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Calafiori parla in vista della finale di UEFA Champions League: “Avrò l’occasione di portare in alto la nostra bandiera e provare a vincere il trofeo”

É un Riccardo Calafiori a cuore aperto nell’intervista che precede di pochi giorni la finale di UEFA Champions League.

Riccardo Calafiori si presenta a qualche giorno dalla finale di UEFA Champions League con la naturalezza di chi sa di essere davanti a un’occasione irripetibile. A pochi giorni dall’appuntamento con la storia, Arsenal contro PSG, sabato 30 maggio alla Puskás Aréna di Budapest, il difensore italiano si confessa senza filtri.

Vincere la Premier era un sogno da bambino

«Vincere la Premier era uno dei miei sogni da bambino. Ed è stato incredibile, per come è andata la stagione. Il momento più bello è stato il fischio finale della partita fra Bournemouth e City. Siamo esplosi tutti: staff, calciatori. Eravamo insieme a gufare. Ci siamo sentiti più leggeri.»

Una finale così l’ho vista solo alla Playstation

Dopo il trionfo in Premier League, il difensore dell’Arsenal si prepara alla finale di Champions League contro il PSG con una confessione disarmante: «Partite così le ho giocate soltanto alla Playstation».  Parole che raccontano tutto lo stupore e la meraviglia di un ragazzo di 24 anni proiettato sul tetto d’Europa e vincente in un campionato fuori dalla sua comfort zone.

Porto la bandiera italiana, è una responsabilità

In un anno senza Mondiali per l’Italia, l’ennesimo, Calafiori è consapevole del peso simbolico di questa finale: «Avrò l’occasione di portare in alto la nostra bandiera e provare a vincere il trofeo». Un orgoglio azzurro che si intreccia con l’amarezza per la mancata qualificazione della Nazionale alla rassegna iridata.

Alla Roma tornerò, tifo sempre per loro

L’ex giocatore di Roma e Bologna non dimentica le sue radici e lancia un messaggio ai tifosi giallorossi: ammette di tifare sempre per loro e che un giorno tornerá.  «Sono molto contento del fatto che la Roma abbia dato tanta fiducia a Gasperini», aggiunge,  con quella nostalgia nei toni di chi sa che un giorno, il cerchio si chiuderà. «Certo. Ero piccolo, ho giocato pochissime partite. Mi piacerebbe tornare nella mia squadra del cuore».

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