Nel 2018 e nel 2022 l'Italia non ha preso parte al Mondiale dopo le sconfitte ai playoff. La storia insegna: guai a sottovalutare l'Irlanda del Nord (c'è anche un precedente nefasto).
C'è una generazione di giovani appassionati che non ha mai visto l'Italia partecipare a un Mondiale di calcio. Un dato sconcertante, se si pensa al blasone e ai trofei conquistati dalla Nazionale in più di un secolo di storia. Quella che era una dolce tradizione, così, ora si è trasformata in un vero e proprio incubo ricorrente: il rischio è che anche la prossima estate potrebbe non caratterizzata da quel rito collettivo nel segno di bandiere ai balconi e "Notti Magiche".
Per la terza volta consecutiva, gli Azzurri si giocano l'accesso al Mondiale agli spareggi: la paura è tanta, considerando i fallimenti del 2018 e del 2022. Ripercorriamo insieme le cicatrici della Nazionale: ecco tutte le volte in cui l’Italia è rimasta a guardare il Mondiale dal divano.
La prima grande delusione dell'Italia pallonara, se si guarda ai tempi recenti. Sotto la guida di Gian Piero Ventura, l'Italia arriva ai playoff contro una Svezia tutt'altro che irresistibile. Gli azzurri, dal canto loro, propongono una formazione di tutto rispetto, soprattutto se si considera l'imperforabile difesa juventina (la celeberrima BBC) e un centrocampo guidato dal faro Jorginho. Manca qualcosa in attacco (non c'è l'ombra di un vero leader) ma dall'altro lato la Svezia nemmeno propone grandi campioni (Ibrahimovic non c'è e i vari Isak e Gyokeres non sono ancora esplosi).
Dopo la sconfitta per 1-0 a Solna, il ritorno a San Siro del 13 novembre 2017 diventa un assedio disperato e confuso. Lo 0-0 finale sancì l'esclusione dai Mondiali di Russia 2018. Le lacrime di Gigi Buffon a fine partita rimasero il simbolo di un fallimento generazionale, segnando la fine di un'epoca e l'inizio di una profonda crisi d'identità del nostro calcio.
Se il 2018 fu quasi un fallimento annunciato (la gestione Ventura non convinse mai del tutto), il 2022 è un paradosso crudele. Solo pochi mesi dopo aver trionfato a Euro 2020, la Nazionale di Roberto Mancini incappa in un girone di qualificazione stregato, finendo di nuovo ai playoff.
Questa volta il carnefice è la Macedonia del Nord, in semifinale: un'eliminazione che fa ancora più male, perché arrivata contro una nazionale piena zeppa di elementi che non sono riusciti a lasciare il segno in Europa. Non a caso il gol della vittoria, al 92', lo realizza Trajkovski, attaccante che ha messo a referto solo 20 gol in quattro stagioni con la maglia del Palermo. E l'Italia? Anche in questo caso l'undici era di tutto rispetto, oltretutto ricco di campioni d'Europa in carica. Dimostrazione ulteriore che il curriculum da solo non basta.
Il primo vero "fantasma" sportivo si palesa nel 1958. In questo caso non parliamo tecnicamente di un playoff: il 15 gennaio 1958 si gioca l'ultima sfida del Gruppo 8 tra Irlanda del Nord e Italia: agli azzurri – che schierano campioni del calibro di Schiaffino e Ghiggia - basta un pareggio e invece a Belfast vengono sconfitti per 2-1. Questa è la prima vera delusione della storia della Nazionale: occhio all'avversaria, quella Irlanda del Nord che il prossimo 28 marzo sfiderà proprio la truppa di Rino Gattuso.
Se pensiamo a uno spareggio con esito positivo, la memoria va ovviamente al Mondiale del 1998, a cui l'Italia accede solo dopo il playoff con la Russia. Nel match d'andata l'esordio di un giovanissimo Buffon e 1-1 con gol di Vieri e autorete di Cannavaro. Nel match di ritorno decisivo il gol di Casiraghi.
Poi ci sono tre casi particolari: non spareggi veri e propri, ma negli anni 1934, 1954 e 1962 l'Italia è inclusa in un girone con una sola altra nazionale. In pratica, bisogna vincere il confronto per andare al Mondiale: missione riuscita con la Grecia (4-0), Egitto (2-1 e 5-1) e Israele (4-2 e 6-0). Insomma, qualche volta ci è andata anche bene!