Vai al contenuto
Hillside (New Media Malta) Plc
Premier League - Crystal Palace 1
  1. CALCIO
  2. STORIE DI SPORT

La favola di Mateta: convocato per la prima volta dalla Francia a 28 anni

Dalla periferia ostile alla nazionale francese, Mateta incarna forza, resilienza e amore per il calcio.

Boom, Boom, Boom, Mateta is in the room… Questo coro risuona spesso a Selhurst Park, casa del Crystal Palace, nelle ultime stagioni. Si alza ogni volta che il centravanti della squadra segna, e ultimamente succede con una frequenza sorprendente. Le Eagles sono ancora imbattute in Premier League e stanno vivendo, senza ombra di dubbio, il periodo più felice della loro storia. In pochi mesi hanno conquistato l’FA Cup, il primo storico trofeo nella bacheca del club, seguito dalla Community Shield, e ora questo avvio di stagione da sogno. Gran parte del merito di questi successi va a Jean Philippe Mateta, che a 28 anni si è guadagnato la sua prima, storica, e meritatissima convocazione con la nazionale francese.

Le radici, le difficoltà e la determinazione incrollabile

La storia di JP, come lo chiamano amici e compagni, inizia nella periferia nord-est di Parigi, precisamente a Sevran. A Sevran non c’è molto da fare. Non vi aspettate l’eleganza dei palazzi parigini, le luci soffuse, i violini che accompagnano lo scorrere della Senna, le coppie che mangiano romanticamente insieme nei bistrot e i caffè dove si parla di letteratura. La periferia parigina ha un’architettura che ricorda quella dell’Unione Sovietica. Palazzi enormi e case popolari per gente che non se la passa troppo bene. La vita non è facile e ognuno cerca di guadagnarsi il pane a modo suo. Chi in maniera onesta e rispettosa, e chi meno. In certi scenari è facile farsi persuadere dai soldi facili e dalla malavita. C’è anche, ovviamente, chi si rimbocca le maniche, chi decide di studiare, chi si inventa un mestiere e chi gioca a calcio. Come Jean Philippe.

Inizialmente, Mateta non poteva giocare liberamente. Suo padre, un ex calciatore la cui carriera fu stroncata dalla fragilità fisica, temeva che il figlio potesse soffrire lo stesso destino e cercò di proibirgli di giocare. Ma JP aveva il calcio nel cuore. A differenza del padre, Jean Philippe possiede una struttura fisica imponente. Fin da bambino, era uno dei ragazzi più alti e robusti del quartiere. Il talento c'era, e così giocava con i bambini più grandi. Tuttavia, in periferia, anche la possibilità di giocare va guadagnata con fatica: se non sei all'altezza, vieni insultato, cacciato, e spesso anche picchiato. Mateta, fin da piccolo, ha dovuto lottare ogni giorno per guadagnarsi rispetto e il diritto di stare in campo. Ogni partita era una battaglia, un'occasione per dimostrare il proprio valore.

A suon di gol e giocate spettacolari, Mateta emerge. La mamma riesce a convincere il padre a lasciarlo giocare, ma il cammino è tutt'altro che semplice. Nessun centro di formazione sembra interessato a lui; riceve continui rifiuti, ma non si arrende. Nel profondo, sa che diventerà un giocatore professionista. Una calma serafica e una sicurezza disarmante lo accompagnano in ogni fase della sua vita. L'infanzia trascorsa in un quartiere difficile, tra scontri fisici con gli avversari e situazioni complicate, forgia il carattere del giovane JP, che non si piega di fronte ai "no" finché non trova la sua opportunità.

Il percorso professionistico: dalla Francia alla Germania, fino all'Inghilterra

Attraversa le categorie inferiori del calcio francese fino a farsi notare dal Lione. Con l'OL, però, le cose non vanno come sperato, e si trasferisce al Le Havre. Qui, segna 17 gol in Ligue 2, trascinando la squadra ai playoff. Un playoff estremamente combattuto contro l'Ajaccio, che sfocia anche in incidenti che lo vedono coinvolto in prima persona. Mateta, fedele alla sua natura, rimane calmo. Segna nel playoff ed esulta in modo polemico, tappandosi le orecchie, un gesto di risposta agli insulti razzisti e alle offese rivolte alla sua famiglia. Nonostante l'Ajaccio ribalti poi il risultato, Mateta dichiarerà in futuro: "Se rifacessi quel gol 10mila volte, esulterei 10mila volte allo stesso modo".

Successivamente, approda al Mainz in Bundesliga, dove si mette in luce segnando 27 gol in 3 stagioni, attirando l'attenzione del Crystal Palace. Il progetto delle "Eagles" lo convince, e a Londra diventa rapidamente un idolo. La sua avventura londinese prende una piega difficile quando, durante una partita di FA Cup, si scontra violentemente con il portiere del Millwall. Un'entrata brutale gli procura una profonda ferita all'orecchio, rendendo necessario un intervento chirurgico con ben 27 punti di sutura. La sua voglia di tornare in campo è tale che salta una sola partita. Questa sua incredibile resilienza, unita all'infortunio, gli vale il soprannome di "Van Gogh".

La stagione successiva è quella dei trionfi, e Mateta si afferma come una vera leggenda del club londinese. In questo avvio di stagione, la punta francese ha già siglato 4 gol, dimostrandosi una delle attaccanti più affidabili d'Europa.

La convocazione con la Francia: un cerchio che si chiude

E ora, finalmente, arriva la convocazione con la Francia. Il paese che lo ha costretto a crescere in un ambiente ostile, che più volte lo ha rifiutato, che lo ha visto scontrarsi con tifosi che lo hanno insultato razzialmente, ma che, in fondo, non ha mai rinnegato e ha sempre amato. Perché senza queste prove, Mateta non avrebbe mai trovato la forza che lo spinge a combattere fin da quando era un bambino. Il cerchio si chiude, e Mateta può finalmente sorridere, con quella sicurezza e quella calma che lo hanno sempre contraddistinto.

Articoli collegati

bet365 utilizza cookie

Usiamo cookie per garantire un servizio migliore e più personalizzato. Per ulteriori informazioni, consulta la nostra Informativa sui Cookie