La Lazio di Gattuso sorprende tutti: 9 punti in 3 partite. Grazie a un mercato intelligente e al cambio di mentalità dopo il ko col Mantova, i biancocelesti sognano l'Europa.
Nove punti in tre partite. Un avvio fulminante che ha tutto il sapore dell'impresa. Nella sua storia ultracentenaria, la società biancoceleste aveva centrato un simile filotto iniziale soltanto in due occasioni. In pochi mesi, Gennaro Gattuso e, a sorpresa, Claudio Lotito hanno saputo stravolgere il volto e l'anima di questa squadra. Analizziamo le chiavi di questa inaspettata rinascita.
Dopo la sessione invernale, segnata dagli addii pesanti di pedine come Castellanos e Guendouzi, la piazza laziale era insorta. I tentativi estivi del patron Lotito di ricucire lo strappo attraverso lettere aperte alla tifoseria si sono scontrati con un muro di fermezza: la contestazione non si sarebbe fermata.
Preso atto della situazione, la dirigenza ha optato per una scelta di rottura, affidando la panchina a un condottiero dal carisma indiscutibile come "Ringhio" Gattuso. Fin dal primo incontro, Lotito è stato trasparente con il tecnico calabrese, illustrandogli le complessità dell'ambiente romano e le limitate risorse economiche a disposizione. Tuttavia, Gattuso e il direttore sportivo Fabiani non si sono lasciati scoraggiare, orchestrando una campagna acquisti chirurgica, fatta di operazioni brillanti e costi decisamente contenuti.
I cancelli di Formello si sono aperti per accogliere profili del calibro di Pinamonti, Frattesi e Gudmundsson: tre elementi che giocherebbero titolari in quasi tutte le formazioni di Serie A. L'impatto di Frattesi è stato devastante, con tre reti consecutive all'attivo (numeri superati in questo avvio solo da Raimondo e Malen).
Pinamonti, pur frenato da un infortunio nella giornata di ieri, si sta dimostrando l'attaccante ideale per il credo tattico di Gattuso: disciplinato e instancabile nel sacrificio. Gudmundsson, dal canto suo, ha impiegato pochissimi minuti per bagnare il suo esordio in biancoceleste con il gol. Il vuoto lasciato da Gila è stato colmato con intelligenza grazie agli arrivi di Doekhi e Sutalo, impreziosendo ulteriormente la rosa con colpi a parametro zero di assoluto valore come Pedraza, Diogo Leite e lo stesso Doekhi.
Nel calcio, a volte, esistono sconfitte terapeutiche. È il paradosso di una caduta che ti insegna a rialzarti più forte. Ad agosto, la clamorosa eliminazione in Coppa Italia per mano del Mantova aveva scatenato l'ira funesta dei tifosi, portando a pesanti contestazioni.
In molti, in quel momento, avrebbero scommesso su un esonero lampo per Gattuso. Invece, proprio nel momento più buio, il tecnico ha serrato i ranghi. Lavorando a testa bassa, ha rivitalizzato elementi chiave come Zaccagni e Tavares, forgiando un gruppo granitico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la vittoria di carattere contro il Bologna, il successo casalingo a porte chiuse contro il Genoa e, infine, il capolavoro di Udine. Contro una delle formazioni più fisiche del campionato, la Lazio non solo ha saputo soffrire, ma ha dimostrato una maturità, freddezza e grinta ribaltando lo svantaggio iniziale in trasferta.
Realisticamente, mantenere la vetta della classifica a lungo termine potrebbe rivelarsi un'utopia, ma sognare, si sa, non è mai vietato. Il prossimo banco di prova sarà il suggestivo scontro casalingo contro il Milan, un vero e proprio esame di maturità per misurare le reali ambizioni dei capitolini. Nel frattempo, Claudio Lotito ha spiazzato nuovamente i critici: quella che ai nastri di partenza sembrava una squadra destinata a lottare per una tranquilla salvezza, oggi è una corazzata che punta con decisione all'Europa. E chissà, forse anche a qualcosa di più.