La carriera di Anthony Joshua, atleta che ha riscritto la storia del pugilato britannico. Le vittorie e le cadute del classe '89 originario di Watford.
Anthony Oluwafemi Olaseni Joshua rappresenta una delle figure più influenti del pugilato del ventunesimo secolo. Al di là dei risultati sportivi, il pugile di Watford ha avuto un impatto decisivo sull'industria della boxe britannica e internazionale, riportando la categoria dei pesi massimi al centro dell'attenzione mediatica globale. Nato il 15 ottobre 1989, Joshua combina una stazza atletica imponente — 1,98 metri di altezza per un allungo di 208 centimetri — con una tecnica pugilistica che si è evoluta nel corso degli anni, passando da uno stile prettamente offensivo a un approccio più metodico e ragionato.
La sua carriera non si è limitata ai circuiti tradizionali: Joshua è stato determinante nel trasformare gli incontri di boxe in eventi di massa, riempiendo regolarmente stadi come Wembley e il Tottenham Hotspur Stadium. Questa capacità di attrarre il grande pubblico si riflette anche nelle sue scelte recenti: nel dicembre 2025, Joshua è il protagonista di una sfida-show contro lo youtuber e pugile Jake Paul. L'evento segna un ulteriore tassello nel percorso dell'atleta, che unisce la competizione sportiva di alto livello all'intrattenimento globale.
Il percorso di Anthony Joshua inizia nel dilettantismo, culminando con la medaglia d'oro nei super massimi alle Olimpiadi di Londra 2012, ottenuta superando in finale l'italiano Roberto Cammarelle dopo un pareggio ai punti. Il debutto tra i professionisti avviene il 5 ottobre 2013 con una vittoria per TKO al primo round contro Emanuele Leo.
La sua ascesa è rapida: nei primi due anni ottiene 15 vittorie consecutive prima del limite. Il 12 dicembre 2015 affronta il rivale nazionale Dillian Whyte, vincendo per TKO al settimo round e conquistando il titolo WBC International. Il primo alloro mondiale arriva il 9 aprile 2016: Joshua sconfigge lo statunitense Charles Martin in due riprese, assicurandosi la cintura IBF.
Il 29 aprile 2017 rappresenta lo spartiacque della sua carriera. Davanti ai 90.000 spettatori di Wembley, Joshua affronta la leggenda Wladimir Klitschko. Dopo essere andato al tappeto, il britannico recupera e vince per TKO all'undicesimo round, unificando i titoli WBA (Super) e IBO.
Seguono difese efficaci contro Carlos Takam e la vittoria ai punti contro Joseph Parker nel marzo 2018, che aggiunge il titolo WBO alla sua collezione. Nel settembre dello stesso anno sconfigge Alexander Povetkin per TKO. La striscia di imbattibilità si interrompe bruscamente il 1° giugno 2019 al Madison Square Garden, quando Andy Ruiz Jr. lo ferma per TKO al settimo round.
Joshua dimostra capacità di adattamento nella rivincita del 7 dicembre 2019 in Arabia Saudita, battendo Ruiz ai punti con una prestazione tecnica e disciplinata. Tuttavia, il secondo regno da campione termina contro l'ucraino Oleksandr Usyk, che lo supera ai punti nel settembre 2021 e nuovamente nell'agosto 2022. Joshua avvia una fase di ricostruzione con vittorie su Jermaine Franklin, Robert Helenius e Otto Wallin, culminata con il brutale KO inflitto a Francis Ngannou nel marzo 2024. Il tentativo di riconquista del titolo IBF si infrange però il 21 settembre 2024, con la sconfitta per KO contro Daniel Dubois.
Il record professionale di Anthony Joshua si attesta su 28 vittorie (25 per KO) e 4 sconfitte. La sua percentuale di knockout, superiore all'80%, testimonia una potenza che lo ha reso uno dei finisseur più efficaci della sua generazione.
Il suo palmares lo colloca in un ristretto circolo di atleti: Joshua è uno dei pochi pesi massimi nella storia ad aver riconquistato le cinture dopo averle perse, diventando due volte campione del mondo unificato. Durante la sua carriera ha detenuto contemporaneamente i titoli WBA (Super), IBF, WBO e IBO, difendendoli contro avversari di livello internazionale e campioni olimpici.
Al di là delle statistiche, la sua eredità risiede nell'aver affrontato costantemente i migliori contendenti disponibili, rifiutando incontri di comodo durante il suo periodo da campione e contribuendo a rivitalizzare economicamente l'intera divisione dei massimi. La sua presenza nella Hall of Fame futura appare una conseguenza logica del dominio esercitato tra il 2016 e il 2019 e della qualità dell'opposizione affrontata in oltre un decennio di attività.