Lavori in corso, tra vincoli architettonici e burocrazia: l'Artemio Franchi di Firenze è un cantiere a cielo aperto, ma il progetto rimane ambizioso.
Un cantiere a cielo aperto, ma l'Artemio Franchi di Firenze rimane sempre e comunque un'opera d'arte. Solo dopo è un impianto sportivo. Non a caso, quello che sorge nel quartiere Campo di Marte è l'unico grande stadio italiano protetto come un monumento nazionale. Di conseguenza, le regole che proteggono questo impianto rendono ogni lavoro di rinnovamento una sfida difficile, ai limiti dell'impossibile.
Il momento è di quelli storici: nel 2026, anno del centenario della società viola, lo stadio sta affrontando una fase di restyling profonda, con tutti i limiti del caso. Sì, perché - nella pratica - si gioca dentro un cantiere, tra reti anticalcinacci, disagi vari e capienza dimezzata. A rendere tutto più difficile sono la burocrazia, i tanti limiti e anche una serie di fondi europei che potrebbero essere perduti per strada. La luce in fondo al tunnel, però, inizia a intravedersi.
Lo stadio Artemio Franchi si trova a Firenze, nel quartiere Campo di Marte, un'area a est del centro storico che è stata costruita su un ex aerodromo militare. Si trova in una zona molto abitata, dove la vita del quartiere cambia a ogni partita in casa della squadra viola.
Lo stadio nacque grazie all'iniziativa del marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, fondatore dell'AC Fiorentina. Il progetto fu realizzato dall'ingegnere Pier Luigi Nervi, che lavorò insieme a Gioacchino Mellucci.
La costruzione si svolse in due fasi distinte. Le tribune principali vennero realizzate tra il 1930 e il 1931. Le curve furono costruite tra il 1932 e il 1933. L'inaugurazione ufficiale, però, si tenne a metà di questi due momenti e precisamente il 13 settembre 1931, quindi senza le due curve: i viola giocarono un'amichevole contro gli austriaci dell'Admira Wien.
Nel corso della sua storia l'impianto ha cambiato denominazione tre volte: prima si chiamò Stadio Giovanni Berta, in epoca fascista; poi Stadio Comunale, nome adottato nel secondo dopoguerra; infine Stadio Artemio Franchi, nome ufficiale dagli anni Novanta, in onore del dirigente sportivo fiorentino (presidente della FIGC e della UEFA).
Riconosciuto in tutto il mondo come un manifesto del razionalismo e dell'impiego plastico del cemento armato, il Franchi si distingue per elementi strutturali d'avanguardia. Tra questi la pensilina della tribuna (uno sbalzo di 17 metri privo di sostegni intermedi), le scale elicoidali (eleganti strutture autoportanti all'esterno dell'impianto) e la celebre Torre di Maratona. Proprio questi ultimi due elementi sono protetti da vincolo di tutela monumentale della Soprintendenza dal 1989. Fattore, questo, che impedisce la demolizione e richiede soluzioni di restauro conservativo.
Ci sono anche particolarità, come la pianta a "D", asimmetrica, conseguenza del vincolo della pista d'atletica sul lato ovest. Un limite che è diventato una firma e che risponde alla domanda "perché il Franchi è storto?"
La capienza nominale dello stadio Artemio Franchi, prima dell'inizio dei recenti lavori, era di 43.147 spettatori, tutti con posti a sedere. Durante il piano di restyling in corso, la capienza disponibile è ridotta a 24.000 spettatori per consentire le operazioni di cantiere. Alla fine dei lavori, l'obiettivo è tornare almeno alla piena capienza.
L'Artemio Franchi ha fatto da cornice a grandi appuntamenti della storia del calcio come i Mondiali del 1934 (ha ospitato il quarto di finale di ripetizione tra Italia e Spagna, con vittoria degli azzurri per 1-0) e quelli del 1990 (è stato teatro di quattro gare del torneo). Negli anni ha ospitato 30 gare della nazionale italiana di calcio.
Il futuro dell'Artemio Franchi ruota attorno a un progetto di rinnovamento innovativo e complesso. Il piano include una nuova copertura completa sospesa che coprirà tutti i settori. Questa copertura proteggerà e metterà in risalto anche le strutture storiche in stile razionalista.
Le lavorazioni si svolgono a stadio aperto. Questo permette alla Fiorentina di giocare le partite in casa nell’impianto anche durante i lavori, con tutti i limiti e le noie del caso. Alla fine, però, la Fiorentina e il popolo viola avranno un impianto moderno: non a caso dovrebbe rientrare tra gli stadi principali candidati a ospitare le partite degli Europei di calcio del 2032.