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18 punti, 12 gol messi a segno, 8 subiti, sesto posto in classifica. Un bottino non male per una squadra come il Bologna che non è abituata a ritrovarsi a lottare per l’Europa.

Il buon rapporto del Bologna con le Big

A discapito di un calendario in salita, il Bologna non ha mai abbassato la testa con le big.

Juve, Napoli e Inter non sono riuscite ad andare oltre il pareggio contro I rossoblù. La Lazio ha addirittura dovuto cedere i tre punti. Contro le grandi squadre il Bologna non ha mai abbassato la testa, ma ha sempre cercato di imporre il proprio stile di gioco senza mai snaturarsi.

I talenti del Bologna

Zirkzee segna e fa segnare. Ferguson recupera palloni e si inserisce. Orsolini punta l’uomo e in area risulta decisivo. In difesa Calafiori adattato e Beukema neo-arrivato sembrano quasi insuperabili. Aebischer detta i ritmi della partita e fa da diga. I terzini regalano ampiezza e concedono poco. Saelemekers si sta rivelando prezioso e giocatori come Moro, Fabbian e Ndoye sono assi nella manica, sia da sfruttare nelle rotazioni che da subentrati a partita in corso.

Ma chi c’è dietro a tutto questo?

Le risposte sono due, una scontata e l’altra meno.

La risposta più banale riconduce a Thiago Motta. Inevitabile non pensare all’allenatore quando una squadra si muove così bene. Sincronia nei movimenti, attacco dello spazio, giro palla veloce e recupero alto del pallone sono solo alcuni dei segreti del tecnico italo-brasiliano.

Thiago Motta tiene partcolarmente al rapporto umano con i giocatori e soprattutto al rapporto che i giocatori instaurano tra loro. Non vuole vedere gesti plateali quando sbaglia un compagno, si arrabbia se la squadra è ferma quando si perde la palla e pretende sempre unione tra tutti i reparti. Concetti semplici ma efficaci. 

Un altro che ci tiene parecchio ai rapporti umani è Giovanni Sartori. La seconda risposta, quella più nell’ombra.

Su Sartori non ci sono troppe informazioni a disposizione. Nonostante i grandi risultati raggiunti in carriera non si sa molto su di lui. Il DS dei felsinei è un tipo schivo, riservato, uno che non ama particolarmente i media e le telecamere.

Epppure Sartori è uno dei principali artefici del Chievo dei miracoli. Ha scoperto due campioni del mondo come Barzagli e Perrotta,  la leggenda del club Sergio Pellissier e l’iconico Luciano. 

Dopo tanti anni si sposta e ricomincia a Bergamo. Con l’Atalanta raggiunge la Champions League per la prima volta e i talenti scovati sono tantissimi. Cristante, De Roon, Bastoni, Kessié, Malinovsky sono solo alcuni dei nomi scoperti da Sartori a Bergamo.

Adesso Bologna, dove si gode i propri gioelli, scovati con un metodo meticoloso e forse all’antica.

Il direttore ha le sue idee, il suo modus operandi e le sue intuizioni e spesso coincidono ciclicamente. Una delle metodologie utilizzate è quella geografica. Per esempio Sartori spesso insiste su Belgio e Olanda. Guarda partite su partite di questi campionati “minori” per poi affondare il colpo. I due paesi fiamminghi sono vere e proprie miniere d’oro ricche di talento per Sartori. Beukema, Karllsson e Zirkzee sono frutti di questi paesi.

La seconda metodologia invece è più legata ai rapporti umani.

Il dirigente lodigiano è uno all’antica. Con lui non si parla su Whatsapp. Se si vuole dire qualcosa a Sartori o lo si chiama, o come lui preferisce di gran lunga, bisogna parlare faccia a faccia.

Grazie a questa cura per il lato umano è difficile che le sue squadre sbaglino un colpo. Il direttore oltre a conoscere i giocatori di persona ci tiene anche a conoscere le loro famiglie.

Ovviamente Sartori è un uomo con una mentalità aperta e ha cominciato a utilizzare i dati per poter analizzare al meglio i colpi di mercato. In questo processo è stato fondamentale anche Marco Di Vaio.

L’unione fa la forza

Ma forse la vera risposta all’inaspettato successo del Bologna è una terza: la simbiosi tra Sartori e Thiago Motta.

Il campionato è ancora lunghissimo ed è tutto da vedere se in Emilia saranno in grado di mantenere questi ritmi e questa intensità per un campionato intero. È altrettanto vero che questa squadra, considerata la forte presenza dei giovani e una conseguente età media molto bassa, ha un ampio margine di miglioramento e non c’è alcuna intenzione di porre limiti alle ambizioni. 

Se è vero che che per giocare bene c’è bisogno della materia prima, di conseguenza dei giocatori giusti, c’è anche la necessità di gestire e valorizzare al meglio gli uomini a disposizione.

Motta e Sartori sembrano aver trovato il giusto equilibrio. Nel frattempo Bologna non vuole essere svegliata.

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