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Incubi italiani: la Macedonia del Nord, la Svezia e le due Coree

La storia degli azzurri è costellata di successi ma non è mancato qualche fallimento clamoroso. Dagli ultimi due Mondiali mancati alle incredibili eliminazioni contro le due compagini asiatiche.

In queste ore Luciano Spalletti sta lavorando per preparare il doppio impegno della Nazionale italiana contro Macedonia Del Nord e Ucraina. L’obiettivo per gli azzurri è centrare la qualificazione agli Europei del 2024 che si terranno in Germania, possibilmente senza fare affidamento sull’ancora di salvezza rappresentata dagli spareggi. Anche perché, come vedremo, la nostra storia recente è macchiata da qualche ricordo davvero spiacevole. 

Già, perché è vero che c’è l’Europeo del 2021 che ci ha riportato a vincere una competizione che mancava nella nostra bacheca dal 1968, così come è vero che nel 2006 salivamo sul tetto del Mondo per la quarta volta in assoluto. Ma poi, ma poi qualcosa si è inceppato nel nostro cammino, tant’è che oggi si prova a risalire la china step by step con un nuovo progetto e la speranza di tornare presto protagonisti. Intanto, scavando nel nostro passato, qualche macchia la troviamo eccome. Proviamo a vedere quali, dalla più recente alle più lontane nel tempo.

Trajkovski colpisce gli azzurri nella sua Palermo

Aleksandar Trajkovski ha 31 anni, gioca nell’Hajduk Spalato e di mestiere fa il centravanti. Del suo passaggio in Italia se ne sono accorti davvero in pochi. Eppure tra le fila del Palermo ci ha giocato per ben quattro anni, totalizzando anche 104 presenze condite da 16 gol. Non lo si può definire una completa meteora, ma di certo neanche è stato uno che ha lasciato il segno. Tutto questo fino al 24 marzo del 2022. Da quella data in poi tutto è cambiato. 

Lo stadio è, manco a farlo apposta, il Renzo Barbera del capoluogo siciliano: la casa di Trajkovski per i quattro anni vissuti nel nostro Paese. Solo che stavolta ci arriva da avversario dell’Italia, con la maglia della sua Macedonia Del Nord. L’obiettivo è arrivare a giocarsi lo spareggio contro il Portogallo per accedere al Mondiale del Qatar del 2024. Sulla panchina azzurra c’è Roberto Mancini, reduce dall’Europeo vinto, ed in campo una squadra composta da calciatori che – quanto meno sulla carta – sembrano perfettamente in grado di battere un avversario simile. Che rappresentava allora la 64esima forza del ranking, non proprio un ostacolo insormontabile. 

Invece poi c’è il campo, che racconta come sempre la sua verità e cioè un match molto più equilibrato del previsto. Al 92esimo minuto, questa lunga fase di stallo si rompe e accade l’imponderabile, che è anche il bello e il brutto del calcio. In questo caso un vero e proprio dramma. Trajkovski insacca alle spalle di Donnarumma quello che a conti fatti è un golden gol. Non c’è tempo per rimediare, è troppo poco. La Macedonia del Nord arriva a giocarsi fino all’ultimo atto la possibilità del Mondiale, poi persa contro il Portogallo, e l’Italia se ne resta a casa a leccarsi le ferite. 

L’Italia di Ventura e il fallimento svedese

Non fu neppure la prima volta, a dire il vero, che Trajkovski ci segnò. Accadde pure nel 2017 nell’1-1 di Torino tra Italia e Macedonia del Nord mentre ci stavamo giocando la qualificazione al Mondiale in Russia. Anche in quella circostanza gli azzurri non riuscirono a risolvere tutto attraverso il girone, finendo agli spareggi. Di fronte non c’erano più i leoni rossi in questo caso ma la Svezia. Che non aveva neppure Zlatan Ibrahimovic, infortunato e che a quei tempi non si sapeva se e quando sarebbe tornato a indossare nuovamente i colori gialloblù. 

Sulla panchina della Nazionale italiana c’era Giampiero Ventura che schierava in campo un 3-5-2 che poggiava sul terzetto difensivo della Juventus Barzagli-Bonucci-Chiellini e sulla coppia d’attacco pesante Immobile-Belotti. Nella gara d’andata, giocata alla Friends Arena di Stoccolma, la Svezia riesce a portarsi avanti con la firma di Johansson. Restano però altri 90 minuti con San Siro pronto ad appoggiare i colori del Belpaese. Solo che l’Italia in 27 tiri ne riesce a mandare solo 6 in porta, nessuno in grado di scalfire la resistenza svedese. Non saltavamo una manifestazione così importante dal 1958. Tra rimpianti, accuse e scelte errate si conclude anche l’esperienza di Ventura in Nazionale. 

Dalla Corea del Nord a quella del Sud 33 anni dopo

Roba che fa male, insomma. E che fa sempre ancor meno dolorose delle sconfitte che in realtà pure hanno fatto la storia – in senso negativo – del nostro Paese, sportivamente parlando. La prima è del 19 luglio 1966 in una edizione davvero sorprendente del Mondiale inglese. Un esempio di quella versione bizzarra della competizione fu la debacle azzurra, completamente inaspettata, contro la Corea. Il nome del marcatore asiatico lo ricordano ancora oggi tutti: tale Pak Doo Ik che pare facesse di mestiere il dentista dell'esercito coreano del Nord. 

36 anni dopo è l’altra Corea a farci soffrire. Sono proprio i sudcoreani ad ospitare l’evento del Mondiale e agli ottavi di finale devono misurarsi contro gli azzurri. 18 minuti appena e Bobo Vieri fa capire le intenzioni azzurre. La partita però è tirata e permane in equilibrio, a due dalla fine è Seol Ki-hyeon a fare 1-1. Si va ai supplementari, Francesco Totti viene espulso costringendo i compagni a giocare in inferiorità numerica. Anche qui il gol beffa lo realizza un altro “prodotto made in Italy” potremmo dire, come il perugino Jung-Hwan Ahn al 117’. Saltano i rigori, la Corea del Sud va avanti e l’Italia di Trapattoni torna a casa delusa e furiosa. 

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