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I 5 migliori momenti nella storia degli Australian Open

Difficile sintetizzare 111 anni di storia in pochi attimi. Ci abbiamo provato nel tentativo di omaggiare il sensazionale torneo di Melbourne, ormai pronto a vivere un nuovo intenso capitolo. 

Gli Australian Open rappresentano oggi una delle competizioni più importanti nella stagione del tennis. Ci siamo abituati all’idea che sia Melbourne a dover aprire i tornei del Grande Slam, ma non è sempre stato così nella storia. Tra il 1977 e il 1985 l’evento era stato addirittura spostato in coda, salvo poi riprendere nel 1987 quella che possiamo considerare come la sua tempistica naturale. Al di là del timing, che talvolta ha fatto anche discutere, le emozioni del cemento oceanico sono indiscutibili. 

Tanti negli anni hanno contribuito a regalarle. Se dobbiamo restringere il campo a un nome soltanto è evidente quanto ha dato alla kermesse un campione come Novak Djokovic, primatista della manifestazione con dieci titoli all’attivo nonché campione in carica per l’edizione 2024. Ma sono tanti, fortunatamente, i momenti rimasti nella memoria degli spettatori per la capacità di coinvolgerli. Abbiamo provato a distinguerne cinque, compito non semplice considerate le 111 edizioni fin qui disputate. Sempre consci, comunque, che il meglio deve ancora venire.

1960 – La nascita della stella Rod Laver

A quei tempi non si chiamava neppure Australian Open. Non era un torneo internazionale, come lo è oggi, ma una sfida tra talenti australiani con un’unica eccezione rappresentata dal sudafricano Trevor Fancutt. Allora perché interessarsene e inserirla addirittura tra le cinque migliori? Perché quello fu il momento in cui il mondo scoprì Rod Laver, un giovane ventiduenne ancora ignaro del fatto che sarebbe diventato un monumento del tennis. 

Il suo exploit fu formidabile: in semifinale raccolse lo scalpo di Roy Emerson, che era la testa di serie numero due, e in finale poi ebbe la meglio sull’esperto Neale Fraser. La battaglia fu parecchio intensa, lo spazio di 58 game dopo i quali prese il via la leggenda di Laver, che dà il nome allo stadio principale in cui si svolgono gli Australian Open di tennis fin dal 1988 all’interno del Melbourne Park. Insomma, impossibile non partire da qua.

1991 – Davide contro Golia è Camporese contro Boris Becker

Quante volte avete sentito nominare il racconto biblico di Davide contro Golia? In questo caso è davvero azzeccato il confronto ma con una rivisitazione del finale. Già, perché contrariamente a quanto si possa immaginare vinse Golia come nel più scontato dei pronostici. Ma non conta soltanto quello perché c’è onore anche nelle sconfitte e dopo quella finale in tanti furono fieri di aver sostenuto il quasi sconosciuto Omar Camporese. 

Il bolognese tenne testa a Boris Becker, costringendolo ad un inatteso extra-time. Quando il capolavoro si stava per compiere il colpo di coda del tedesco riportò tutto alla normalità. Ma l’Italia del tennis ha sognato, ci ha creduto, si è appassionata. E cosa è se non questo, lo sport?

1995 – la prima gioia di Agassi contro Sampras

La finale più giusta per quella edizione e per quel preciso periodo storico. Si affrontavano infatti i due giocatori più forti del pianeta. Cammino opposto, però, per i due contendenti: Pete Sampras aveva arrancato con fatica rischiando più volte l’eliminazione; André Agassi invece era arrivato all’epilogo pulito pulito, quasi senza sporcare la racchetta. Nell’ultima gara il Kid di Las Vegas mette in scena il piano perfetto per sconfiggere l’eterno rivale e portare a casa il titolo. Una prestazione talmente perfetta da non lasciare alcuno spazio neppure per i rimpianti.

2003 – il quarto di finale che nessuno si aspetta

Andy Roddick contro Younes El Aynaoui: cosa vuoi che possa succedere in quarto di finale tra il numero 9 e il numero 18 al mondo? La risposta è: di tutto! Ci sono volute 4 ore e 59 minuti per decretare un vincitore che, sulla carta, appariva come assai probabile. A prevalere fu infatti lo statunitense ma in maniera decisamente meno netta di come poteva immaginarsi alla vigilia. Il marocchino gli diede filo da torcere, ma soprattutto gli spettatori si divertirono e l’incontrò terminò con l’abbraccio tra i due tennisti che ha rappresentato un ulteriore spot per il movimento. 

2009 e 2012: i due volti di Nadal

Concedeteci un ex aequo per questa quinta parentesi dei migliori momenti degli Australian Open. Partiamo col 2009 con la tanto sognata rivincita da parte di Roger Federer su Rafael Nadal. I due si erano già incrociati in finale a Wimbledon nel 2008, per cui si trattava di un bis particolarmente atteso dai protagonisti. Non cambia neppure stavolta l’epilogo col maiorchino ancora una volta vincitore nei confronti dello svizzero, nonostante il cemento non fosse proprio la sua superficie preferita. Meno bene andò allo spagnolo nel 2012 quando dovette arrendersi a Novak Djokovic dopo una gara estenuante ma altamente spettacolare. 

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