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Michael Carrick: una straordinaria normalità

Ecco come il Manchester United è rinato grazie alla straordinaria normalità di Michael Carrick.

Michael Carrick è stato uno dei giocatori più sottovalutati della sua generazione. Non ha mai goduto del marketing che spesso beneficia i calciatori dalla personalità estroversa e incandescente al di fuori del campo. Spesso sottovalutato da stampa e tifosi, è stato invece esaltato dagli allenatori. Sir Alex Ferguson lo ha sempre descritto come un giocatore fondamentale per i Red Devils, sottolineando come la sua varietà di passaggi e il suo senso della posizione abbiano permesso al Manchester United di vincere molte partite.

Il numero 16 dei Red Devils è sempre stato un giocatore pacato, sia dentro che fuori dal campo. Questa tranquillità la trasmetteva in campo, emanando sicurezza nei confronti dei compagni, che si sentivano a loro agio e protetti accanto a lui. A confermarlo è stato Paul Scholes, non certo un nome sconosciuto dalle parti di Old Trafford.

La carriera di Carrick da allenatore

Carrick inizia la sua carriera in panchina nello staff di José Mourinho, per poi rimanere dietro le quinte nell’organico direttivo dello United senza mai alzare la voce. Quando viene chiamato come traghettatore, risponde presente e con buoni risultati, ma non viene mai considerato un vero e proprio allenatore di peso.

Dopo anni lontano dai riflettori, decide di mettersi in proprio e accetta la proposta del Middlesbrough. Porta i biancorossi ai playoff di Championship, ma viene eliminato in semifinale dal Coventry. L’anno successivo verrà esonerato. Carrick rimane fuori dal Manchester United, ma è sempre molto vicino al club, soprattutto per seguire la primavera nella quale gioca suo figlio.

L’esuberanza di Amorim e la normalità di Carrick

Nel frattempo, lo United decide di affidarsi a Ruben Amorim, viste le sorprendenti prestazioni ottenute con lo Sporting Lisbona. Il club vuole intraprendere un ciclo vincente e, sotto la guida del portoghese, spende oltre mezzo miliardo di sterline per cercare di consegnare una rosa il più competitiva possibile. Tuttavia, le cose non vanno bene sin dall’inizio. L’allenatore è fissato con le sue idee e la sua “filosofia”. Contestare il suo amato 3-4-3 è considerato un’eresia, e cambiare a stagione in corso, secondo il tecnico, sarebbe un passo indietro impensabile che gli farebbe perdere autorità e rispetto da parte dello spogliatoio. Amorim continua imperterrito nel suo credo, entrando in conflitti con i giocatori, che lo sopportano sempre meno. Si sentono asfissiati sul piano personale e ingabbiati in un sistema tattico che sembra non beneficiare nessuno, se non le idee dell’allenatore.

A gennaio, la dirigenza del Manchester United, stanca dei risultati non in linea con le aspettative, opta per la decisione più dura: l’esonero. A quel punto si valutano varie opzioni, ma a spuntarla è proprio Carrick. Serve una figura in grado di ripristinare il DNA dei Red Devils, qualcuno che possa riportare il club a sognare di nuovo. E chi meglio di Carrick, che ha giocato 464 partite con i biancorossi?

La straordinaria normalità di Carrick

Carrick prende in mano la squadra e cambia immediatamente il sistema di gioco, passando dal rigido e schematico 3-4-3 di Amorim al più fluido 4-2-3-1. Spesso la squadra si sposta in un 4-4-2 o 4-2-2, con Bruno Fernandes che si posiziona in linea con l’attaccante centrale (Mbeumo o Sesko). A quel punto, Bruno taglia in mezzo al campo, costringendo il centrale avversario a una scelta: seguirlo o lasciarlo libero. Fernandes era una delle poche note positive sotto Amorim e in questa stagione è vicino al record di assist in Premier League detenuto da Henry e De Bruyne. Con Carrick, sembra aver fatto il salto di qualità. Quando il portoghese si abbassa, se non viene seguito dal centrale, è libero di inventare nella sua zona preferita del campo. Se invece viene seguito, si libera uno spazio pericoloso che può essere attaccato dall’ala sinistra (Dorgu o Cunha).

Un altro importante cambiamento implementato da Carrick è la centralità di Kobbie Mainoo. Messo ai margini da Amorim, Carrick gli ha immediatamente riconsegnato le chiavi del centrocampo dei Red Devils. Mainoo si trova a suo agio e permette alla squadra di respirare, dettando i tempi con passaggi semplici e precisi. Sembra banale, ma Carrick, semplicemente facendo giocare i calciatori nelle loro posizioni naturali, ha riportato serenità e voglia di divertirsi.

In fase difensiva, il tecnico inglese non ricerca un pressing ossessivo che sfianca i giocatori di qualità, ma si posiziona con un baricentro basso, in attesa che l’avversario si scopra per poi ripartire e sfruttare la velocità e la qualità dei propri giocatori offensivi.

Oltre agli accorgimenti tattici, il merito di Carrick è quello di far sentire i giocatori protagonisti, affidando loro libertà di scelta. In casa United sono tornati i dribbling, i movimenti istintivi e la libertà di osare, che tanto era mancata sotto la gestione di Amorim.

Un elemento da non sottovalutare è la mistica dei Red Devils. Può sembrare banale, ma squadre con storie leggendarie vivono anche di questo, e questa mistica si attiva solo quando i giocatori sono liberi di essere se stessi, immersi in un ambiente storico dal fascino ineguagliabile.

I numeri di Michael Carrick sulla panchina del Manchester United

Attualmente, la squadra è terza a pari merito con l’Aston Villa, in piena corsa per la qualificazione alla prossima UEFA Champions League, un traguardo che sembrava impensabile fino a poche settimane fa. Carrick ha iniziato la sua avventura in una delle partite più difficili: il derby. Il Manchester United non solo ha vinto 2-0 contro una delle squadre più organizzate al mondo, ma lo ha fatto creando occasioni, con coraggio e divertendosi. La vittoria contro l’Arsenal della settimana successiva è arrivata in maniera più tesa e rocambolesca, dimostrando la varietà di soluzioni a disposizione del tecnico. Poi sono arrivate le vittorie contro Fulham e Tottenham, e dopo il pareggio contro il West Ham, sono seguiti i successi contro Everton e Crystal Palace. I conti sono presto fatti: 7 partite, 6 vittorie, un pareggio e 19 punti in classifica. Numeri da titolo, riportati da un allenatore straordinariamente normale.

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