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Mondiali 2026, Raúl Jiménez: una questione di testa

La storia di Raúl Jiménez: dalla frattura del cranio al gol al Mondiale

Raúl Jiménez ha segnato di testa e, per un istante, lo stadio Azteca si è fermato. Poi è esploso. E lui, con gli occhi pieni di lacrime, ha guardato il cielo. Non era solo la gioia per un gol con la maglia del Messico. Era molto di più. Era il finale di una storia lunga sei anni, fatta di paura, dolore, coraggio e amore

L'ncidente

Tutto inizia nel 2020, in piena pandemia. Gli stadi sono vuoti, il silenzio è irreale e il calcio continua a giocarsi in un’atmosfera surreale. In una partita tra Arsenal e Wolverhampton, Raúl Jiménez e David Luiz si alzano per contendersi un pallone. Poi lo scontro. Violento, tremendo, impossibile da dimenticare. David Luiz se la cava con una benda. Raúl, invece, resta a terra. Non riesce ad alzarsi. I medici intervengono subito, cercano di aiutarlo per lunghi minuti, ma alla fine è costretto a lasciare il campo. Pochi istanti dopo arriva la diagnosi che cambia tutto: frattura del cranio.

Per Raúl comincia un percorso durissimo, fatto di paura e incertezza. Si sottopone a un intervento delicatissimo e, dopo 200 giorni, riesce finalmente a tornare in campo. Ma tornare a giocare non significa tornare davvero libero. La paura di colpire di testa resta lì, nascosta in fondo alla mente, più forte di qualsiasi parola di conforto.

L'importanza del padre

In quei momenti così fragili, accanto a lui c’era sempre una presenza silenziosa ma immensa: suo padre. Raúl senior era un uomo essenziale, di poche parole, ma capace di farsi sentire nel modo più profondo. Non parlava molto, ma sapeva esserci sempre. Sapeva quando incoraggiare, quando aspettare, quando credere per due, al posto del figlio. E lungo tutto quel cammino non ha mai dubitato di lui.

Raúl, passo dopo passo, ha ritrovato fiducia. Ha ricominciato a saltare, a giocare, a credere di nuovo in sé stesso. Fino a tornare completamente sé stesso, anche nei colpi di testa. E in quel recupero così difficile, gli insegnamenti e la vicinanza del padre hanno avuto un ruolo decisivo.

La gioia del gol

Poi c’era un sogno, forse il più grande di tutti: vivere insieme al papà il Mondiale giocato in casa. Ma il destino, ancora una volta, aveva altri piani. Raúl senior è morto a marzo, lasciando un vuoto enorme nella vita del calciatore e della sua famiglia.

E così, quando il Messico aveva bisogno di un gol per chiudere la partita contro il Sudafrica, è successo qualcosa che sembrava scritto da un regista invisibile. Raúl Jiménez ha trovato il 2-0 proprio di testa. Di quella testa che aveva rischiato di spezzarsi, che aveva fatto paura, che per anni era stata il simbolo della sofferenza. E in quell’istante, dentro lo stadio Azteca, è sembrato che ci fosse anche lui: suo padre.

Raúl si è commosso, è scoppiato in lacrime e ha puntato le mani verso il cielo, dedicando quel gol a chi gli aveva insegnato a non arrendersi mai. Perché quel gol non è stato soltanto segnato di testa. È stato segnato con il cuore.

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