L'attaccante della Bosnia ed Erzegovina ha trascorso buona parte della sua carriera in Italia, tra Roma, Inter e Fiorentina. Ora ritrova l'azzurro da avversario con la voglia di far male per realizzare un sogno.
Edin Dzeko, 40 anni compiuti da pochi giorni, ha sempre avuto l'Italia nel cuore ma ora sogna di batterla per portare avanti legittimamente la sua bandiera. Martedì sera la Bosnia ed Erzegovina affronterà gli azzurri con la speranza di prendere parte alla prossima Coppa del Mondo, sarebbe appena la seconda nella storia.
Per Gattuso e i suoi è l'obiettivo minimo, per i Dragoni è il coronamento di un percorso straordinario da provare a non vanificare in 90 minuti o poco più. Qui si colloca Dzeko, gigante di 193 centimetri su cui si posano speranze e timori per un epilogo che vedrà qualcuno piangere e qualcuno sorridere, come nel destino del pallone.
Se c’è un motivo concreto per cui Edin Dzeko continua a far paura all’Italia, non è solo la sua esperienza o il legame con la Serie A. Sono, soprattutto, i numeri. Numeri che raccontano di un attaccante senza tempo, capace di attraversare epoche calcistiche diverse senza perdere il vizio del gol.
A livello internazionale, Dzeko è semplicemente la storia della Bosnia ed Erzegovina: 147 presenze e 73 reti, entrambi record assoluti. Ma il dato che più impressiona è un altro: sono vent’anni consecutivi che va a segno con la sua Nazionale. Dal primo gol nel 2007 fino a oggi, non ha mai saltato una stagione senza lasciare il segno. Una continuità quasi irreale, che racconta meglio di qualsiasi definizione la sua affidabilità.
E poi ci sono le qualificazioni ai grandi tornei. La Bosnia deve a lui la sua unica partecipazione a un Mondiale, quello del 2014: dieci gol nel girone, leader tecnico e simbolico. Oggi, dodici anni dopo, il copione si ripete. Per arrivare a un’altra storica qualificazione, serve ancora una volta il suo timbro. Magari proprio contro l’Italia.
Dzeko non è stato solo un simbolo nazionale, ma anche uno degli attaccanti più completi e vincenti del calcio europeo moderno. Dalla Bundesliga alla Premier League, fino alla Serie A, ha lasciato tracce profonde ovunque.
Con il Wolfsburg ha vinto una storica Bundesliga nel 2008/09, diventando poi capocannoniere l’anno successivo. Al Manchester City ha conquistato due Premier League, entrando nella storia del club anche con gol decisivi, come quello nella leggendaria rimonta contro il QPR nel 2012.
In Italia che il suo nome si è consolidato ulteriormente. Con la Roma è diventato il miglior marcatore straniero della storia del club e capocannoniere della Serie A 2016/17 con 29 reti. All’Inter ha aggiunto trofei – Coppe Italia e Supercoppe – dimostrando di poter essere decisivo anche oltre i 35 anni.
Un dato su tutti certifica la sua grandezza: è uno dei pochissimi giocatori, insieme a Cristiano Ronaldo e Pierre-Emerick Aubameyang, ad aver segnato almeno 50 gol in tre dei cinque principali campionati europei. Germania, Inghilterra e Italia: ovunque è andato, ha segnato.
A 40 anni appena compiuti, Dzeko non è una figura nostalgica. È ancora un attaccante produttivo. Dopo l’esperienza alla ACF Fiorentina, ha ricominciato dallo Schalke 04, continuando a segnare con regolarità.
Fisico imponente, gioco aereo dominante, capacità di legare il gioco e un senso del gol mai sbiadito: Dzeko è il classico centravanti totale. Non vive solo di area di rigore, ma sa creare spazi, far salire la squadra e colpire in ogni modo. E soprattutto, non smette mai di segnare.
Per l’Italia, il pericolo ha un nome e un cognome. Per la Bosnia, è una certezza. Dzeko arriva alla sfida con la consapevolezza di chi ha già scritto la storia, ma anche con la fame di chi vuole aggiungere un ultimo capitolo. Quello più romantico: riportare il suo Paese al Mondiale.