Dopo il dominio nelle qualifiche, la Mercedes si conferma anche nella gara clou della domenica. Vince George Russell, ma la Ferrari si è dimostrata avversaria all'altezza.
Almeno per ora, la Mercedes guarda tutti dall'alto verso il basso. Il Gran Premio d'Australia, primo atto del Mondiale di Formula 1, si chiude nel segno della "Stella a tre punte": un monumentale George Russell sale sul gradino più alto del podio, scortato dal talento azzurro Kimi Antonelli, autore di una prova intelligente e tenace dopo un avvio tutt'altro che perfetto.
Tuttavia, l'andamento della gara domenicale racconta una storia diversa rispetto al dominio assoluto visto in qualifica. Se al sabato le Frecce d'Argento sembravano inarrivabili, la domenica di gara si è rivelata tutt’altro che una passerella, complice una Ferrari superlativa che ha tenuto il fiato sul collo dei leader fino alla bandiera a scacchi. Spettacolare soprattutto la partenza, con Leclerc subito al primo posto e capace di tenere testa alla Mercedes di Russell. Nel complesso, le rosse sono state vicinissime nel passo gara, un dato che ha sorpreso molti addetti ai lavori.
Il terzo posto finale del monegasco e il quarto di Lewis Hamilton (forse la sua migliore prova da quando è in Ferrari) rappresentano una vera e propria dichiarazione d'intenti. Il Cavallino Rampante c'è e ha tutta l’intenzione di dar seguito alle proprie ambizioni mondiali. La strada verso il Gran Premio della Cina è già tracciata: a Maranello l’obiettivo è affinare la gestione della power unit e ottimizzare il setup per interpretare al meglio un regolamento tecnico che ha letteralmente rivoluzionato la fisionomia di questa Formula 1.
Se si guarda ai numeri (c'è chi parla di un gap di almeno mezzo secondo), la Mercedes gioca un altro campionato. La superiorità delle Frecce d’Argento non risiede solo nella velocità pura, ma in una gestione chirurgica dell’energia, pilastro fondamentale per domare i nuovi regolamenti. Eppure, Maranello respira un’aria nuova: la SF-26 ha dimostrato di avere finalmente il passo per guardare negli occhi i primi della classe. C’è da lavorare, certo, ma il sogno iridato non è più un tabù.
Resta l'amaro in bocca per un potenziale bottino ancora più ricco: la dea bendata ha voltato le spalle alla Rossa proprio nel momento clou, quando la Virtual Safety Car (causata dal ko di Hadjar) ha servito su un piatto d’argento il vantaggio strategico alle Mercedes.
Non è stata una domenica facile per gli altri top team. Il pubblico di casa ha dovuto digerire il boccone amaro del ritiro di Oscar Piastri: l'idolo locale ha visto infrangersi i propri sogni contro le barriere già nelle fasi iniziali, un "crash" che ha gelato le tribune. A salvare l'onore della McLaren ci ha pensato Lando Norris, autore di una gara solida chiusa in quinta piazza. Un risultato senza acuti, ma prezioso per aver tenuto a bada un famelico Max Verstappen.
L'olandese volante, scattato dall’ultima casella in griglia, ha messo in scena una delle sue rimonte di pura rabbia, risalendo fino alla sesta posizione e limitando i danni in classifica. Weekend da dimenticare, invece, per l'altra Red Bull di Isack Hadjar: il francese, autore di un fine settimana fin lì sorprendente, è stato tradito dall’affidabilità.
Notte fonda in casa Aston Martin, con Fernando Alonso costretto alla resa che certifica la crisi tecnica del team di Silverstone. Le note liete arrivano dai volti nuovi: Arvid Lindblad (Racing Bulls) e Gabriel Bortoleto (Audi) centrano la zona punti, dimostrando che la nuova generazione è già pronta a dare battaglia ai grandi.