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Due visioni del calcio italiano: Abete e Malagò si Sfidano per la FIGC

Giancarlo Abete e Giovanni Malagò hanno depositato ufficialmente le loro candidature per la presidenza della FIGC, corredate dai rispettivi programmi, in vista dell’assemblea elettiva fissata per il 22 giugno.

Non è solo una questione di nomi, ma di programmi concreti, stavolta si dovranno prendere in considerazione i fatti. Abete è stato sottoscritto dalla Lega Nazionale Dilettanti, mentre Malagò è supportato dalla Lega Calcio Serie A, due visioni che spiegano già le differenze nelle loro piattaforme elettorali. Quaranta giorni per discutere di calcio, di governance, di riforme strutturali. Quaranta giorni per decidere il futuro della Federazione italiana e del calcio italiano.

Il programma di Abete: rifondare dal basso, limitare i poteri forti

Abete individua nel predominio delle componenti più forti, la Serie A in testa, la causa principale dei blocchi decisionali che hanno impantanato la Federazione negli ultimi anni. Il presidente della Lnd usa parole molto dirette nel suo documento di 26 pagine: viene definita “incredibile” la richiesta avanzata in passato dal massimo campionato di portare la propria rappresentanza fino al cinquanta per cento dei seggi in consiglio federale.

La diagnosi è lucida, il calcio italiano non si risana partendo solo dal vertice, ma ricostruendo filiera, formazione e radicamento territoriale. Abete guarda agli ultimi otto anni, ai tre Mondiali mancati, e propone una rifondazione che parta dal basso, limitando i veti delle componenti più forti.

Gli elementi chiave del programma di Abete:

Governance federale riequilibrata: Ridimensionare il potere della Serie A e restituire centralità alle decisioni collegiali, eventualmente ricorrendo a strumenti esterni qualora le resistenze interne si rivelassero insuperabili

Club Italia affidato a manager: Non dovrebbe più essere il presidente federale, né un soggetto politico legato al Consiglio Federale, a guidare direttamente l’area tecnica delle Nazionali, ma serve una gestione manageriale, con budget definito e responsabilità chiare

Riforma dei campionati professionistici: Abete affronta il tema delle seconde squadre, giudicando il progetto poco chiaro e privo di una programmazione pluriennale, e serve definire meglio numero, obiettivi, utilizzo dei giovani italiani e impatto su Serie B, Serie C e Serie D

Calcio femminile e settore giovanile: Abete propone investimenti soprattutto sulla base, regole più flessibili e risorse dedicate da diritti tv e benefici fiscali

AIA autonoma e indipendente: Viene indicata la necessità di separare la parte associativa da quella tecnica, così da rafforzare qualità e indipendenza delle scelte arbitrali

Territorio e base dilettantistica: La Lnd come cuore sociale del calcio italiano, con attenzione al calcio di base e alla sostenibilità economica del professionismo

Collaborazione con lo Stato: Apertura al coinvolgimento di organismi sovraordinati alla Federazione stessa per risolvere questioni normative e fiscali che interessano il sistema calcio

Il programma di Malagò: accompagnare la Serie A, costruire una filiera del talento

Giovanni Malagò presenta un documento di 23 pagine dal titolo “Uniti per il futuro del calcio italiano”, che punta a definire una visione di sistema più che una rivoluzione, con una linea chiara: meno frammentazione tra componenti del movimento e una Federazione capace di fare da piattaforma di servizio, cabina di regia e interlocutore politico.

Il messaggio politico è opposto a quello di Abete: nessuna stagione di contrapposizioni, ma un “gentlemen’s agreement” tra professionismo e base, club e calciatori, vertice e territori.

Gli elementi chiave del programma di Malagò:

FIGC come piattaforma di servizio: La Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale

Competitività internazionale: Gli obiettivi primari sono quelli di rendere più competitivo il calcio italiano sul piano internazionale, rafforzare la sostenibilità del sistema, avviare una politica nazionale sulle infrastrutture, ricostruire una filiera del talento italiano, dal settore giovanile con particolare attenzione al vincolo sportivo alla prima squadra

Serie B e Lega Pro protagoniste: Fare della Serie B “il principale laboratorio del talento italiano”, con stabilizzazione economica della Serie C per evitare crisi

Filiera del talento e minutaggio: Malagò individua nella difficoltà di trasformare il talento in minutaggio uno dei limiti strutturali del sistema, con solo il 2,3% di minuti giocati in Serie A dagli Under 21 italiani nella stagione 2023/24

Stadi e infrastrutture: La Federazione deve farsi promotrice di un piano nazionale per l’impiantistica calcistica, in coordinamento con Governo, Parlamento, Regioni, Comuni. Il ReportCalcio stima che i 31 progetti di nuovi stadi in programmazione o realizzazione possano generare 5,1 miliardi di investimenti, 6,1 miliardi di impatto aggiuntivo sul Pil e circa 80.000 nuovi posti di lavoro

Pirateria audiovisiva e betting: Ampio spazio viene dedicato alla lotta alla pirateria audiovisiva, tema ritenuto cruciale per la difesa del valore dei diritti TV, e al rapporto tra calcio e betting, con una riflessione sulla possibilità che una quota delle risorse generate dalle scommesse sportive possa tornare al sistema calcio

Governance più digitale: Una FIGC più digitale, orientata ai dati e ai servizi, con meno burocrazia per le società

Club Italia con manager: Possibilità che il responsabile del Club Italia non sia più il presidente federale ma dirigenti manager del mondo del calcio

Il verdetto atteso per il 22 giugno

Due candidati, due stili, due visioni del calcio italiano. Malagò parte in vantaggio, forte del 54% delle componenti che lo appoggiano ufficialmente, cioè Serie A, Serie B, Assocalciatori e Assoallenatori, mentre Abete parte dal 34% della “sua” Lega Nazionale Dilettanti.

Ma il calcio italiano non si decide solo sulla carta. Il 22 giugno, nell’aula di Roma, verrà deciso se la FIGC ha bisogno di un manager dello sport che sa dialogare con il professionismo, o di un riformatore che vuole limarne i troppi poteri. La campagna ha solo quaranta giorni. E questa volta, forse, il calcio italiano ascolterà i programmi, non solo i nomi o rimarremo nell'oblio in cui ci troviamo da piú di 10 anni.

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