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  1. STORIE DI SPORT

Michel Platini, il re della Juve e del calcio francese

Nato a Joeuf nel 1955, ha legato le sue prodezze alla nazionale dei Bleus e alla Juventus, per i cui tifosi è ancora un mito.

Geniale, irriverente, maestoso. In una parola: regale. E, non a caso, "Le Roi" è il suo soprannome d'elezione. Michel Platini è ancora oggi, indiscutibilmente, il re del calcio francese. Ma non solo. È una delle stelle immortali del calcio internazionale, un po' centrocampista, un po' trequartista, un po' attaccante, con una costante: i gol realizzati, tanti e spesso e volentieri bellissimi. Un campione che ha legato il suo nome al Saint-Etienne, alla Juventus e alla nazionale francese, prima di abbracciare la carriera da dirigente. E, al di là dell'esperienza alla Juventus, c'è molta Italia nella sua storia: la sua famiglia, infatti, era originaria di Agrate Conturbia, in Piemonte, da dove il nonno Francesco partì per la Francia trasformandosi da muratore in barista e ristoratore. Curiosità: la pronuncia originaria del suo cognome era Platìni, all'italiana, con accento sulla prima i.

Michel Platini: gli esordi al Nancy e al Saint-Etienne

Nato il 21 giugno 1955 a Joeuf, nella regione della Lorena, Platini si è avvicinato al calcio grazie al padre Aldo, professore di matematica che nei ritagli di tempo faceva l'allenatore nel Nancy. Da ragazzino, visto che il suo idolo era Pelé e data la qualità delle sue giocate, i compagni lo chiamavano affettuosamente "Peleatini". Proprio col Nancy ha firmato il primo contratto da professionista nel 1972 e in sette stagioni realizzerà 127 gol conquistando una Coppa di Francia nel 1978. Nel 1979 il trasferimento al Saint-Etienne, la formazione francese più forte e titolata di quel tempo. In tre stagioni con la maglia dei Verts mette a segno 82 reti conquistando un campionato, quello della stagione 1980-81.

Michel Platini: il Mondiale di Spagna e il trasferimento alla Juventus

Con la nazionale francese Platini aveva giocato i Mondiali del 1978 in Argentina: "Fu quasi una vacanza", dirà in seguito. Decisamente più esaltante l'avventura con i Bleus in Spagna, nel 1982, chiusa al quarto posto e tra mille rimpianti per la semifinale persa ai rigori contro la Germania Ovest. In quella edizione del Mundial, vissuta da capitano, Platini mette a segno due reti: dopo qualche settimana passerà alla Juventus, diventando uno dei calciatori preferiti dai tifosi bianconeri e dallo stesso Gianni Agnelli, con cui instaurò subito un ottimo rapporto. Anni ruggenti e felici quelli in bianconero per "Le Roi" Michel. Nel 1982-83 è subito capocannoniere in serie A con 16 gol, anche se lo scudetto va alla Roma. La Juve perde la finale di Coppa Campioni ad Atene contro l'Amburgo, si consolerà con una Coppa Italia. A fine stagione la prima grande soddisfazione internazionale: il Pallone d'Oro, il primo dei tre conquistati nell'arco della carriera.

Platini sul tetto d'Europa con la nazionale e la Juventus

L'anno successivo arrivano scudetto e Coppa delle Coppe, ma soprattutto il 1984 è l'anno degli Europei in cui Platini, ormai al pieno della sua maturazione, imprime il suo marchio di fabbrica. Si gioca proprio in Francia e i Bleus viaggiano come un rullo compressore, arrivando fino alla finale del Parco dei Principi vinta 2-0 sulla Spagna. Platini è il dominatore indiscusso di quel torneo, con addirittura nove reti messe a segno in cinque gare. L'anno dopo Michel si ripete a livello di club. Dopo il successo nella Supercoppa di gennaio, a maggio arriva il trionfo sul Liverpool nella finale di Coppa Campioni e a dicembre il successo nell'Intercontinentale. Platini è sul tetto d'Europa e del mondo e, dopo lo scudetto del 1986, si prepara al suo ultimo mondiale.

Il terzo posto a Messico 86 e l'addio al calcio l'anno dopo

Dopo aver eliminato Italia e Brasile, la Francia si ferma in semifinale contro la solita Germania Ovest, chiudendo al terzo posto grazie al successo nella finalina sul Belgio. È l'ultimo atto di Platini con la maglia della sua nazionale, ma al termine della stagione successiva – a sorpresa – il numero 10 della Juventus chiude la sua parabola da calciatore professionista anche a livello di club.

Questione di motivazioni, spiegherà. E racconterà, in un'intervista alla Rai subito dopo l'ultimo match di campionato contro il Brescia, di non aver ormai più nulla da chiedere al mondo del pallone: "Ho giocato nel Nancy perché era la mia città, nel Saint-Etienne perché era la migliore in Francia e nella Juventus perché è la migliore al mondo". Dopo il campo, la scrivania. Anni dopo Platini diventerà dirigente, arrivando alla presidenza Uefa e alla vicepresidenza Fifa. La riforma delle coppe europee e l'armonizzazione del calendario internazionale i suoi interventi più celebri.

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