Non tutte le medaglie sono uguali. A volte il contesto, altre la dimensione dell’impresa realizzata possono dare ad un successo un valore ancora più profondo. Ecco qualche esempio illustre.
Una vittoria è sempre una vittoria ma ce ne sono alcune rimaste nella memoria più di altre. Il discorso vale per ogni tipo di grande evento, ancor di più se si parla di Olimpiadi. Alcune edizioni, infatti, sono passate alla storia regalandoci immagini ed emozioni che non hanno una precisa collocazione spaziotemporale. La lista di atleti che hanno portato a casa una o più medaglie è corposa, non basterebbero certo poche righe per raccontare tutte le imprese più importanti realizzate da uno sportivo ai Giochi.
Basti pensare a Johnny Weissmuller che, prima di virare sul cinema e assumere i panni di Tarzan, si era guadagnato ben cinque ori olimpici. E che dire della particolare storia di Jim Thorpe, giocatore di baseball statunitense fra i più versatili che conquistò due ori olimpici nel pentathlon e nel decathlon prima ritirati e poi riconosciuti ufficialmente trent’anni dopo la sua scomparsa. Veniva soprannominato in lingua meskwaki Wa-Tho-Huk, tradotto Sentiero Luminoso, quello intrapreso da una riserva indiana fino ad ottenere riconoscimenti internazionali.
Ci sarebbe poi la Berlino di Jesse Owens, nel 1936 o anche l’oro dei pesi massimi a Roma nel 1960 di un certo Cassius Clay che di lì a poco sarebbe diventato la leggenda Muhammad Ali. Nella stessa edizione delle Olimpiadi arrivarono contestualmente anche il successo di Livio Berruti nei 200 e i tre ori di Wilma Rudolph nella velocità. Ma di momenti iconici ce ne sono stati tanti, proviamo a citarvene qualcuno in quella che vuole essere solamente una breve sintesi di una manifestazione che va in scena ormai dal 1896.
I record sono fatti per essere abbattuti. Arriverà un giorno in cui qualcuno sarà in grado di fare meglio di Michael Phelps ma quel giorno non è oggi. Il Proiettile di Baltimora ha scritto pagine di storia a Pechino nel 2008, dove ha conquistato otto ori raggiungendo il più alto numero di medaglie d'oro vinte da un atleta in una singola edizione dei Giochi olimpici.
Prima del nuotatore del Maryland il primato spettava a Mark Spitz e durava dal 1972 con l’edizione che fu disputata a Monaco di Baviera. Phelps è considerato nell’ambiente come il più grande atleta olimpico di tutti i tempi: su questo, magari, si può anche discutere ma sui numeri no. E quelli lo premiano in maniera chiara. Il suo palmarès è impressionante, così come i suoi record: maggior numero di medaglie (28), medaglie d'oro (23), medaglie individuali (16) e medaglie d'oro individuali (13).
Cinematografica la breve ma significativa epopea di Shane Gold che vinse tre ori stabilendo il primato del mondo in ciascuna gara ai quali aggiunse anche un argento e un bronzo. Dopo quell’exploit l’australiana, che aveva ottenuto i primati mondiali su tutte le distanze dello stile libero, cambiò radicalmente vita abbandonando lo sport e riprendendolo soltanto parecchi anni dopo. Peraltro comunque con ottimi risultati, sebbene non fosse più la giovane che aveva stupido il mondo intero in Baviera ad appena sedici anni. Ma non fu certo l’unica enfant prodige olimpionica.
A Montréal nel 1976 l’allora 14enne Nadia Comaneci ricevette tre ori individuali in ginnastica artistica. Fino ad allora nessuna atleta aveva mai ricevuto 10 come punteggio alle parallele simmetriche, tant’è che il tabellone luminoso non era attrezzato per esporlo motivo per cui si dovette trovare un escamotage che consentisse all’atleta rumena di vedere quale fosse stato il punteggio riconosciutole.
Anche l’Italia ha avuto la sua dose di prestigio alle Olimpiadi. A donargliela è stata soprattutto la scherma che ha visto in Valentina Vezzali una delle sue esponenti più importanti. La veneta ha vinto ai Giochi olimpici nove medaglie, di cui sei d'oro, una d'argento e due di bronzo: un risultato che la pone di diritto tra gli sportivi più vincenti di sempre nella storia delle Olimpiadi. La specialità della casa era il fioretto, abilità nella quale eccelleva. Se tra le donne non è mai esistito nessuno al suo livello, la Vezzali può essere paragonata ad altri grandi del passato come Edoardo Mangiarotti e Nedo Nadi. Soltanto Mangiarotti nella scherma ha vinto più di lei.
Lo abbiamo già citato ma Jesse Owens merita un approfondimento a parte. Personaggio particolare: ignaro dei record che stava realizzando e che poteva migliorare ha provato a rinunciare alla staffetta per concedere spazio a qualche riserva. Naturalmente la Federazione gli ordinò di proseguire, dati i risultati già conseguiti. Nello specifico parliamo di quattro medaglie d'oro ai Giochi olimpici di Berlino: il 3 agosto vinse i 100 metri piani, il 4 agosto il salto in lungo, il 5 agosto i 200 metri piani e il 9 agosto la staffetta – sì, alla fine anche quella - 4×100 metri. Il suo record di quattro ori in una sola Olimpiade resistette a lungo, finché non arrivò Carl Lewis nel 1984 a Los Angeles a sfilarglielo. Ma se un record può anche svanire, la portata dell’impresa realizzata rimane tale. Ancora oggi.
Se ti chiamano il figlio del vento significa che hai le ali sotto i piedi. E Carl Lewis le aveva, eccome. Complessivamente ha vinto dieci medaglie olimpiche, di cui nove d’oro e una d’argento. Le ha portate a casa in quattro edizioni consecutive dei Giochi dal 1984 al 1996. Questi numeri lo posizionano al quinto posto nella classifica degli sportivi con il maggior numero di medaglie d'oro olimpiche.
In più, anche se non rientra nel pacchetto Olimpiadi, ha vinto otto medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo ai Campionati mondiali di atletica leggera in quattro edizioni consecutive dal 1983 al 1993. Entusiasmante il suo duello con il connazionale Mike Powell, uno di quelli che ha dato ancor più lustro alla competizione sportiva.