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Leonardo sul Milan, l'intervista: “Se hai Paolo Maldini al Milan, non so quale algoritmo possa dirmi che sia meglio non averlo”

Ospite a Cronache di Spogliatoio, Leonardo parla della crisi del Milan e delle scelte ritenute sbagliate, partendo da Paolo Maldini.

Sappiamo tutti cosa sia stato e significato il Milan per Leonardo. Prima da calciatore, poi da allenatore e direttore sportivo, la storia con il club rossonero è stata più che un semplice rapporto lavorativo e lo si capisce da come ne parla il dirigente brasiliano.

Leonardo non può non parlare della situazione attuale del suo Milan e delle cause che hanno portato a questa crisi di risultati, iniziata dopo l’allontanamento di un’altra bandiera rossonera, la più importante, Paolo Maldini.

Poi c’è spazio anche per valutare il momento del calcio italiano e di come sia cambiata la figura del direttore sportivo con l’avvento degli algoritmi.

Leonardo su Paolo Maldini

"Se tu hai Paolo Maldini al Milan, non so quale algoritmo può dirmi che è meglio non averlo. Quanto fa male non vederlo al Milan? Ma non a me, fa male a tutti.

Paolo è una figura che secondo me deve essere nel mondo del calcio. E non è perché sono di parte, io penso che figure così complete, perché Paolo si è completato con il tempo, ha fatto il dirigente ai massimi livelli con successo della sua squadra dove ha passato 30 anni della sua vita. Quindi non c'è una cosa simile come figura. Perciò mi fa male, certo che mi fa male".

Il calcio italiano, Maldini l’uomo giusto

"Sono sicuro che abbia tanto da dare, dopo abbiamo una struttura molto politica, molto complessa, molto arcaica, che qualche volta impedisce pure che questo succeda.

Penso anche a Paolo perché questa cosa qua uno la deve sentire dentro fortemente e lui la sente. Quello che serve, al di là delle idee, della competenza, del talento e della voglia, c'è bisogno di qualcosa che trascini, che faccia credere.

Che tu dici: questo è una cosa bella da seguire. E' difficile trovare una figura, non solo concentrare su una persona, non è solo quello, ma è difficile trovare una figura che sia capace in un modo unanime di passare questa idea".

Il cambiamento della figura del direttore sportivo

"Il ruolo del direttore sportivo è cambiato, molte squadre non si hanno più un direttore sportivo che abbia un peso.

Lui fa determinate cose, dentro diciamo il lavoro generale, ma c'è una cosa molto influente che sono gli algoritmi, no?

Io non ho niente contro gli algoritmi, ma ho sempre pensato che fosse un appoggio alla decisione, non il contrario. Questa cosa qua secondo me conta tanto".

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