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Ciclismo: oltre un secolo e non sentirlo, le vittorie e i record del Giro d’Italia

L’evento giunge alla sua centoseiesima edizione. Una storia fatta di imprese memorabili, di rivalità che hanno superato il tempo e di atleti rimasti in maniera indelebile nel cuore della gente. 

Oltre un secolo e non sentirlo. Il Giro d’Italia è giunto alla sua centoseiesima edizione e continua ad emozionare come allora, pur rinnovandosi di stagione in stagione con qualche novità che possa renderlo appetibile anche alle nuove generazioni. A fondarlo furono dei giornalisti quando correva l’anno 1909: l’idea nacque a Tullo Morgagni, Eugenio Camillo Costamagna e Armando Cougnet e nel tempo ha assunto una rilevanza sempre maggiore, tanto che in qualche decennio ha rappresentato una valida concorrenza al più prestigioso Tour de France. 

Amore infinito è il motto della corsa che tradizionalmente si svolge lungo tutto il territorio italiano, anche se in qualche circostanza c’è stato qualche sconfinamento naturalmente preventivato che ha allargato gli orizzonti. Se il punto di partenza è praticamente sempre stato differente, di norma l’arrivo è fissato a Milano dove risiede il quotidiano La Gazzetta dello Sport che ha sempre affiancato il Giro, tanto da caratterizzarne la maglia assegnata al vincitore, di colore rosa, appunto. 

Il record di vittorie nella competizione spetta a tre ciclisti capaci di imporsi in ben cinque occasioni. Si tratta di Alfredo Binda, che tra il 1925 e il 1933 è stato di fatto imbattibile, di un altro mito quale Fausto Coppi che ha segnato un’epoca tra il 1940 e 1953 e il miglior straniero in assoluto come il belga Eddie Merckx che vinse tra il 1968 e il 1974.

Da Luigi Ganna a Cipollini passando per gli schieramenti a squadre

Un altro che ha legato indelebilmente il proprio nome al Giro d’Italia è Mario Cipollini. Nell’edizione del 2003 il ciclista, soprannominato Re Leone per la folta chioma di capelli, superò il record relativo alle vittorie di tappa infrangendo il dominio di Binda che durava dagli anni Trenta. Sempre Binda, comunque, è riuscito a resistere nel tempo ad altri importanti primati, quali il record di vittorie di tappa in una stessa edizione, dodici tappe su quindici nel 1927, e di vittorie di tappa consecutive, ben otto nel 1929. 

Altro nome importante nell’illustre storia della manifestazione è quello di Luigi Ganna che fu il primo a piazzarsi davanti a tutti nella classifica generale del Giro ma senza poter indossare l’ormai iconica maglia rosa, istituita soltanto qualche anno più tardi. Altra edizione particolare fu quella del 1912 che per la prima volta, evento unico, vide schieramenti a squadre. Quella edizione fu portata a casa dall’Atala il cui team era composto da Luigi Ganna, Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Giovanni Micheletto.

Le imprese rimaste nella storia: da Coppi-Bartali al mito di Pantani

Ci sono i record, destinati a rimanere tali, fino a che qualcuno non riesca ad infrangerli. I numeri nello sport, nella loro freddezza, non mentono mai. Poi ci sono le imprese, quelle che niente e nessuno riesce a cancellare dalla memoria della gente. Una di queste porta a Gino Bartali, che nel 1837 realizzò il capolavoro della sua carriera sulle Dolomiti, affrontate per la prima volta nel Giro, distaccando tutti con un margine che ebbe del clamoroso. Enrico Mollo arrivò a Merano addirittura cinque minuti dopo. 

Anche la fuga di Coppi, uno la cui rivalità con Bartali è ancora materia di discussione, diventò leggenda quando staccò l’amico-nemico di 11’52 e venti sul resto della ciurma arrivando a Pinerolo e conquistando la maglia rosa. Nello stesso anno andò pure a prendersi il Tour de France mettendo a segno una autorevole doppietta. 

A volte a determinare la portata di un’impresa è il contesto, come quando Charly Gaul e Eddy Merckx si andarono a prendere il titolo nel mezzo di una tormenta di neve mentre metà del gruppo di ritirava a causa del freddo pungente. Anche per questo motivo l’evento fu poi spostato verso periodi climaticamente più generosi. 

Nel 1990 Gianni Bugno fece qualcosa di davvero superlativo, come era riuscito prima di allora soltanto a Costante Girardengo nel 1919: correre in maglia rosa dalla prima fino all’ultima tappa. Anche in quella occasione il maltempo si mise di traverso con il diluvio lombardo che provò a sbaragliare un po’ le carte trovando però la strenua resistenza del campione nato a Brugg in Svizzera. 

Quattro anni dopo a conquistare il mondo fu uno straordinario Marco Pantani, che non riuscì neppure a vincere il Giro, che in quell’edizione andò a Eugeni Berzin. Tutti però si ricordarono di lui, della tappa vinta a Merano e di quella successiva dell’Aprica staccando tutti gli altri e dando il via a una leggenda capace di arrivare dritta al cuore della gente. Che per uno sportivo è sempre la vittoria più bella. 

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