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NBA: la leggenda dei Chicago Bulls negli anni '90

Sei titoli in otto anni: successi nel segno dell'immenso Michael Jordan e di coach Phil Jackson. L'epopea di una squadra che ha fatto al storia.

Pensi agli anni ‘90 targati NBA e il primo nome che viene in mente è senza paura di smentita quello dei leggendari Chicago Bulls. Una squadra incredibile in grado di conquistare sei titoli nell'arco di otto anni, per giunta gli unici della storia della franchigia. Un ciclo irripetibile nel segno di un fuoriclasse assoluto come Michael Jordan e di giocatori che adesso farebbero la differenza ovunque come Scottie Pippen e Dennis Rodman. A guidarli un guru della panchina come Phil Jackson, che dopo i due three-peat con i tori, riesce a conquistare altri cinque anelli con gli altrettanto leggendari Los Angeles Lakers di Kobe Bryant.

1990-1993: i primi tre anelli consecutivi

Stagione 1990-91, i Chicago Bulls sono una forza della natura. Dopo un buon triennio, nel segno della crescita costante di Jordan e di due sconfitte nelle finali di Conference contro Detroit, ecco la tanto attesa svolta. Prima la vendetta nell’atto finale del gruppo est, al cospetto proprio dei Pistons, poi l’incredibile trionfo nella finalissima contro i Lakers di Magic Johnson, un 4-1 senza attenuanti che sa tanto di passaggio di consegne dall'immenso Earving (playmaker fisico e tecnico che ha cambiato la storia di questo ruolo) e il leggendario Jordan (difensore fortissimo, cecchino implacabile). Chicago ovviamente non è solo il numero 23: al suo fianco uno Scottie Pippen in forma clamorosa, protagonista con una media di 17,8 punti a partita e con la migliore percentuale di tiri a canestro a segno (52 percento).

L'anno successivo le cose vanno addirittura meglio, come certifica una regular season conclusa con il record di 67 vittorie. Nella finalissima, successo per 4-2 contro Portland: da segnalare i leggendari 35 punti realizzati da Jordan nel primo tempo di gara-1.  Non sorprende, così, che la guardia tiratrice classe '63 conquisti per il secondo anno il premio MVP per la stagione regolare e per la fase play-off.

La stagione successiva altre soddisfazioni personali per Jordan, per la settima volta consecutiva miglior realizzatore NBA e anche MVP delle finali. Per lui anche il record in fatto di media punti delle Finals (addirittura 35,1). Nella finalissima successo per 4-2 contro i Phoenix Suns di Charles Barkley, con il tiro decisivo del comprimario John Paxson.

1993-1998: il ritiro di Jordan, due stagioni senza successi e il secondo three-peat

I Chicago Bulls sono una macchina perfetta, ma a guastare i piani di coach Phil Jackson c'è l'inaspettato ritiro di Michael Jordan, che si dà al baseball ma con risultati tutt’altro che entusiasmanti. Una stagione intera senza il suo leader, sale così in cattedra Pippen (media di 22 punti a partita): non basta, però, come dimostra l’eliminazione in semifinale di Conference contro i New York Knicks. La stagione successiva, a 17 mesi dal ritiro, Jordan torna sui suoi passi e indossa nuovamente la casacca dei Bulls: il primo anno è però ricco di difficoltà, con tanto di eliminazione ai play-off per mano degli Orlando Magic. 

Nelle successive tre stagioni, Jordan torna a essere dominante e la squadra è tra le più forte mai viste, con il volto nuovo Dennis Rodman (uno dei migliori rimbalzisti di sempre), la crescita esponenziale di Ron Harper (guardia tiratrice fenomenale) e del croato Toni Kukoc, senza dimenticare le triple del "sesto uomo" Steve Kerr. Il tutto sotto la guida esperta di Phil Jackson, che tatticamente propone il celebre attacco triangolo, all'insegna delle continue rotazioni in attacco e nel resto del campo, riservando il tiro alle guardie (da qui il ruolo centrale di Jordan). La vittoria in finale contro i Seattle Supersonics appare quasi scontata, come lo sono l'MVP per Michael Jordan e la sfilza di premi individuali degli altri elementi della rosa. Siamo al primo atto del secondo three-peat: nell'annata successiva il capolavoro dell'ultimo Jordan, con i 38 punti realizzati in gara-5 della finalissima contro gli Utah Jazz, questo nonostante il giorno prima fosse stato vittima di un'intossicazione alimentare. A chiudere il cerchio l'incredibile shot in sospensione a cinque secondi dal termine (con tanto di palla rubata ad un certo Karl Malone) che regala la finals ai Bulls anche nella stagione 1997-98, ancora contro gli Utah Jazz. Questa ultima grande impresa è stata raccontata all'interno del documentario “The Last Dance”.

Chicago Bulls, lo smantellamento e la fine di un’era

Conquistato il sesto titolo in otto stagioni, la dirigenza dei Bulls riesce nell’incredibile “impresa” di smantellare una macchina perfetta. Nel nome del cambio generazionale, al netto del secondo ritiro di Michael Jordan, vengono ceduti tutti i big Ron Harper e Toni Kukoc, in cambio delle prime scelte al draft. Via anche il mago Phil Jackson, che di lì a poco vivrà una vera e propria epopea con i Lakers. Scelte, queste, che non pagano: nella stagione 98-99 i Bulls vincono solo 13 gare delle 50 totali della regular season, segnando la fine di un'era.

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