Ecco perché il ritorno di Mourinho potrebbe essere la scelta ideale per Florentino Perez.
L’ego si combatte con più ego. In un ambiente dove i giocatori orientano le scelte di allenatori e presidenti, c’è bisogno di una figura carismatica in grado di gestire l’ego di chi si sente già arrivato. Riportare la fame di vittorie che ha sempre contraddistinto il Real Madrid. In uno spogliatoio dove sembrano comandare Mbappé e Vinicius, c’è bisogno di qualcuno che sappia come gestirli. Tutti i cicli vincenti del Real Madrid sono stati contraddistinti da allenatori che privilegiavano il gruppo prima della tattica. Ai campioni non serve un maestro che insegni loro come giocare a calcio, ma una guida che faccia capire come giocare a calcio insieme. I risultati sono arrivati prima con Ancelotti, poi con Zidane e poi di nuovo con Ancelotti. Ma chi ha costruito le fondamenta di questi successi è stato Josè Mourinho.
Dopo aver conquistato la UEFA Champions League con l’Inter al Santiago Bernabéu, Mourinho si mette d’accordo con Florentino Perez e in quella stagione firma per il Real Madrid. Il Real Madrid, in quel momento, non vinceva una coppa dalle grandi orecchie dal 2002. Il Barcellona all’epoca era la migliore squadra del mondo. Il Tiki Taka di Guardiola sembrava non avere un antidoto e i tifosi del Real Madrid, nonostante un glorioso passato alle spalle, si sentivano impotenti di fronte al presente e spaventati dal futuro.
Ma Mourinho capisce che per combattere i mostri bisogna non avere paura. Allora, più che con la tattica, costruisce una squadra di uomini pronti ad andare in guerra per lui. Vince la Coppa del Re contro il Barcellona e comincia a far capire ai blaugrana che non sono così invincibili. Poi inizia una guerra mediatica dove sposta tutta la pressione in Catalogna e riporta serenità e voglia di vincere. Il Real Madrid, paradossalmente, per tornare grande ha bisogno di rimpicciolirsi. L’ego è un nemico, si lascia pensare al Barcellona che è troppo più completo e così Josè conquista la storica Liga dei 100 punti. 121 gol segnati in 38 partite. Lo stesso Cristiano Ronaldo una volta è scoppiato a piangere perché Mourinho gli aveva strizzato le orecchie per non pressare il terzino avversario. Questo fa capire quanto sia in grado di gestire ego e carattere dei campioni.
Il Real Madrid è costellato di stelle, ma nessuno si sente tale. Sergio Ramos, dalla fascia, passa in mezzo diventando uno dei centrali più affidabili di sempre. Josè pesca dal Porto un giovane mediano di rottura di belle speranze. Gli dà un’occasione e poco dopo scriverà la storia del Real Madrid con il nome di Casemiro. Mourinho chiede anche di spendere 42 milioni per comprare un giovane centrocampista croato che sta facendo bene al Tottenham.
La stampa spagnola lo massacra, reputandolo un investimento esagerato frutto di un capriccio. Qualche anno dopo, Luka Modric vincerà il Pallone d’Oro e risulterà il giocatore più vincente della storia del Real Madrid. Dopo anni di oblio, i blancos risollevano la testa disputando 3 semifinali consecutive di UEFA Champions League. Nel 2013, Guardiola, esausto dal gioco mediatico di Mourinho, lascerà il Barcellona per recuperare dallo stress provocato dal portoghese. Mourinho ha eroso con pazienza e giochi psicologici una macchina che sembrava perfetta.
L’unica cosa che è mancata in questa splendida storia d’amore è stato un successo europeo. Mourinho, per il Real Madrid, è stato un papà che ha restituito l’autostima ai propri figli e gli ha consegnato gli strumenti per il successo. Senza mai prendersene i meriti.
Arrivato il celebre Here We Go di Fabrizio Romano, adesso Mourinho [ davvero un passo dal suo ritorno a Madrid dopo 13 anni.
Adesso che il Real Madrid ha capito che un tattico come Xabi Alonso non può fare al caso del Real Madrid, sta cercando una figura che possa permettergli di rialzare la testa. Qualcuno che restituisca la fame e faccia sentire club e giocatori speciali. E allora, se c’è da sentirsi speciali, chi meglio dello Special One?