Nessun premio in denaro all'Eurovision: né i partecipanti né il vincitore guadagneranno un euro. Ma i vantaggi per gli artisti (anche economici) sono tantissimi.
Per molti sarà una sorpresa, ma l'Eurovision non prevede alcun premio in denaro per il vincitore. Anzi, l'organizzazione non corrisponde nemmeno una cifra base per ognuno dei partecipanti. Il festival canoro, però, garantisce una visibilità che solo un grande evento internazionale può dare. Ne sanno qualcosa i vincitori del passato, dagli ABBA a Celine Dion, fino ad arrivare agli italiani Måneskin.
A differenza di quanto accade in altri grandi eventi, l'European Broadcasting Union (EBU) non mette in palio un montepremi economico. Il vincitore dell'Eurovision Song Contest non riceve un bonifico né un assegno simbolico al momento della proclamazione.
L'unico premio fisico consegnato sul palco è il celebre microfono di cristallo, un trofeo iconico che rappresenta la vittoria ma che non ha un valore che non sia quello artistico. L'idea alla base di questa scelta è che l'Eurovision nasce come una competizione tra emittenti pubbliche nazionali, con lo scopo di unire i popoli attraverso la musica.
Se l'Organizzazione non paga i cantanti, sorge spontanea una domanda: chi copre i costi per partecipare all'Eurovision? La risposta risiede nelle singole emittenti nazionali (come la RAI per l'Italia). Ogni Paese paga una tassa di iscrizione per partecipare al concorso, proporzionale alla grandezza del Paese e al suo bacino d'utenza.
Oltre a questa quota, l'emittente deve farsi carico di tutte le spese relative alla delegazione: viaggio, alloggio, costi di produzione per l'esibizione (coreografie, effetti speciali, costumi) e la promozione internazionale. Per un artista come Sal Da Vinci, trionfatore a Sanremo 2026, la partecipazione rappresenta quindi un investimento strategico piuttosto che un guadagno immediato. Il vantaggio è tutto nel prestigio e nelle opportunità che si apriranno il giorno dopo la finale.
Il "tesoretto" dell'Eurovision non si trova in banca, ma sulle piattaforme di streaming e nelle classifiche globali. La visibilità garantita da un'audience che supera i 160 milioni di spettatori in tutto il mondo è il vero motore economico dell'evento.
Vincere, o anche solo posizionarsi bene, significa vedere i propri brani balzare in testa alle playlist dei vari servizi musicali, per giunta in decine di Paesi diversi. I diritti d'autore e le royalties generate dagli ascolti internazionali possono trasformarsi in entrate milionarie.
I Måneskin (che nel frattempo sono caduti un po' nel dimenticatoio) sono l'esempio perfetto: la loro vittoria non ha portato soldi dall'EBU, ma ha aperto le porte a tour mondiali e contratti discografici multimilionari negli Stati Uniti. Il guadagno è dunque indiretto e si spalma su tutta la carriera futura dell'artista.
Per Sal Da Vinci, rappresentante dell'Italia in questo 2026, l'Eurovision è la vetrina ideale per internazionalizzare un profilo già solido sul mercato domestico. Sebbene il suo stile sia fortemente legato alla melodia italiana, la cassa di risonanza della kermesse europea permette di intercettare nuovi mercati, specialmente nell'Europa dell'Est e nei Paesi dove la tradizione canora italiana è storicamente apprezzata.
I casi di Albano, Pupo e Toto Cotugno dimostrano quanto la musica del Bel Paese sia amata in quelle zone.