccone della Polonia (orfana di Boniek) nella semifinale del Camp Nou. Conti ispira e Rossi fa centro: due gol per il sempre più scatenato “Pablito”, che ormai nessuno discute più. Nell'altra semifinale, a Siviglia, la sfida infinita tra Francia e Germania Ovest si chiude solo ai rigori, dopo il 3-3 dei supplementari in cui i Bleus non riescono a difendere due gol di vantaggio. Gli errori di Six e Bossis condannano i francesi, al Bernabeu volano Hrubesch e soci, mentre Platini deve accontentarsi del terzo posto grazie al 3-2 sulla Polonia nella finalina di Alicante.
Al Bernabeu l'Italia completa l'opera. Nonostante un rigore sbagliato da Cabrini nel primo tempo, gli azzurri dilagano nella ripresa col solito Rossi (capocannoniere con sei reti), Tardelli – che segna e dà vita a un urlo entrato nella leggenda – e Altobelli. Nel finale accorcia Breitner ma, come sussurra Pertini in tribuna, “non ci prendono più”. Vince l'Italia. Campione del Mondo per la terza volta.