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Dress code Wimbledon: perché i tennisti sono vestiti di bianco?

Dress code Wimbledon, scopriamo perché l'outfit di tennisti e tenniste deve essere completamente bianco. Un regolamento che affonda le sue radici nell'Ottocento.

Questione di stile, verrebbe da dire. Da un lato il verde dell'erba di Church Road, dall'altro il bianco candido degli outfit di tennisti e tenniste: uno dei contrasti visivi più iconici dello sport mondiale. Niente di casuale. Sì, perché - fin dalla prima edizione del 1877 - Wimbledon impone ai suoi partecipanti un codice d'abbigliamento tra i più rigidi dello sport professionistico. Una questione di stile, dicevamo. Ma anche storia e tradizione. Scopriamo l’origine di questo dress code e come il regolamento si sia fatto via via più severo.

Perché a Wimbledon si gioca in bianco? Le origini della regola

La risposta affonda nell'epoca vittoriana, e ha radici più pratiche di quanto si pensi. Il tennis, alla fine del XIX secolo, era uno sport riservato all'alta borghesia e all'aristocrazia. Presentarsi in campo con chiazze di sudore su un abbigliamento colorato era considerato un segno di mancanza di decoro, quasi un'offesa al contesto sociale in cui ci si trovava.

Il bianco fu scelto per un motivo preciso: mascherava meglio l'umidità corporea, preservando quell'impeccabilità estetica richiesta nei circoli dell'epoca. Una soluzione pragmatica, dunque, che nel tempo si è trasformata in mito.

Come è cambiato il regolamento nel tempo

Mentre gli altri tre Slam (Australian Open, French Open e US Open) hanno aperto da tempo alla libertà cromatica totale, Wimbledon ha fatto esattamente il contrario: ha stretto le maglie del regolamento, un passo alla volta.

  • 1877-1995: obbligo di abbigliamento "prevalentemente bianco"

  • 1995: la dicitura si inasprisce in "quasi interamente bianco"

  • 2014: arriva il decalogo definitivo, con regole precise che eliminano qualsiasi margine interpretativo da parte dei brand.

Il risultato è il codice che conosciamo oggi: dettagliato, rigido, senza eccezioni (quasi).

Il regolamento ufficiale di Wimbledon sull'abbigliamento: tutti i punti

Le regole si applicano dal momento in cui il giocatore entra nel recinto di gioco, campi d'allenamento compresi (con l'eccezione dell'Aorangi Park, dove vige un codice più flessibile). Ecco cosa prevede il disciplinare punto per punto.

Tonalità: è ammesso solo il bianco puro. Il panna, il crema e il bianco sporco sono vietati.

Dettagli colorati: è consentito un solo bordo colorato lungo scollo, polsino o cucitura esterna di pantaloncini e gonne. La larghezza massima è di 1 centimetro.

Loghi e motivi: le trame geometriche o i motivi colorati che superano il centimetro di larghezza sono vietati. I loghi dei produttori devono rientrare nelle dimensioni standard dello Slam.

Accessori: cappellini, bandane, polsini, calze e scarpe devono essere interamente bianchi, suole e lacci compresi.

Intimo: qualsiasi indumento che risulti visibile, anche per trasparenza dovuta al sudore, deve essere totalmente bianco.

Scarpe: devono rispettare i criteri standard dello Slam. Non sono ammesse protuberanze sul bordo esterno delle dita e il rivestimento laterale deve essere completamente liscio.

I casi storici: quando il dress code di Wimbledon ha fatto discutere

Il rigore degli organizzatori londinesi ha creato più di un attrito con i campioni del circuito.

Andre Agassi è il caso più celebre: ha boicottato Wimbledon dal 1988 al 1990 pur di non rinunciare ai suoi outfit denim e neon, all'epoca parte integrante della sua identità. Cedette solo nel 1991, scendendo in campo in bianco integrale.

Roger Federer, nel 2013, fu costretto a cambiare scarpe dopo il primo turno: la suola delle sue calzature era di colore arancione acceso, in palese violazione del codice. Nessun margine, nemmeno per il fuoriclasse svizzero.

La svolta del 2023: la prima deroga storica

Dopo anni di discussioni legate al benessere fisico e psicologico delle tenniste, nel 2023 l'All England Club ha concesso la prima eccezione nella storia del suo regolamento. Le tenniste possono ora indossare pantaloncini intimi di colore medio o scuro, pensati per garantire il massimo comfort durante il periodo mestruale. Con un limite: non devono essere più lunghi della gonna o dei pantaloncini bianchi indossati sopra. Una piccola, ma significativa, apertura. La prima in quasi 150 anni di storia.

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