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Moto GP story: da Rossi al dominio spagnolo fino a Bagnaia

L'asso di Tavullia protagonista della nuova era del Motomondiale, prima di lasciare spazio al duo iberico Lorenzo-Marquez. Ma 'Pecco' e la Ducati hanno riportato l'Italia al top.

Quella alle porte è la stagione numero 22 griffata Moto GP, che nel 2002 prese il posto della Classe 500. E sarà rivoluzione totale, ancor più di quella attuata più di quattro lustri fa. Due le novità più eclatanti volute dalla Dorna per ridare slancio alle due ruote e che segnano un taglio netto rispetto al passato: l'introduzione della Sprint Race, che, a differenza della Formula 1, sarà presente in tutti i Gran Premi e il calendario più lungo di sempre con l'aggiunta delle gare in India e Kazakistan. 

Con la nuova formula della Sprint Race, di fatto il numero delle corse passa da 21 a 42. Si scaldano i motori in vista del weekend in Portogallo sul circuito di Portimao, primo appuntamento del Motomondiale, nel frattempo ripercorriamo la storia della Moto GP. Dal primo trionfo del 2002 di Valentino Rossi all'ultimo della scorsa stagione di Francesco Bagnaia. Dall'Italia all'Italia, insomma. Passando, però, attraverso un dominio spagnolo che, per diversi anni, ha offuscato il talento tricolore.

Nel segno di Vale

Il Dottore è stato l'assoluto protagonista della nuova era Moto GP. Quattro successi di fila, due in sella alla Honda e altrettanti con la Yamaha, per l'asso di Tavullia. Fenomeno. Leggenda. Si diceva fosse facile vincere con la Honda. Beh, per zittire gli scettici, nel 2004 Vale riesce a ripetersi anche con la casa dei tre diapason, che non saliva sul tetto del mondo da 12 anni. Altro che salto nel buio. Rossi si lascia Gibernau e l'eterno rivale Max Biaggi alle spalle, mettendo le mani sull'ennesimo titolo di una carriera sempre più stellare.

Nel 2006 la Honda torna al top con l'americano Nicky Hayden, prima del successo di Casey Stoner nel 2007. Un trionfo, quello dell'australiano, particolarmente significativo, anzi storico, perché avvenuto in sella alla Ducati. Stoner riporta il titolo in Australia dopo l'ultima vittoria di Mick Doohan con le 500cc datata 1998. 

Ma soprattutto consente all'Italia e a Borgo Panigale di aggiudicarsi un Mondiale che mancava da 34 anni, quando a finire davanti a tutti fu la MV Agusta di Phil Read. Poi, però, a riprendersi la scena è di nuovo Valentino Rossi con altri due titoli di fila. Quella del 2009 sarà la sua ultima corona iridata per un totale di nove mondiali vinti.

Il dominio spagnolo

Il decimo sigillo, tanto agognato, non arriva per via dell'inizio di un nuovo dominio, quello spagnolo. Jorge Lorenzo (due titoli), ma specialmente l'astro nascente Marc Marquez non hanno rivali. Inutile ogni tentativo di Rossi: i due iberici lasciano soltanto le briciole ai loro rivali. In particolare, Marquez dimostra di essere un vero e proprio cannibale. Come nel 2014, quando alla sua seconda annata in top class, vince 13 gran premi, di cui dieci di fila. Sei i Mondiali conquistati dal classe 1993 di Cervera in sella alla Honda, un'ascesa interrotta solo da problemi fisici che hanno aperto nuovi e inattesi scenari. 

Veniamo, dunque, al passato recente. Il post Marquez vede trionfare a sorpresa il connazionale Joan Mir, che, nel 2020, riporta la Suzuki in cima al mondo 20 anni dopo il successo di Kenny Roberts Jr. La particolarità è che fa sua la corona iridata salendo sul gradino più alto del podio solamente una volta. La stagione successiva tocca a Fabio Quartararo (Yamaha), primo francese a prevalere in top class. 

Infine, lo strepitoso successo in rimonta del 2022 di Francesco Bagnaia, che, con la sua Ducati, beffa proprio Quartararo. L'impresa di 'Pecco' è di quelle epiche. Perché l'unico italiano a vincere un Mondiale su moto italiana era stato Giacomo Agostini addirittura tra la fine degli Anni 60 e gli inizi degli Anni 70.

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