Cubarsí ti distrugge e, al tempo stesso, ti sorride. È un paradosso difficile da spiegare, ma è proprio questa dualità a rendere il centrale catalano unico al mondo.
Il 22 gennaio 2007, a Estanyol, nasce Pau Cubarsí. Parliamo di un paesino in provincia di Girona che conta meno di duecento anime. Un bar, un panificio e una falegnameria. Quella della sua famiglia. Quella in cui Pau è cresciuto guardando il papà lavorare il legno: colpendolo con forza per poi levigarlo con estrema delicatezza. A ben guardare, sembra quasi che il suo modo di interpretare il calcio tragga ispirazione proprio da quell'antico mestiere.
Diciannove anni più tardi, Cubarsí si ritrova a giocare un Mondiale da titolare, avvinghiandosi con inaudita ferocia ad avversari del calibro di Lukaku, Mbappé o Messi. I numeri parlano chiaro: la Spagna subisce un solo gol in otto partite e concede appena dieci tiri in porta in tutto il torneo. Unai Simón è stato senza dubbio spettacolare, ma davanti a sé ha potuto contare su un muro invalicabile, saldissimo nonostante i tredici anni di differenza tra i due centrali. Laporte e Cubarsí sono stati semplicemente perfetti, mettendo esperienza e freschezza al servizio dell'intera squadra. Anche se, a giudicare dalla maturità mostrata da Cubarsí e dalla straripante condizione fisica di Laporte, risulta quasi complicato stabilire chi abbia portato cosa.
Cubarsí si incolla all'attaccante, indipendentemente dal nome stampato sulla maglia che ha di fronte. Ti si attacca alla schiena, intervenendo sempre in modo pulito ma implacabile. È un fiato sul collo continuo, una pressione logorante, eseguita però in maniera talmente chirurgica e legale da non lasciare all'avversario nemmeno lo spazio per lamentarsi. Per lui, ogni arma è lecita pur di rubare il pallone: dalla marcatura a uomo asfissiante all'anticipo secco, dalla velocità in campo aperto al dominio nel gioco aereo all'interno dell'area di rigore. Il tutto, incredibilmente, accompagnato da una faccia da bravo ragazzo e da un sorriso perennemente stampato in volto.
Quando sei di spalle e subisci un trattamento del genere, ti aspetti di fare i conti con un difensore dall'aria truce, segnato da anni di battaglie. Poi ti giri, e ti ritrovi davanti un ragazzino sorridente dall'aria innocente. Forse è proprio questo paradosso a destabilizzare gli attaccanti. Interventi da difensore puro e piedi da centrocampista raffinato: lanci precisi pronti a tagliare il campo e squarciare le difese avversarie, tocchi lucidi e regolari in fase di impostazione.
Di ruolo fa il difensore, i piedi sono da regista, l'atteggiamento agonistico è quasi criminale e la faccia è quella di un bambino innocente. Pau Cubarsí, sei complicatissimo da decifrare. Ma sei una meraviglia da guardare.