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José Mourinho a Milano tra spot, Inter, Roma e le idee per far ripartire il calcio italiano: Malagò più Allegri

Quando parla lo Special One, non è mai banale. José Mourinho torna a Milano e si lascia andare a qualche riflessione sul calcio italiano.

A margine di un evento di Prima Assicurazione, lo Special One torna nel capoluogo lombardo e, come spesso accade, lascia il segno. Mourinho torna a parlare della sua Inter, complimentandosi con Chivu, ma anche del caos che ha colpito l’AIA in questi giorni.

Non poteva mancare una battuta sul Mondiale e sul suo amico Carletto Ancelotti, che potrebbe riportare la Coppa del Mondo alla Seleção.

Crisi del calcio italiano e la soluzione

"Vi faccio l'esempio del Portogallo: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni. Basta questo per capire e magari copiare. Ero con Rui Costa e non credevamo che la nostra Italia potesse esser fuori dal Mondiale”.

M&M – Malagò e Allegri

"L'Italia deve pensare molto alla base. Penso che Malagò sia un nome forte: porterebbe tanta esperienza e mi piacerebbe tanto vederlo nel ruolo di presidente della Figc. Lui capirebbe sicuramente la necessità di cambiare la struttura di base. L'Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max"

L’amico Carletto e il Mondiale

"Mi piacerebbe il Portogallo, ma Carletto è Carletto. Il Brasile ce la può fare con lui, una cosa è una squadra è con Carlo, una senza. L'Argentina è una vera squadra, unita, compatto, hanno piacere a giocare per la Nazionale.

Poi la Francia, ha tre squadre praticamente che possono competere. L'Inghilterra prima o poi arriverà. Sto pensando di fare vacanze fino ai quarti, ci sono troppe squadre, vanno lì solo per perdere. Fenomeno sociale incredibile, ma se parliamo di vero calcio ci sono squadre che vanno lì solo a passeggiare. Dai quarti inizia la festa".

Chivu e la sua Inter

"Se mi aspettavo Chivu allenatore? Secondo me è stato molto intelligente: non è passato dal campo alla panchina da una settimana all'altra come hanno fatto altri ex giocatori. Cristian ha fatto anni con i giovani, con la Primavera, ha studiato, ha fatto i corsi.

Ha fatto una piccola esperienza in una piazza come Parma, dove aveva meno pressione e responsabilità. È arrivato all'Inter in una situazione di instabilità ed è stato bravissimo a vincere lo scudetto al primo anno.

Se mi sono congratulato? No, tutti sappiamo che lo vincerà però lo deve vincere. Non sono superstizioso ma credo molto in queste cose: finché la matematica non lo dirà non sarà fatta. Quando vincerà sarò lì a congratularmi".

Caos AIA

"Non mi piace il colpevole prima dei processi. In Portogallo si dice che non c'è il fumo senza il fuoco. Le mie battaglie? Più contro il sistema che contro gli arbitri".

La “mia” Roma

"Perché a Roma è così difficile vincere? Non so, per me è il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l'Olimpico sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori.

 Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma, perché quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così.

Ma la mia Roma è finita, non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare".

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