L’Italia dura solo un tempo contro la Norvegia e viene travolta. Cosa manca a questa Nazionale?
Una partenza sprint, una Nazionale viva e compatta mette in difficoltà la squadra di Haaland, riuscendo a trovare il vantaggio all’11° minuto con una girata a pochi passi dalla porta del giovane Pio Esposito.
Nel primo tempo la Norvegia non crea nessuna occasione, l’Italia non soffre, ma anzi continua a spingere, come affermato dallo stesso CT: “Nel primo tempo la squadra ha fatto una buonissima partita, non abbiamo mai dato campo alla Norvegia e siamo stati compatti facendo quello che dovevamo fare”.
Può una squadra cambiare completamente atteggiamento tra un tempo e l’altro? È proprio quanto successo all’Italia, e Gattuso lo conferma: "Ci sono state due partite, una nel primo tempo e l'altra nel secondo”.
La Nazionale scesa in campo nel secondo tempo sembra una brutta copia della prima: distratta, poco attenta in fase difensiva, ‘molla’ nei contrasti e, infine, fragile.
Ecco che vengono fuori le fragilità dell’Italia, il punto su cui si deve lavorare più che sulla tecnica o sulla tattica, come afferma il CT: “Poi viene fuori la fragilità e penso che su quest'aspetto dobbiamo ancora migliorare. In questa partita sono venuti fuori tutti i nostri difetti: come subiamo un po', andiamo in affanno".
Quando l’Italia viene messa sotto pressione, escono fuori i difetti, che però stanno più nell’aspetto mentale che in quello tattico. Non usa la parola paura il CT Gattuso nell’intervista post-match, ma timore. Timore di buttare via una partita, come poi alla fine è successo; timore di subire l’avversario, come fatto con la Norvegia.
Allora si dovrà lavorare su questo aspetto, sul ritrovare sicurezza nei propri mezzi, perché se potrebbe essere vero che la nazionale italiana non ha i vari Yamal, Mbappé o lo stesso Haaland, non è vero che non può competere con le migliori a livello di organico.
Si riduce tutto ad una questione di testa: è lì che manca ancora il salto di qualità, soprattutto nelle gare dove la pressione è più alta. E allora, tutto da buttare? Assolutamente no.
Ripartiamo dall’Italia del primo tempo, da quella vista nelle ultime uscite, dalla tranquillità e sicurezza dei propri mezzi, che permette alla fine di superare ostacoli che sembrano difficili da superare.
A marzo ci vorrà soprattutto una prova d’orgoglio, di carattere: è così che si andrà al Mondiale 2026.