Dimitri Payet: benedetto dal talento, maledetto dalla sfortuna
“Se non mi vendete, mi romperò entrambi i crociati da solo.” Con questa frase, Payet si presentò ai dirigenti del West Ham, mentre ostacolavano il suo ritorno al Marsiglia. Una dichiarazione che incarna perfettamente la determinazione e la follia di un genio che ha sempre mostrato il suo talento a intermittenza.
Payet è stata una delle ultime bandiere di un calcio libero dagli schemi, un giocatore che ha sempre cercato di evadere dalle gabbie tattiche imposte dal calcio moderno, grazie a un talento straordinario e a una follia tipica dei geni ribelli. Quando si analizzano giocatori come lui, la domanda è sempre la stessa: “Chissà cosa sarebbe diventato se avesse avuto la testa a posto?” Tuttavia, è probabile che se Payet non avesse avuto una mente così fuori dagli schemi, non sarebbe stato se stesso. L'analisi di tali giocatori richiede un compromesso: meno disciplina a favore di un talento straordinario. Certo, si potrebbe dire che avrebbero potuto fare di più, ma senza quell'estro ribelle, forse non ci avrebbero deliziato con la loro tecnica.
Nato nell'isola di Réunion, che politicamente fa parte della Francia ma geograficamente si trova nel bel mezzo dell'Oceano Indiano, Payet cresce in un ambiente atipico dove il calcio non è per tutti. Il suo talento spicca tra le fila dell'AS Excelsior, e il Le Havre decide di dargli un'opportunità. Così, il giovane isolano prepara le valigie e si dirige in Francia. Tuttavia, nella madrepatria, il suo talento non brilla come dovrebbe, e i dirigenti della squadra gli dicono: “Non hai il livello per giocare in Ligue 2.” Questa notizia lo rattrista profondamente, e decide di tornare nella sua isola. Per mantenere viva la passione per il calcio, inizia a lavorare in un negozio di abbigliamento. Ma il suo modo di muoversi è fuori dal comune, e conduce l'Excelsior alla vittoria della Coupe de la Réunion con 12 gol in 18 partite, a soli 17 anni. Purtroppo, questo sarà il suo unico trofeo nella carriera professionale.
Il Nantes invia uno scout sull'isola e decide di puntare su di lui, ma Dimitri non è affatto convinto di partire. L'esperienza con il Le Havre lo ha traumatizzato, e la paura di affrontare un nuovo trasloco, lontano da amici e parenti, è troppo grande. Tuttavia, lo zio e il padre credono in lui e lo convincono a partire.
Con il Nantes, iniziano a emergere le qualità di un giocatore atipico, e due stagioni dopo il Saint-Étienne decide di puntare su di lui. Il calore di una delle squadre più tifate di Francia lo fa brillare, e in 129 presenze segna 19 gol. Il suo ruolo è ancora indefinito, oscillando tra centrocampo e attacco, ma non è ancora completamente formato come calciatore. Il Lille decide di investire su di lui, e dopo due stagioni, finalmente approda nel club della sua vita: il Marsiglia. In due stagioni, vince il premio come miglior giocatore della Ligue 1 e attira l'interesse della Premier League. Il West Ham investe su di lui, e a Londra incanta con dribbling straordinari e punizioni che sfidano le leggi della fisica, come quella iconica contro il Crystal Palace. Raggiunta la maturità calcistica, l'amore per l'OM è troppo forte, così come il desiderio di tornare. Tuttavia, il West Ham non vuole privarsi del suo miglior giocatore e ostacola la trattativa, sparando un prezzo fuori portata per le casse dei biancocelesti. Ecco allora che Payet interviene personalmente con la sua iconica frase: “Se non mi vendete, mi romperò entrambi i crociati da solo.”
Torna al Velodrome e incanta i suoi tifosi per cinque stagioni, tra cui quella tristissima del 2018.
Payet è indiscutibilmente la stella della squadra e conduce il Marsiglia nella finale di Europa League che si gioca a Lione. Decine di migliaia di tifosi del Marsiglia invadono le strade della città, pronti a festeggiare l'opportunità di aggiungere un trofeo in bacheca dopo la storica UEFA Champions League del 1993. Davanti a loro c'è l'Atletico Madrid di Simeone.
La finale è tesa, ma a un certo punto Payet si infortuna. Subito si rende conto della gravità della situazione. Il ragazzo che vendeva vestiti sull'isola era pronto a coronare il suo sogno con la squadra del cuore, ma il destino, beffardo, ha deciso diversamente. I colchoneros solleveranno la coppa in Francia, e quella serata non solo lascerà a “Dimi” l'amarezza di non aver vinto, ma quell'infortunio lo escluderà anche dalla spedizione mondiale in Russia, dove la Francia solleverà il trofeo.
Payet avrebbe potuto concludere la sua carriera in un posto tranquillo, come gli USA o l'Arabia Saudita, guadagnando profumatamente e senza lo stress competitivo che lo ha accompagnato per anni. Ma l'amore per il calcio e per le persone meno fortunate, come era lui da piccolo, lo spingono a scegliere il Vasco da Gama, la squadra proletaria di Rio de Janeiro. Il Vasco lotta per non retrocedere, e la classe e la grinta di Dimitri lo salvano. Ieri, Payet ha annunciato il suo ritiro, lasciando a tutti gli appassionati di calcio la consapevolezza di aver perso uno dei pochi giocatori di talento puro in circolazione. La sensazione rimane agrodolce, oscillando tra il rimpianto di non aver visto il suo talento esprimersi fino in fondo e la gratitudine per un genio che, a modo suo, ci ha fatto divertire.