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Gian Piero Gasperini - Roma
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Perché la Roma si fa rimontare?

Avanti di due gol, poi il crollo a Old Trafford: dove si è smarrita la Roma? Tutti i segreti di una sconfitta tra limiti tattici, assenze e rosa corta.

La Roma entra in campo a Old Trafford con la consapevolezza di chi sa di potersi giocarsi le proprie carte. Le marcature a uomo a tutto campo funzionano: lo United concede troppo. I giallorossi ne approfitano, anche se forse troppo poco. Nella prima frazione riesce tutto. Soulè si esalta a tutto campo, Malen si muove sapientemente tra le linee stressando continuamente la difesa di Carrick, che va in tilt. Rodrigo Mora sfoggia il suo immenso talento e lo abbina alle indicazioni di Gasperini. Il portoghese è l’ago della bilancia che sposta la partita a favore della Roma. L’ex Porto galleggia tra la linea laterale e la trequarti, offrendo un punto di riferimento sicuro in fase di costruzione. Tiene il pallone, lo congela, aspetta che i compagni salgano e poi scarica per riproporsi, rifinendo con precisione e astuzia. Il gol di Soulé arriva da un suo lancio millimetrico e propizia anche l’azione del rigore.

I Red Devils provano continuamente un pressing disorganizzato che manda la squadra fuori giri. La Roma, tuttavia, segna solamente due gol in diciassette minuti. Nei restanti ventotto minuti della prima frazione non riesce ad affondare il colpo, pur avendo l'occasione di mettere a segno almeno un altro sigillo. Finisce il primo tempo e lo United si compatta, buttandola sull’emotività, mentre Gasperini, temendo di perdere i duelli individuali, inserisce Pisilli al posto di Mora. Il tecnico di Grugliasco vuole più corsa e intende pareggiare con l’atletismo del numero 61 la condizione fisica degli inglesi. La Roma, però, si smarrisce e dimostra una scarsa propensione al sacrificio. Non è la prima volta in stagione: dopo un primo tempo da urlo contro l’Inter, la squadra ha perso corsa e freschezza, concedendo due reti che hanno permesso ai nerazzurri di uscire indenni dall’Olimpico; contro il Real Madrid sono saltati tutti i riferimenti e i Blancos hanno firmato la rimonta.

A Old Trafford succede la stessa cosa. Sembra quasi che la Roma non riesca a sviluppare un piano di gara alternativo rispetto a quello iniziale. Non avere un piano B può funzionare contro squadre di minor prestigio, anche se determinati cali di tensione si pagano comunque, seppure a minor prezzo (Cagliari e Udinese ne sono l'esempio). Quando si gioca la UEFA Champions League, però, le cose cambiano: l’intensità e la qualità dei giocatori sono nettamente superiori e le partite durano novantacinque minuti. La Roma deve imparare a rifiatare con il pallone tra i piedi o, in alternativa, a gestire gli avversari senza concedere spazi. L'abilità di rallentare e gestire al momento non sono tra le corde della Roma. Questo però risulta fondamentale per una grande squadra.

La questione arbitrale

Al di là delle gravi responsabilità della Roma, che ha abbassato troppo il ritmo, rinunciato a giocare e commesso leggerezze difensive dettate dalla stanchezza (come quella decisiva di Balerdi), bisogna ammettere che la prestazione dell’arbitro ha influito non poco sull’andamento della gara. Il rigore assegnato a Cunha è alquanto dubbio e non esiste un’immagine che possa dimostrare un tocco di Mancini; la sensazione è che il brasiliano inciampi da solo, rendendo inspiegabile la mancata revisione al VAR. Grottesca anche la decisione di consentire a Bruno Fernandes di ribattere il rigore.

La Roma ha accusato pesantemente il colpo psicologico e da quel momento in poi sono arrivate occasioni clamorose per i Red Devils, come il doppio palo di Mbeumo e il colpo di testa a pochi passi dalla linea di porta di Maguire, sventato da Wesley in extremis. Sotto questo aspetto la Roma deve assolutamente migliorare. Gli errori arbitrali possono capitare, così come un exploit tecnico o fisico degli avversari. Gli imprevisti fanno parte del calcio e vanno gestiti.

Gli alibi di Gasperini

È impossibile negare il grande lavoro svolto da Gasperini da quando è arrivato a Roma. Tantissimi giocatori sono migliorati sensibilmente e la squadra scende in campo con un’idea di calcio ben definita. La condizione atletica è ottimale, ma bisogna ammettere che la rosa risulta numericamente e qualitativamente limitata in reparti chiave. Affrontare partite di questo calibro senza il miglior portiere della Serie A (Svilar), il centrocampista titolare della Nazionale francese (Koné) e il punto di riferimento tecnico e carismatico dell’attacco (Dybala) non è semplice.

La coperta è corta ed è evidente che, se la Roma vuole sognare in grande, servirà intervenire in maniera sostanziale sul mercato di gennaio, non essendo attualmente strutturata per reggere l'urto in determinati palcoscenici. Il lavoro svolto sino a adesso resta comunque encombiabile, e la squadra ha ancora tutte le carte in regola per qualificarsi ai playoff della UEFA Champions League e rimanere attaccata ai posti di vertice in Serie A.

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