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  1. Storie Di Sport

Iniesta, quel gol al fotofinish che spezzò l’Olanda

Il centrocampista, allora in forza al Barcellona, fu il protagonista assoluto della finale del Mondiale 2010 in Sudafrica. La sua rete al 116esimo minuto regalò il primo mondiale alla Spagna.

Segnare un gol decisivo negli ultimissimi minuti di una finale mondiale, per giunta arrivata ai tempi supplementari, non è cosa di tutti i giorni. Lo sa bene un mito del calcio spagnolo come Andres Iniesta, che nel 2010 mette la sua firma indelebile sul primo successo iridato della nazionale iberica. In Sudafrica, il centrocampista sigla un gol da cineteca al 116esimo minuto del match eterno contro l’Olanda di Robben e Sneijder. 

Il centrocampista allora in forza al Barcellona, ora protagonista in Giappone con la maglia del Vissel Kobe, buca Stekelenburg con un collo pieno da vero bomber dell’area di rigore, su assist dell’altro giovane terribile Cesc Fabregas. I due centrocampisti sono solo la punta dell’iceberg di una nouvelle vague di talenti che il guru Vincent del Bosque mette in bella mostra: con loro, spiccano elementi del calibro di Sergio Ramos, Gerard Piqué, David Silva, Sergio Busquets e Pedro, gente che negli anni a venire vincerà di tutto. A portare tutti per mano uno Xavi che in quella edizione sudafricana mostra ancora una volta al mondo di essere uno dei registi più forti di tutti i tempi.

Iniesta e il merito di sbloccare una gara infinita

Il gol di Andres Iniesta mette fine ad una gara a dir poco equilibrata, segnata da una serie di occasioni clamorose da una parte e dall’altra. Una partita tra due squadre che sanno giocare al calcio (la tradizione, oltretutto, è dalla loro parte) ma che non tirano mai indietro la gamba. Anzi, spettacolo nello spettacolo è anche l’agonismo che le due nazionali mettono in campo, qualche volta anche al limite (basti vedere gli interventi che portano ai gialli di Puyol, Van Persie e soprattutto di De Jong, con quest’ultimo che probabilmente avrebbe meritato anche il rosso).

Si gioca su ogni pallone e forse ai punti è la Spagna a meritare di più: in questo senso, ci danno ragione le tre occasioni importanti che gli iberici hanno nel primo tempo, con Sergio Ramos che prima impegna il portiere Maarten Stekelenburg con un colpo di testa sontuoso e poi grazia il numero uno avversario con un tiro sbilenco da ottima posizione. 

Lo imita il compagno di squadra David Villa, la cui conclusione finisce a lato. Nel finale di primo tempo Arjen Robben mette in subbuglio la difesa avversaria e questa è la più classica delle avvisaglie. La ripresa si apre, infatti, con una clamorosa occasione non sfruttata proprio dal fuoriclasse del Bayern Monaco: il trequartista fugge in velocità in campo aperto, Puyol e Piqué non riescono a stargli dietro ma la sua conclusione dal limite dell’area viene respinta con i piedi da Casillas. Una parata clamorosa, tra le più belle della storia dei mondiali di calcio.

La Spagna, però, non si spaventa e continua a macinare gioco, grazie alle geometrie di Xavi e dello stesso Iniesta. Alcuni minuti dopo, le Furie Rosse vanno vicinissime al gol con Villa: la conclusione del centravanti è a botta sicura, ma Stekelenburg si conferma in uno stato di grazia. Gli olandesi non si perdono d’animo, tengono botta e si fanno sempre pericolosi in contropiede, sfruttando la grande velocità di Robben. Il fantasista trova però sulla sua strada un Puyol che in mondovisione mette in scena una vera e propria Masterclass dei meccanismi difensivi. 

I supplementari e quel gol di Iniesta che cambia la storia del calcio spagnolo

Si entra così nei tempi supplementari ed è qui che Iniesta riscrive la storia del calcio spagnolo. Dopo le occasioni non sfruttate dagli altri giovani Fabregas (parata di Stekelenburg) e Jesus Navas (palla sull’esterno della rete), ecco che Andres si prende la scena nella seconda frazione dell’extra time. Prima va in fuga verso la porta e causa l’espulsione del difensore John Heitinga, favorendo così il forcing finale della truppa spagnola. Poi, a quattro minuti dalla fine, al termine di un contropiede infinito, segna il gol della vita: è la svolta definitiva della sua carriera, ma anche il momento giusto per ricordare il compianto amico e collega Dani Jarque. Quell’esultanza, quella maglia sfilata per mostrare al mondo intero il suo messaggio: è in quel momento che Iniesta diventa leggenda.

Iniesta, che in quel mondiale realizza due gol, alza il suo secondo trofeo con la maglia della nazionale dopo il successo agli Europei di due anni prima contro la Germania. In carriera, poi, il classe '84 originario di Fuentalbilla vince letteralmente di tutto con la maglia del Barcellona, facendo da collante nelle gestioni Rijkaard, Guardiola e Luis Enrique. Un giocatore totale, dotato di grande velocità e tecnica sopraffina. Da clonare.

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