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  1. Tennis

Jannik Sinner nell'anno della consacrazione

Dopo avere conquistato il primo Slam in carriera (Australian Open), Sinner ha tutta l'intenzione di confermarsi il numero 1 del mondo. Nel mirino c'è il mitico torneo di Wimbledon.

Nessuno come Jannik Sinner. L'altoatesino è il primo italiano ad occupare la posizione numero 1 del ranking mondiale, riuscendo dove avevano fallito illustri predecessori come Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta e Corrado Barazzutti. L'impressione è che - per età, talento e prospettive - l'altoatesino è uno di quelli col physique du rôle per segnare un'intera generazione e trovare un proprio posto nella storia. A dimostrarlo il recente traguardo raggiunto ai French Open, con la semifinale (migliore risultato in carriera) persa contro l'altro giovane fuoriclasse Carlos Alcaraz.

Sinner sta riscrivendo la storia del tennis italiano

Certo, di azzurri validi nel corso degli ultimi anni ne abbiamo avuti diversi, con campioni che hanno dato il proprio contributo vincendo titoli ed emozionando gli spettatori. Che poi è quello che conta di più nello sport. Ma il ricciolino di San Candido pare abbia qualcosa di diverso rispetto agli altri. Lo si vede dal modo di stare in campo, dall'abnegazione nel lavoro che si manifesta con una crescita costante, dai traguardi raggiunti impressionanti se rapportati all'età.

Il 2023 è stato l'anno della definitiva affermazione a livello internazionale, col primo Masters 1000, il trionfo sfiorato alle ATP Finals, quello centrato da trascinatore con la Nazionale azzurra in Coppa Davis. Nessun tennista italiano del passato a 22 anni ha mai vinto così tanti titoli ATP. Mentre nel 2024 è passato rapidamente dal range di campione a quello di fuoriclasse. In Australia ha centrato il primo successo in uno Slam sul veloce. Si è ripetuto a Miami. E l'Italia crede in lui, Sinner ha già dimostrato di saper reggere la pressione. Un raggio di luce tutto azzurro nella speranza che brilli ancora di più.

Jannik Sinner: i titoli, i record stabiliti e quelli ancora possibili

L'impatto di Jannik Sinner nel mondo dei big, dopo la classica trafila tra juniores e tornei di minore caratura, è stato immediatamente notevole. Basti pensare che nessun italiano era mai riuscito a entrare nella top cento della classifica ATP da minorenne: l’altoatesino alla prima stagione tra i professionisti riuscì a piazzarsi novantatreesimo in graduatoria. Lo score gli valse il riconoscimento da parte dei colleghi quale miglior esordiente dell’anno, era il 2019, con premio annesso.

Per il primo titolo ha dovuto aspettare un poco, ma neanche tanto: è stata Sofia in Bulgaria a concedergli la chance di mettere le mani su un torneo ATP con il successo in finale contro il canadese Vasek Pospisil. Ne sono arrivati altri: Melbourne con il Great Ocean Road Open, Washington con l’Open, il bis in Bulgaria, Anversa all’European Open, Umago al Croazia Open, nel quale riuscì ad imporsi contro Carlos Alcaraz. E poi i tanti trionfi di un 2023 da urlo: Montpellier, Toronto (primo Masters 1000 in bacheca), Vienna e naturalmente le Finals di Davis a Malaga.

Nel mezzo anche qualche finale persa: dopo la prima a Miami nel 2021, le due tra febbraio e aprile 2023 sempre contro Daniil Medvedev considerato come la sua bestia nera dopo i sei confronti finiti tutti nelle grinfie del moscovita. E poi la battaglia di Torino, contro un Novak Djokovic che si è preso l'ennesimo successo alle Finals. D'altro canto Sinner non è il migliore, lotta per esserlo. E nella sua battaglia quotidiana qualche record lo ha anche piazzato se parametrato alla storia italiana nel tennis.

La storia, dicevamo. Jannik è stato il primo azzurro a raggiungere la posizione numero 1 del ranking ATP, dimostrazione che parliamo di un atleta costante e in grado di imporsi nei grandi tornei. Oltretutto, insieme a Matteo Berrettini, è l’unico tennista azzurro ad aver disputato almeno i quarti in ogni prova del Grande Slam. Ha sottratto a Panatta il record del più giovane italiano vincitore di un Masters 1000 dal momento che Adriano lo vinse a Stoccolma nel 1975 a 25 anni e 4 mesi, mentre Jannik l'ha spuntata a Toronto neppure 22enne. Discorso simile per il French Open, avendo raggiunto la semifinale a 22 anni e 9 mesi, mentre Panatta ci riuscì nel 1973 a 22 anni e 10 mesi. Ha poi strappato a Nicola Pietrangeli il record del più giovane campione Slam agli Australian Open.

Parigi e il futuro: Sinner può ancora migliorare

La definitiva consacrazione è arrivata a Parigi. Grazie anche al forfait di Djokovic, Sinner ha raggiunto la prima posizione nel ranking. Ora nel mirino ci sono il mitico torneo di Wimbledon, per confermare i grandissimi progressi sull'erba, e poi il debutto al torneo Olimpico in programma dal 27 luglio prossimo.

Qualche punto debole ancora è presente, come è normale che sia. L’altoatesino è, per esempio, abituato a dominare il gioco esaltandosi quando ci riesce. Ma non sempre ciò è possibile, per cui studiare piani alternativi per arrivare dove può è necessario. Wimbledon sarà il nuovo, esaltante banco di prova.

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