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Premier League: meno passaggi, più duelli fisici. Ritorna il calcio inglese "vecchio stile"?

I dati evidenziano un ritorno al passato e un addio al gioco posizionale. Cosa è cambiato nella massima serie inglese?

La Premier League sta tornando alla sua essenza "tutta british", che prevede un gioco basato sui duelli fisici e sull'intensità? La risposta, a quanto pare, è più sì che no.

Fino a qualche anno fa, quando si pensava al campionato italiano, l'aggettivo predominante era "tattico". Per la Liga spagnola, era senza dubbio "tecnico". Per quello inglese, invece, era inevitabilmente "fisico". Poi, con il passare degli anni e l'avvento di Pep Guardiola, la Premier è cambiata radicalmente. Il calcio posizionale del tecnico catalano prima si è affermato nel suo Manchester City e poi ha influenzato gradualmente tutte le squadre. Quasi tutte le compagini inglesi, in particolare le big, ambivano a una costruzione dal basso ben definita, al dominio del gioco attraverso il possesso palla e alla creazione di spazi da attaccare mediante una lunga serie di movimenti con il pallone tra i piedi, mirati a sgretolare i meccanismi difensivi avversari.

Eppure, in questa stagione qualcosa sembra essere cambiato.

Premier League: si torna al vecchio "palla lunga e pedalare"

In questo avvio di Premier League, non è raro osservare squadre che affidano il pallone alto al proprio centravanti, con il compito di proteggere palla e far risalire velocemente la squadra. I difensori non disdegnano più la "spazzata" per allontanare il pericolo. Il tiro da fuori area sembra una soluzione più frequente, mentre le occasioni su calcio piazzato vengono sfruttate maggiormente. I duelli fisici sembrano essere aumentati, con una predilezione per la verticalizzazione piuttosto che per il passaggio arretrato. I portieri, infine, rinviano lungo con meno esitazioni.

Questo trend si riflette anche nelle scelte di mercato e nei giocatori che stanno emergendo. Pensiamo a Woltemade, con i suoi 198 cm, che ha rapidamente conquistato i tifosi del Newcastle a suon di gol di testa e sponde per i compagni. O a Sesko, che si sta inserendo gradualmente nello United, ricordando le punte "vecchio stile" della Premier League. Gyokeres, pur non avendo la pulizia tecnica di un raffinato "falso nueve", sembra funzionare alla perfezione con Arteta, perché sa fare egregiamente il mestiere del centravanti: segnare gol. Faticano invece a inserisi giocatori tecnici e associativi come Wirtz.

Persino Haaland, antitesi del gioco di Guardiola fino a qualche anno fa, è ora un finalizzatore imprescindibile per il Manchester City. La tendenza sembra essersi invertita definitivamente. Incuriosisce, inoltre, la scelta di Guardiola di rinunciare ai piedi educati di Ederson per la costruzione dal basso, preferendo le pragmatiche mani di Donnarumma per evitare rischi.

Premier League: si ritorna al "Kick and Rush" di Chapman?

Herbert Chapman, negli anni '30, cambiò per sempre la storia del calcio creando il sistema WM, una disposizione in campo che oggi potremmo definire un 3-2-2-3. Per la prima volta, venne introdotta la figura dello "stopper", incaricato di marcare il centravanti avversario. Il centromediano spesso si abbassava per aiutare in marcatura, raddoppiare e coprire eventuali errori difensivi. Si vide per la prima volta una difesa a quattro, e il pragmatismo difensivo invase la filosofia del calcio inglese. "L'importante è non prenderle" divenne il motto della maggior parte delle squadre, una filosofia che avrebbe caratterizzato a lungo la visione del calcio britannico.

Per cercare di segnare, il metodo prediletto era il "Kick and Rush" (calcia e corri): palla al centravanti, solitamente ben strutturato fisicamente, che faceva da sponda per le ali, veloci e abili nel corsa, con l'obiettivo di colpire la difesa avversaria impreparata.

Tornando al calcio odierno, sarebbe ovviamente esagerato affermare che la Premier League stia tornando agli anni '30. Tuttavia, non sarebbe affatto azzardato notare un evidente cambio di tendenza verso un'essenza calcistica più cinica, legata a un'identità tutta inglese che gli stessi tifosi reclamavano nostalgicamente da tempo.

Premier League: i dati che testimoniano il pragmatismo

Quanto finora esposto non è solo frutto di opinioni e sensazioni personali, ma è supportato da dati inequivocabili che inducono alla riflessione:

  • Rimesse laterali in area: Passano dal 6% al 27%.

  • Gol da palla inattiva: Si registrano 0,7 gol a partita, dato più alto dalla stagione 2010/2011.

  • Media passaggi a partita: È di 858, dato più basso dal 2010/2011.

  • Rinvio lungo dal fondo: È la soluzione preferita dai portieri nel 52% dei casi.

  • Gol di testa: Rappresentano quasi il 20% dei gol totali segnati, dato più alto dal 2000/2001.

  • Tempo effettivo di gioco: Diminuito da 58 a 55 minuti di media per partita.

  • Media gol: È di 2,6 per partita, dato più basso dalla stagione 2014/2015.

Ovviamente, questi dati si riferiscono alle prime 7 giornate di Premier League e non possono rappresentare un'intera stagione. Ma se, guardando le partite, avete avuto la sensazione di fare un tuffo nel calcio del passato, non avevate tutti i torti.

*Fonte dei dati: The Athletic.

*Articolo ispirato dal Tweet di Antonio Belloni

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