Prima in solitaria e con numeri da record: la Lazio di Gattuso non si nasconde più. Tra segreti tattici, gestione delle forze e la prova Napoli, è davvero fuga scudetto?
La Lazio di Gennaro Gattuso continua a sognare a occhi aperti. La perla di Isaksen e l’incornata vincente di Pinamonti hanno firmato l'ennesima rimonta, proiettando i biancocelesti in vetta solitaria alla classifica di Serie A. Alla vigilia del campionato nessuno avrebbe osato pronosticare un simile scenario; eppure, oggi la Lazio è lassù e nessuno può più permettersi di ignorarla.
Questa squadra è a tutti gli effetti a immagine e somiglianza del proprio tecnico. Laddove non arrivano la pura tecnica o i ricami tattici, sopperiscono il carattere e lo spirito di sacrificio. Gattuso è riuscito a plasmare un gruppo granitico, pronto a lottare all’unisono e a difendersi a spada tratta.
L'impatto dell’allenatore è evidente su due fronti:
Psicologico: fame agonistica feroce, aggressività sui contrasti e primato assoluto nella conquista delle seconde palle;
Tattico: uno spartito essenziale ma estremamente funzionale. Ognuno gioca nel proprio ruolo naturale senza fronzoli, affidandosi a trame lineari e al classico, intramontabile principio del «palla avanti, palla indietro».
Alla Lazio servivano esattamente questo: ordine, semplicità e compattezza.
Gli scettici provano a ridimensionare il primato parlando di avversari modesti e di un ritmo insostenibile sul lungo periodo. I numeri e gli scontri diretti, tuttavia, raccontano un'altra storia:
Contro il Milan: un pareggio che sta persino stretto, dopo aver dominato a lungo e aver costruito un doppio vantaggio;
A Torino contro la Juventus: un perentorio e indiscutibile 3-0 a domicilio;
Le trasferte-trappola: successi pesantissimi al Dall’Ara alla prima giornata, in Friuli contro l’Udinese e il roboante exploit di Reggio Emilia contro il Sassuolo, travolto con 6 reti all'attivo (e due rigori falliti).
Domenica sera il calendario propone il vero spartiacque della stagione: la sfida di Napoli. I biancocelesti incroceranno una squadra partenopea falcidiata dalle assenze. Uscire dal Maradona con i tre punti significherebbe una cosa soltanto: abbandonare ogni forma di scaramanzia e dichiararsi formalmente per la corsa al tricolore.
A sostenere le ambizioni capitoline c'è un fattore determinante: la gestione della settimana tipo. La Lazio è l’unica pretendente al vertice a disputare una sola competizione, libera dagli impegni infrasettimanali di Coppa Italia e coppe europee che gravano sulle rivali. Ciò si traduce in:
Minore usura fisica e riduzione del rischio infortuni;
Settimane piene per preparare i dettagli tattici dei big match;
Maggiore freschezza atletica nei finali di gara.
A fare da cornice, un pubblico che sta progressivamente riscoprendo l'entusiasmo, tornando a riempire i gradoni dello Stadio Olimpico.
A certificare la portata straordinaria di questo cammino ci sono anche le statistiche: con 9 vittorie e un solo pareggio, questa è la seconda miglior partenza di sempre nella storia della Serie A. Nella massima divisione italiana soltanto la Roma ha saputo fare meglio, quando nel 2013, sotto la guida di Rudi Garcia, centrò un percorso netto con 10 vittorie nelle prime 10 giornate (30 punti).
La strada verso un ipotetico tricolore resta ancora lunga e tortuosa, ma gli investimenti intelligenti della dirigenza, le risorse tattiche di Gattuso e la disponibilità totale del collettivo stanno dando frutti straordinari. Non sappiamo ancora dove potrà arrivare questa Lazio, ma al momento rappresenta una delle favole più avvincenti dell'intero panorama calcistico europeo.