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Le Migliori Frasi di Johan Cruyff
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Le migliori frasi di Johan Cruyff

Le frasi celebri della leggenda del calcio olandese Johan Cruyff, protagonista prima in campo con le sue giocate geniali e poi in panchina con le sue tattiche iper offensive.

Fa parte del circolo ristretto dei più grandi di sempre, insieme a gente come Pelé, Maradona, Di Stefano. Il suo soprannome, del resto, è emblematico: “Pelé bianco”. Johan Cruyff è ancora oggi il simbolo del “calcio totale”, un tipo di gioco moderno, dinamico e dal ritmo impressionante con cui l'Olanda si è affacciata per la prima volta nell'elite del football mondiale. E a sublimarne le giocate c'era lui, con la maglia numero 14, coi suoi numeri d'alta scuola. Concetti che poi Cruyff ha traslato dal campo alla panchina, quando col suo Barcellona ha rivoluzionato il modo di intendere il calcio.

Un personaggio del genere ha lasciato un segno tangibile in questo sport. Lo ha fatto in campo, lo ha fatto in panchina, lo ha fatto poi anche dietro la scrivania, con un metodo organizzativo ancora oggi adottato dalle squadre più forti dei Paesi Bassi. E lo ha fatto anche con le parole. Sono diverse le frasi celebri del “profeta del gol”, dalle sintesi del suo modo di intendere al calcio a quelle che abbracciano invece la vita. Eccone una carrellata delle più significative.

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare.

La spiegazione del calcio secondo Cruyff è semplice. Pochi concetti ma chiari, essenziali, immediati e diretti. Chi ambisce a diventare un fuoriclasse prenda nota.

Perché non avresti potuto battere un club più ricco? Io non ho mai visto un mucchio di soldi segnare un gol.

Già: qualcuno ha mai visto un blocco di banconote segnare una rete? Con questa efficace metafora, l'asso olandese ha spiegato perché, almeno nel calcio, non si è mai battuti in partenza. C'è sempre la possibilità di ribaltare le aspettative.

Nessuna squadra corre così poco come il Barcellona: hanno sempre il pallone. Sono loro che decidono il ritmo della partita e decidono dove si gioca. C’è solo un pallone e chi ce l'ha decide.

Barcellona, più ancora della sua Olanda, è stata la città del cuore di Cruyff. Qui il fenomeno con la maglia numero 14 ha dato il meglio di sé a livello di club, prima da calciatore e poi da tecnico. E proprio quando era allenatore, in risposta ad alcune critiche, se ne uscì con questa spiegazione lucida ed efficace.

A me del calcio italiano colpiscono i vuoti negli stadi. La gente non si diverte più col vostro calcio. Sono troppe 20 squadre, nate tutte per vincere qualcosa e alla fine una vince e le altre restano deluse.

Cruyff ha parlato anche di calcio italiano. E lo ha fatto in termini non propriamente lusinghieri. Dando un suggerimento su come migliorare lo spettacolo e renderlo più appassionante. Proprio come quando giocava lui.

È nauseante paragonare Maradona a Messi. Chi ha visto giocare Maradona se l’è goduto e tutti quelli che oggi guardano Messi dovrebbero restare incantati da Leo.

Chi è più forte tra Maradona o Messi? La risposta tranchant della leggenda olandese: inutile paragonare questo o quell'altro (il discorso potenzialmente vale anche per Pelé e tutti gli altri): l'importante è che ognuno, a modo suo, abbia procurato gioia e divertimento.

Non sono credente. In Spagna tutti i 22 giocatori si fanno il segno della croce prima di andare in campo. Se avesse effetto, finirebbe sempre con un pareggio.

Nella logica stringente di Johan Cruyff c'è spazio anche per una riflessione su un rito molto comune nel calcio iberico: come non essere d'accordo con lui?

Per vincere, devi segnare un gol in più del tuo avversario.

Da buon olandese, è questa la prima e unica legge del calcio secondo Cruyff. Segnare un gol in più, piuttosto che provare a subirne uno in meno.

Trovo terribile quando i talenti vengono esclusi basandosi sui dati al computer. Basandosi sui criteri vigenti all'Ajax ora, io sarei stato scartato.

Già. Meno male che negli Anni '60 e '70 i talenti li selezionavano osservandoli nei campetti. Altrimenti, forse, uno come Cruyff non sarebbe mai venuto fuori.

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