Negli anni '70 il pivot finì nel mirino di Atlanta e New York Knicks. Il classe 1950 poi ha vinto tantissimo con Olimpia Milano, Varese e nazionale. Nell'ultimo ventennio tanti italiani protagonisti in America: da Bargnani al campione Belinelli.
Prima dei Belinelli e dei Gallinari c'era lui, il leggendario Dino Meneghin. Definito da molti esperti il miglior giocatore italiano di pallacanestro di sempre, il classe '50 è stato il primo cestista azzurro a finire nel mirino delle super-potenze della NBA. Dobbiamo tornare indietro fino al Draft del 1970, quando gli Atlanta Hawks scelsero all'undicesimo giro un giovane pivot italiano che nei due anni precedenti con Varese aveva conquistato due scudetti e una Coppa dei Campioni.
Quel centro dalle grandi speranze, sconosciuto ai più fuori dall'Europa, era proprio Meneghin senior, che però in NBA non è mai riuscito a debuttare. Il possente centro italiano, alto due metri e quattro centimetri, non ricevette mai alcuna comunicazione dai vertici della lega americana: un errore tutt'altro che insolito, se consideriamo non tanto la chiamata arrivata dopo numerosi giri (basti pensare che la futura All-Star Randy Smith fu la 205esima scelta totale in quella stagione) ma soprattutto l'assenza tra le new entry di giocatori europei, all'epoca decisamente sottovalutati.
Se quella "lettera" dall'America avesse raggiunto il Bel Paese, la storia poteva essere diversa, certo, ma in realtà la carriera di Meneghin è stata comunque straordinaria ed irripetibile. Per lui parlano i tanti trofei conquistati in quasi 30 anni sui parquet italiani e non solo. La lista è lunghissima: un Europeo con la nazionale italiana nel 1983, un argento alle Olimpiadi tre anni prima, la bellezza di sette Coppe dei Campioni (un record assoluto, cinque con la casacca di Varese e due con l'Olimpia Milano) e tre Coppe Intercontinentali. Senza dimenticare, poi, dodici scudetti e sei Coppe Italia.
Un vincente, un giocatore che con il suo strapotere fisico e le sue abilità realizzative (oltre 9000 i punti realizzati in carriera tra club e nazionale) avrebbe fatto comodo anche ai top team NBA. Non a caso negli anni '70 arrivò la chiamata dei New York Knicks: quella volta la comunicazione arrivò, ma a rifiutare fu lo stesso Dino, reduce da un brutto infortunio e voglioso di continuare a giocare in Nazionale (accettando l'offerta a stelle e strisce, Meneghin sarebbe diventato professionista e dunque non più eleggibile per la nazionale italiana, composta all'epoca dai soli "dilettanti" della Serie A). Una scelta di cuore, ripagata con l'oro agli Europei del 1983, quando l'Italia guidata da coach Sandro Gamba ebbe la meglio sulla Spagna del fuoriclasse Corbalan.
Dino Meneghin è stato solo il primo di una lunga lista di italiani che sono finiti nel mirino delle franchigie NBA. Dopo l'assenza totale di azzurri negli anni '80, nel decennio successivo incominciò a muoversi qualcosa con il passaggio di Stefano Rusconi ai Phoenix Suns e soprattutto quello di Vincenzo Esposito ai Toronto Raptors. Quest'ultimo è stato il primo italiano a siglare punti nel mitico campionato americano, ma la sua avventura non durò più di una stagione (30 presenze e 116 punti per lui).
La svolta dieci anni più tardi, precisamente nel 2006, con l'exploit di Andrea Bargnani, talento purissimo della Benetton Treviso che fu il primo europeo ad essere scelto al primo giro in assoluto. Iniziò così la sua avventura in NBA con i Toronto Raptors, con cui nella stagione 2010/2011 si impose con la mostruosa media di 21,4 punti a partita. Risale invece al 2007 lo sbarco in America di un talento assoluto come Marco Belinelli, l'unico italiano che ha vinto un campionato NBA, precisamente nella stagione 2013/14 con la casacca dei San Antonio Spurs. Per Belinelli, ottime annate con i New Orleans Hornets, i Sacramento Kings e i Philadelphia 76ers (con cui si impose come top scorer con una media di 13,6 nella regular season).
Danilo Gallinari è, invece, ancora protagonista in NBA. Per il classe '88 si tratta della 16esima stagione nel campionato statunitense: fermo almeno per due mesi per infortunio, il "Gallo" si appresta a vivere una nuova avventura con la casacca dei suoi amati Boston Celtics. Nel suo recente passato l'ottimo biennio con gli Atlanta Hawks, un 2018/19 da protagonista con i Los Angeles Clippers e la lunga militanza nei Denver Nuggets.
Avventure negli States decisamente più veloci per Lugi Datome (appena 37 presenze con i Detroit Pistons), Nicolò Melli (tutto sommato buono il suo anno e mezzo con i Pelicans) e per un Nico Mannion in realtà ancora in orbita Golden State Warriors. Per il futuro, invece, riflettori puntati sulle new entry Simone Fontecchio e sulla scelta n.1 Paolo Banchero, che gli appassionati non solo italiani sperano possano fare le fortune di Utah Jazz e Orlando Magic.