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Conference League: Italiano vs Moyes, stesso modulo ma filosofie diverse

La finale di Praga mette a confronto due squadre molto organizzate: per entrambe modulo 4-2-3-1, ma i viola prediligono il gioco sui laterali. Gli inglesi, invece, si affidano alle torri Soucek e Antonio.

La grande finale di Conference League tra Fiorentina e West Ham mette a confronto due filosofie di gioco diverse, al netto di qualche tratto in comune. Da un lato il calcio sbarazzino e decisamente offensivo di Vincenzo Italiano, a conti fatti l’uomo nuovo del calcio nostrano, dall’altro il gioco decisamente più pragmatico proposto da David Moyes, l’ex predestinato che fin qui non è riuscito a rispettare le attese. Differenze sostanziali, come vedremo: per questo, non lasciatevi ingannare dai moduli delle due squadre, stessi numeri (4-2-3-1), ma interpretati in maniera completamente diversa.

Fiorentina, tanto gioco sulle fasce: occhio allo scatenato Nico Gonzalez

Quella viola è squadra che non ha paura, sempre fedele alla sua filosofia di gioco. Anche in un’occasione unica come la finale di una competizione europea. Così, anche in quel di Praga, gli uomini di Mister Italiano sono pronti a proporre un calcio veloce e moderno, segnato soprattutto da trame sugli esterni. 

Occhio, quindi, ai difensori Dodò e Biraghi, a conti fatti il fulcro del gioco viola: se quest'ultimo è prezioso in chiave assist (12 in stagione) e può risultare decisivo anche in fase realizzativa (vedi alla voce calci piazzati), il brasiliano è invece l’elemento che può creare superiorità numerica con triangolazioni e sovrapposizioni. Inoltre, l’ex Shakhtar Donetsk spesso si accentra nella zona nevralgica del campo agendo da regista aggiunto (facilitato da doti tecniche superiori), a dimostrazione che parliamo di una proposta di gioco decisamente fluida, con posizioni tutt’altro che rigide. 

Sempre nell’economia del gioco sulle fasce, attenzione alla verve del ritrovato Nico Gonzalez e all’imprevedibilità del francese Ikoné: i due, a conti fatti, sono alla base dei numeri stratosferici dei centravanti di Italiano in questo biennio, come testimonia l’exploit di Vlahovic nella scorsa (mezza) stagione e i 32 gol totali realizzati quest’anno da Jovic e soprattutto Cabral, entrambi in lizza per lo scettro di capocannoniere della Conference. Testimonianza, questa, di quanto siano redditizi il gioco sulle fasce e l’attacco costante della profondità nell’economia della proposta dei toscani.

Per quanto riguarda la zona centrale, la presenza di difensori dai piedi buoni consente un'ottima conduzione palla dalle retrovie: non a caso, quella di Italiano, è una delle compagini che interpretano al meglio la costruzione dal basso, innescando poi la manovra sugli esterni. Il trio di centrocampisti è in fase offensiva un po' "sacrificato", con Bonaventura che fa da "volante" (interno e trequartista a seconda della situazione) e Mandragora/Castrovilli che non devono rispettare particolari consegne in chiave di costruzione. Diverso il discorso per la star marocchina Amrabat, dotato di un’ottima visione di gioco e spesso chiamato a scalare sulla linea dei due centrali e a dialogare con loro. 

In fase di interdizione, invece, i tre centrocampisti hanno un ruolo chiave attuando un pressing asfissiante e andando subito a contrastare il portatore di palla. Di contraltare, quando attaccata la Fiorentina soffre decisamente gli esterni avversari, con Milenkovic e lo stesso Amrabat chiamati agli straordinari.

West Ham, posizione ibrida per Paquetà. Michail Antonio è il terminale offensivo 

Modulo 4-2-3-1 anche per il West Ham, ma filosofia decisamente diversa. Rispetto alla Fiorentina, gli inglesi preferiscono il lancio lungo al fraseggio rasoterra. Alla base di questa scelta c'è soprattutto la presenza di un colosso come Soucek nella zona nevralgica del campo: il mediano di origini ceche agisce da vera e propria torre, servendo gli esterni con precisi colpi di testa o mettendo velocemente la palla a terra. 

La variazione sul tema è rappresentata dall'ex milanista Paquetà, anche lui a metà tra il ruolo di terzo di centrocampo e trequartista, chiamato ad andare maggiormente palla al piede. Discorso a parte lo merita Declan Rice, decisamente difficile da superare quando deve difendere. Diverso anche il gioco sugli esterni: i due terzini, Cresswell soprattutto, difficilmente entrano nel vivo del gioco ma cercano principalmente l'attaccante Antonio, bravo di testa e pronto ad innescare gli esterni offensivi Bowen e Benrahma.

Duelli, occhio alla sfida tra Amrabat e Soucek

I difensori centrali sono chiamati al lavoro sporco: da un lato Milenkovic e Igor devono vedersela con un Michail Antonio in grande spolvero; dall’altro Zouma e Aguerd non possono permettersi distrazioni al cospetto di un Arthur Cabral che sta vivendo la stagione della definitiva consacrazione. Se sugli esterni è decisamente interessante il duello tra Dodò e Cresswell, nella zona nevralgica potrebbero risultare determinanti quelli tra Mandragora e Rice e soprattutto la sfida tutta muscoli tra Amrabat e Soucek. 

Se l’africano dovesse riuscire a limitare il colosso ceco, allora le cose potrebbero mettersi decisamente bene per la truppa di Vincenzo Italiano. Che sogna di riportare la Fiorentina sul tetto di una competizione europea dopo più di sessant’anni. Quale modo migliore per lasciare la Toscana prima di approdare in una big assoluta?

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