Ecco chi è il nuovo Chief Sport officer dell’Inter e le prime parole in nerazzurro.
Ci sono carriere che nascono sotto i riflettori e altre che si costruiscono in silenzio, un chilometro alla volta. Quella di Dario Baccin appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È una storia fatta di competenza, di un'infinita pazienza e di una perseveranza quasi ostinata. Quando ha concluso la sua carriera da calciatore, non ha cercato scorciatoie. Aveva un'idea fissa in testa: voleva fare il direttore sportivo. E così, mentre altri ex giocatori si accomodavano nei salotti televisivi, lui macinava strada. Girava l'Italia in lungo e in largo, taccuino alla mano, seduto sulle fredde tribune di provincia a fare lo scout. Il compenso? Spesso solo un modesto rimborso spese, appena sufficiente per pagarsi il viaggio. Ma a lui non importava, perché sapeva che stava mettendo le fondamenta del suo futuro.
Tutta quella gavetta, vissuta lontano dalle telecamere, lo ha portato fino a oggi. Fino a un giorno che segna uno spartiacque storico per l'Inter. Dopo 28 anni di fedeltà assoluta, Piero Ausilio ha salutato i colori nerazzurri, lasciando un'eredità pesantissima. Eppure, la soluzione il club ce l'aveva già in casa. Promuovere Baccin da vice a direttore sportivo a tutti gli effetti non è stata solo una scelta logica, ma il giusto riconoscimento a un uomo che ha dedicato la vita a questo mestiere. È il sogno di una vita intera che finalmente prende forma. Soprattutto perchè Baccin e la sua famiglia sono da sempre di provata fede interista. Questo significa che questo ruolo rappresenta più di un prestigioso riconoscimento professionale ma anche una missione di cuore.
Non è arrivato su quella poltrona per caso. Baccin si è guadagnato questa scrivania sul campo, imbarcandosi su voli improbabili nel cuore della notte, spesso diretti verso i meandri del Sud America, alla ricerca di talenti sfuggiti ai radar dei grandi club. Ha consumato gli occhi guardando migliaia di partite, analizzando ogni singolo giocatore con la sensibilità di chi il pallone lo capisce davvero, fin nelle sue sfumature più nascoste. Ora non è più l'uomo nell'ombra, ma la mente a cui l'Inter ha affidato le chiavi del proprio mercato. E, conoscendo la sua storia, c'è da scommettere che affronterà questa sfida con la stessa fame di quando girava l'Italia per un semplice rimborso spese.
Il nuovo dirigente si è mostrato entusiasta ma, allo stesso tempo, fiducioso e sicuro di sé. Nelle sue prime dichiarazioni ha voluto ringraziare sentitamente Piero Ausilio, con il quale ha lavorato a strettissimo contatto in questi anni. Inoltre, ha tenuto a onorare la memoria di una leggenda come Giacinto Facchetti: un gesto che dimostra grande tatto e una profonda attenzione ai valori del club. Un'empatia naturale verso un ambiente che oggi lo accoglie come professionista affermato, ma che fin da bambino gli ha regalato le gioie più grandi da tifoso.