I rossoneri cadono in una notte piovosa in Inghilterra contro un Bournemouth in versione super. Forse troppi esperimenti da parte di Amorim?
Zero tiri in porta. Il Milan esce dal Vitality Stadium senza riuscire a impegnare l’ex Juventus Michele Di Gregorio; anzi, il portiere non si sporca praticamente i guanti per tutta la durata della partita.
La gara viene subito indirizzata all’8’ da un calcio di rigore, realizzato dall’ex Roma Justin Kluivert e causato da un tocco di mano del belga De Winter, colpevole di una leggera disattenzione.
Neanche il tempo di riorganizzarsi e al 27’ Mike Maignan commette un’ingenuità: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, l’estremo difensore francese è protagonista di un contatto irregolare punito dal direttore di gara con il cartellino rosso diretto e un secondo penalty, trasformato da Tavernier per il raddoppio del Bournemouth.
Dal raddoppio in poi è buio totale per la squadra di Amorim: nessuna reazione, una manovra priva di idee che non riesce né a contenere gli avversari né a creare pericoli dalle parti di Di Gregorio. Nel finale arriva anche il definitivo 3-0 siglato da Adli.
Il Milan esce dal Vitality Stadium con le ossa rotte, senza spunti positivi da cui ripartire, fatta eccezione per la necessità di registrare la fase difensiva sui calci d’angolo, un aspetto fondamentale su cui lavorare.
La domanda che sorge spontanea riguarda anche le scelte dell’allenatore: Rúben Amorim sperimenta troppo? Ci sta effettuare un ampio turnover con partite ravvicinate ogni tre giorni, ma il Milan affrontava una delle squadre più pericolose dell’Europa League e, esattamente come accaduto contro il Benfica, si è presentato in campo con una formazione fortemente rivoluzionata.
L’assenza di Gonçalo Ramos pesa enormemente, ma a incidere negativamente è stata probabilmente anche la scelta di schierare un reparto offensivo troppo leggero con Cissé e Hutchinson (quest’ultimo sostituito al 32’) contro una compagine di Premier League dotata di grande struttura fisica.
Estupiñán continua a non convincere sulla corsia mancina, tanto che Amorim lo sostituisce a inizio secondo tempo, e anche Loftus-Cheek appare lontano dalla migliore condizione. Sorge spontaneo chiedersi perché non inserire a gara in corso elementi del calibro di Camarda, Pulisic, Rabiot o Modrić.
Amorim sembra quasi voler gestire le energie in Europa, nonostante le dichiarazioni d’intenti di inizio stagione in cui aveva espresso la volontà di arrivare fino in fondo e vincere il trofeo. Di certo serve un cambio di passo immediato: il turnover può essere calibrato meglio, magari dosandolo in alcune gare di Serie A.
La squadra, che conta diversi volti nuovi rispetto alla passata stagione, è ancora alla ricerca dei giusti equilibri e di un’intesa collettiva che arriverà con il tempo, ma il percorso di crescita diventa inevitabilmente più complesso se si cambia troppo e troppo spesso.
Milan-Ferencvaros – 5 novembre
Olympiacos-Milan – 26 novembre
Milan-Sunderland – 10 dicembre
Levski Sofia-Milan – 21 gennaio
Milan-Arat Armenia – 28 gennaio