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Dopo 22 anni si interrompe la maledizione, l’Arsenal vince la Premier League

È stato un lungo processo di crescita, specialmente sotto la guida di Mikel Arteta negli ultimi sette anni. Analizziamo alcuni dei fattori che hanno permesso all'Arsenal di laurearsi ancora una volta campione d'Inghilterra.

L'Arsenal ha finalmente posto fine a un'attesa durata 22 anni, conquistando un nuovo titolo in Premier League. Dall'ultimo trionfo nella massima serie nel 2003/04, i Gunners hanno attraversato quello che l'ex amministratore delegato Vinai Venkatesham descrisse nel 2020 come "il periodo più difficile" della storia del club. Ora, finalmente, sono tornati in cima al calcio inglese.

Arteta, il re indiscusso

Mentre il glorioso regno di Pep Guardiola come allenatore del Manchester City volge al termine, è possibile che una nuova dinastia, guidata da un altro spagnolo, sia pronta a dominare il calcio inglese. Sebbene sia prematuro suggerire che Arteta possa eguagliare anche solo la metà dei successi di Guardiola in Inghilterra, è già al vertice e sembra destinato a una carriera ancora più brillante.

Se dovesse continuare a collezionare successi all'Emirates, la decisione di affidargli il controllo quasi totale delle operazioni del club del nord di Londra sarà celebrata come un colpo da maestro. Nel 2020, la dirigenza dell'Arsenal ha promosso Arteta da "head coach" a "first-team manager", un cambiamento non solo formale.

Questa mossa riconosceva il suo impatto, che andava ben oltre il semplice modo di giocare della squadra. Era un attestato della sua influenza a tutti i livelli del club. Qualsiasi attento osservatore della Premier League può notare come Arteta sia riuscito a instillare una cultura vincente, molto diversa da quella che aveva ereditato.

La sua trasformazione ha richiesto tempo, un lusso raramente concesso agli allenatori nell'era moderna, specialmente ai massimi livelli. Ma ora, con un titolo di Premier League in bacheca e una finale di UEFA Champions League all'orizzonte, la fiducia dell'Arsenal in Arteta ha ripagato ampiamente.

L'evoluzione dello stile di gioco

Lo stile di gioco dell'Arsenal è stato spesso criticato, ma il dato di fatto è che Arteta e il suo staff hanno trovato un modo per vincere con continuità nel campionato più competitivo del mondo. Tre secondi posti consecutivi in Premier League dimostravano già che i Gunners erano una squadra d'élite; tuttavia, alcuni piccoli aggiustamenti li hanno finalmente portati al traguardo.

Cosa è cambiato? In passato, l'Arsenal faticava a scardinare le squadre che si difendevano con un blocco basso. La soluzione è arrivata sfruttando il dinamismo del centrocampo per lanciare palloni diretti e immediati negli spazi laterali. Gli avversari non hanno avuto il tempo di assestarsi, e la qualità che l'Arsenal possiede sulle fasce con Bukayo Saka, Noni Madueke, Leandro Trossard e Gabriel Martinelli ha permesso di creare occasioni da gol con una frequenza superiore alla maggior parte delle squadre.

Con Saka a presidiare la fascia destra, l'Arsenal ha sempre cercato di costruire il gioco attraverso di lui, e questa stagione non ha fatto eccezione: quasi la metà di tutti gli ingressi nell'ultimo terzo di campo sono avvenuti da quel lato.

Un altro fattore decisivo sono i calci piazzati. L'Arsenal non è solo abile nel segnare da queste situazioni, ma è anche eccezionale nel procurarsi calci d'angolo e punizioni laterali, grazie al suo alto volume di attacchi sulle fasce. Rice e Saka, dotati di grande tecnica, hanno costantemente bersagliato l'area piccola con cross a rientrare velenosi. Rice, in particolare, eccelle in questa abilità, facendo arrivare un incredibile 42% dei suoi corner dalla sinistra in quella zona specifica. Con giocatori come Gabriel, William Saliba, Riccardo Calafiori e Jurrien Timber pronti ad attaccare questi palloni, per le difese avversarie è sempre stata una sfida ardua.

Un mercato per un successo duraturo

È logico aspettarsi che la rosa dell'Arsenal sia completamente diversa da quella che Arteta ha ereditato nel 2019. Il modo in cui il club ha costruito una squadra vincente negli anni successivi è stato a dir poco geniale. Questo, ovviamente, ha comportato investimenti economici significativi. Tuttavia, basta guardare a club come Chelsea e Manchester United per capire che spendere ingenti somme è solo una parte della costruzione del successo: bisogna anche saper investire.

La strategia di mercato dell'Arsenal è stata brillante su due fronti. Il primo è stato l'acquisto mirato di giocatori adatti a un determinato stile di gioco. Il secondo è stato l'accumulo di una profondità di rosa che ha permesso di mantenere un livello di prestazioni d'élite per tutta la lunga stagione.

Fin dalla scorsa estate, era evidente che gli acquisti di Piero Hincapié, Kepa Arrizabalaga, Christian Nørgaard, Cristhian Mosquera e Noni Madueke fossero mirati a fornire a Mikel Arteta una rosa più profonda, in vista di una stagione in cui la vittoria di un trofeo era diventata un imperativo per il tecnico spagnolo.

L'impatto di Hincapié, Madueke e Mosquera è stato determinante nel corso dell'anno. Insieme, hanno collezionato 42 presenze da titolari in campionato, rivelandosi fondamentali per sopperire alle assenze per infortunio di giocatori chiave come Ben White, Timber, Saka e Calafiori, che hanno lasciato i Gunners scoperti in diversi momenti della stagione.

Anche il contributo di Gabriel Jesus, a volte quasi dimenticato, si è dimostrato cruciale per il successo della squadra, con l'attaccante brasiliano capace di lasciare il segno in momenti decisivi, sia in patria che in Europa.

Da tempo, Arteta e il suo staff tecnico avevano individuato in uno stile di gioco più diretto l'obiettivo finale da raggiungere. La campagna acquisti è stata quindi pianificata in totale coerenza con questa visione tattica.

Oltre ai nomi già citati, a partire dalla stagione 2023/24 l'Arsenal ha ingaggiato giocatori del calibro di Mikel Merino, Declan Rice, Jurriën Timber, Riccardo Calafiori e Viktor Gyökeres. Tutti profili scelti secondo un piano preciso, volto a incrementare la fisicità e la potenza della squadra.

Questa perfetta sinergia tra la dirigenza, responsabile del mercato, e lo staff tecnico ha permesso ad Arteta di implementare con successo uno stile di gioco ben definito, riportando finalmente l'Arsenal ai massimi livelli del calcio.

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