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La vita si scandisce ogni quattro anni

Ogni quattro anni il Mondiale torna a ricordarci chi eravamo, chi siamo diventati e chi stiamo ancora cercando di essere. Tra un gol e un ricordo, tra un volto che se ne va e uno che arriva, il tempo si misura in emozioni: la vita, in fondo, accade proprio lì, tra un Mondiale e l’altro.

Passano gli anni, le mode, i lavori, cambiano le case dove vivi, gli amori al tuo fianco, ma c’è una cosa che torna sempre: il Mondiale. Ogni quattro anni, periodicamente, ti ritrovi a fare i conti con il passato e a chiederti chi eri quattro anni fa. O otto o sedici. C’è chi era studente e ora è impiegato, c’è chi era fidanzato e ora è sposato, chi adesso è divorziato, chi si appresta a vedere il primo Mondiale da papà e chi lo vedrà per la prima volta senza un parente caro che se n’è andato. Il Mondiale, seppur diverso, torna puntuale. L’unico fattore che non cambia mai, e allo stesso tempo è sempre diverso, sei tu.

E allora poco importa che la tua nazionale sia sul tetto del mondo o non si sia qualificata per la terza volta di fila. Tu, da qualche parte, sarai lì pronto a innamorarti di un gol di mano di Maradona, a piangere per un rigore di Baggio, emozionarti per uno di Grosso, stroppicciarti gli occhi per un gol di James Rodríguez e chiederti se questo giovane Mbappé possa mantenere le aspettative. Ti ritrovi con la nostalgia che ti assale perché è l’ultimo Mondiale di Messi, di Ronaldo, di Modrić, di Neymar e allo stesso tempo ti senti vecchio perché è il primo di Yamal, di Olise, di Endrick e di Nico Paz.

Il Mondiale è il punto di riferimento per vedersi con gli amici di sempre e magari rincontrare quelli che si vedono solo in occasione dell’Europeo o del Mondiale. Parlare al bar con il signore che dice di “stare attenti al Belgio” per l’ennesima volta e con quello che teme la terza vittoria della Francia “perché è senza dubbi la più forte”.

Il Mondiale è la sedia di plastica fuori dal bar con un calippo in mano e una partita del girone che ti fa compagnia quando fa troppo caldo per poter dormire e le pale del ventilatore non aiutano più di tanto.

Il Mondiale, ogni quattro anni, si ripresenta come la pagina alla quale hai fatto l’orecchia a un libro per ricordarti a che punto della lettura fossi rimasto. Ti aspetta lì, puntuale, per permetterti di capire chi eri, chi sei e chi vuoi diventare.

E allora forse non c’è troppa differenza tra un gol in volo di testa di Van Persie e la professoressa di matematica del liceo che odiavi tanto. Non sono poi così diversi Zidane nel 1998 e Iniesta nel 2010, con il signore che ti vendeva le figurine all’edicola di fronte a scuola o il pediatra che ti misurava con il metro per vedere quanti fossi cresciuto. Tutti questi attimi e queste persone ti hanno aiutato a crescere.

E allora si può dire che la vita è quella cosa che succede tra un Mondiale e l’altro e va vissuta ogni giorno. Ma si scandisce ogni quattro anni.

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