Le parole di Maradona raccontano il calcio, la passione e l’uomo dietro al mito. Una raccolta di frasi che hanno lasciato il segno tanto quanto le sue gesta in campo.
Diego Armando Maradona. Così, senza aggettivi, senza alcun termine a corredare quel semplice nome e cognome. Perché quando si parla del Pibe de Oro, tutto il resto è superfluo.
Per qualcuno, l’argentino è stato il calcio. Per altri, questo nobile titolo lo divide con Pelé. Icona assoluta, genio e istinto. Maradona è stato, per molti, il prezzo del biglietto: l’uomo capace di unire Buenos Aires e Napoli con un filo invisibile, destinato a durare per sempre.
Anche se le immagini restano insostituibili, proviamo a raccontare il fuoriclasse argentino attraverso le parole. Le sue parole. Ecco una raccolta delle frasi più significative pronunciate da Diego Armando Maradona. Una selezione tutt’altro che semplice, perché il Pibe sapeva farsi valere anche davanti a un microfono, forte di un carisma naturale e alimentato dalla passione di chi, da lui, voleva solo una cosa: continuare a sognare.
Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci
Non si può non partire da qui. Perché qui c’è tutta l’essenza di Diego Armando Maradona, uomo che amava il calcio e che giocava con passione e per passione. Il suo unico obiettivo in campo era divertire il popolo. Lui che era uno del popolo. Forse anche questo è stato il segreto del successo di un personaggio come il Pibe de Oro, naturalmente oltre alle indiscutibili qualità tecniche.
Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires
Napoli ha rappresentato il punto di massimo splendore di Diego Armando Maradona. Questa frase è stata pronunciata in occasione della presentazione in maglia azzurra del fuoriclasse sudamericano. La cornice era quella dello Stadio San Paolo, oggi a lui dedicato. Il segnale che quelle parole hanno poi trovato ampio conforto da parte del campo.
La verità è che il Pibe è diventato l’idolo di tutta la città, una sorta di mito da venerare con la concreta possibilità di passaggio dal profano al sacro. I trofei, certo. Che contano e contano anche tanto. Ma Napoli attraverso Maradona ha potuto respirare calcio e azzerare il gap con le grandi potenze del Nord.
Non ho toccato io quella palla, è stata la mano di Dio
Questa è una frase che ha fatto la storia del calcio. Tutti sono in grado di collocarla temporalmente. Parliamo del Mondiale del 1986, quando Diego Armando Maradona segnò una doppietta all’Inghilterra con un gol parecchio discusso. Ma a chi chiedeva conto al giocatore, la risposta fu geniale nel pieno rispetto dello stile del personaggio. Le parole del Pibe de Oro, ancor più del gesto stesso con quella mano alzata, hanno ispirato una quantità enorme di opere, riflessioni e simboli nella cultura sportiva e popolare.
Giocare senza un pubblico è come giocare all’interno di un cimitero
Maradona si nutriva del calore del pubblico. C’è chi soffre gli stadi pieni, la pressione della gente, il tifo smodato. Per l’argentino, invece, è stata linfa vitale per tenere alto il livello della passione. Diego ha giocato per divertirsi e per divertire il pubblico. Impresa nella quale è riuscito meravigliosamente.
Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo
Così diceva Maradona nel 1978. Il suo desiderio si è avverato nel 1986, proprio con quell’edizione già raccontata. La sua Argentina vinse il Mondiale e Diego entrò definitivamente nella leggenda.
Il più bello dei miei trofei? L’ultimo perché è il più recente
Il campione è colui che si nutre sempre di nuove imprese. La Coppa Uefa vinta con il Napoli doveva essere solamente l’inizio, spiegava Maradona nell’89 dopo aver sollevato il trofeo. Perché è sempre l’ambizione a tenere vivo l’animo di un fuoriclasse.