Un Gennaro Gattuso emozionato in conferenza stampa, ma anche molto concentrato sul lavoro da fare. Le sue dichiarazioni sulla nazionale e tanto altro.
Il giorno dell’esordio del nuovo CT Gennaro Gattuso è finalmente arrivato, e oltre alla tantissima attesa per l’esito dell’incontro, c’è tanta curiosità di vedere una nuova Italia. Il momento è cruciale per la Nazionale italiana; la qualificazione ai Mondiali 2026 passa da ogni partita ed anche ogni gol diventa fondamentale quando alla fine si tireranno le somme.
Il neo CT questo lo sa bene, e proprio in conferenza stampa ha parlato sia delle emozioni per l’esordio, ma anche di responsabilità:
Non ho tempo di emozionarmi perché ci sono tante pressioni. Forse un po' di emozione arriverà al fischio dell'arbitro, ma sono molto concentrato su quello che dobbiamo fare: è un compito difficilissimo, ma ce la metteremo tutta
Non solo emozioni e responsabilità; non sono mancate le classiche domande su aspetti tattici e i moduli preferiti dal CT, che ha preferito spostare l’attenzione sul gruppo, sulla mentalità e sulla voglia di lottare insieme da vera squadra:
Parliamo sempre di senso di appartenenza, parliamo di essere squadra. Tecnica, tattica... Ma la nostra storia dice che il collettivo e la voglia di lottare insieme, da squadra, fanno parte del nostro DNA. Ho trovato ragazzi molto carichi e ho visto tante cose positive: penso che siamo sulla strada giusta
Mentalità, coesione e senso di appartenenza: è questo quello che chiede Gattuso alla sua Nazionale, per la quale vuole giocatori ‘carichi’ e pronti a dare tutto sul campo in partite così importanti. Per questo motivo ha spiegato che Chiesa non è stato convocato nonostante ci fosse l’intenzione:
C'era la volontà di convocarlo, ma il ragazzo non era sicuro al cento per cento. Me l'ha fatto capire. Per le competizioni ufficiali serve gente carica e pronta
Qualche parola poi sulla situazione del calcio italiano, dei nostri talenti e sul perché ce ne siano così pochi. Parole che fanno da eco ad un nostro articolo sul famoso ‘Dossier di Roberto Baggio’, che parlava appunto della mancanza di strutture adatte alla crescita dei giovani calciatori e di una possibile riforma mai arrivata:
Non so quanti oratori abbiano chiuso e quanti ragazzi ormai non giochino più per strada, come accadeva 20 o 40 anni fa. I genitori non si sentono sicuri, le occasioni per giocare sono sempre meno e un bambino oggi, in una settimana, passa in campo appena 7-8 ore. Mancano strutture adeguate come in altri Paesi e servono 5-600 euro all’anno solo per i kit. I talenti non ci mancano, i giocatori di qualità ci sono: il problema è che si gioca pochissimo, davvero troppo poco
Parole importanti, forti, che ci dovrebbero far riflettere sul perché i talenti italiani, una volta, non fossero così rari come al giorno d’oggi. Adesso è tempo però di concentrarsi su Italia-Estonia; c’è una qualificazione ai Mondiali 2026 da andarsi a prendere.