Edizione numero 120 della Parigi-Tours, classica che chiude l'autunno del ciclismo europeo. Prima parte piatta, finale con nove côtes ravvicinate. Trentin difende il titolo.
L'Europa saluta il grande ciclismo e lo fa con un appuntamento che ormai sa di storia. Parliamo della Parigi-Tours, classica giunta alla sua edizione numero 120 ma che anche quest'anno non è inclusa nel WorldTour, rientrando nella categoria 1.Pro.
A scanso di equivoci, al netto della denominazione ufficiale, la corsa non parte da Parigi: dal 2018, il via è posto a Chartres, città che si trova a 90 chilometri dalla capitale francese. Per il resto, parliamo sempre di una classica d'autunno che nasconde tante insidie, segnata da una prima parte quasi totalmente pianeggiante e da un finale da vivere tutto d'un fiato, con tanto di nove côtes (salite) in 70 chilometri.
La Parigi-Tours 2026 è in programma domenica 11 ottobre. L'inizio è previsto intorno alle 12:00, l'arrivo alle 17:00 circa: attenzione, però, gli orari non sono stati ancora ufficializzati.
Qualche incognita anche per quanto riguarda la programmazione televisiva e streaming. Come nell'edizione 2025, la Rai dovrebbe rispondere presente (stesso discorso per RaiPlay), così come Eurosport (a pagamento, disponibile per abbonati anche su HBO Max e Discovery+).
I corridori dovranno percorrere 216,2 chilometri, con partenza da Place Châtelet, a Chartres, e arrivo nel pomeriggio a Boulevard Béranger, nella città di Tours. La prima parte, come dicevamo, è quasi completamente pianeggiante: in questa fase si attraversano tre dipartimenti, quelli di Eure-et-Loir, Loir-et-Cher, Indre-et-Loire.
Nello specifico si va da Le Gault-Saint-Denis, situato al chilometro 16, fino a Dame-Marie-les-Bois, al chilometro 137. Nel complesso, la prima parte è terreno per tentativi di fuga, storicamente disinnescati.
Da qui si fa sul serio: non solo le salite di cui abbiamo già parlato, ma anche dieci tratti di sterrato. La prima coppia di côtes è ravvicinata: Cangey (km 148,2) e Limeray (km 150,7), nemmeno due chilometri in totale per una pendenza media intorno al 4 percento. Praticamente più lanci che muri.
Il blocco vero, quello che cambia il destino della corsa, parte da Goguenne, al chilometro 167: anche qui una côtes breve ma con una pendenza media al 7,4 percento. Spazio, poi, alla Côte du Bois de Chançay e, in serie, la Vallée du Vau, la Rochère (la più dura, all'11 percento) e lo sterrato di cui parlavamo. Le altre côtes sono Vallée Chartier, Vouvray e Rochecorbon, quest'ultima a poco meno di nove chilometri dall'arrivo. Si fa così l'ingresso a Tours in direzione Boulevard Béranger. L'arrivo è qui, non più sull'Avenue de Grammont.
Il campione in carica è l'esperto italiano Matteo Trentin, in forza al Tudor Pro Cycling Team, ma i riflettori sono ovviamente tutti puntati sul numero 7 al mondo Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), un velocista puro, ma con gambe da classica.
Occhio, poi, alle altre certezze Grégoire (Groupama-FDJ United), Aranburu (Cofidis), il velocista Merlier (Soudal Quick-Step) e l'insidia Christophe Laporte (Team Visma | Lease a Bike, secondo l'anno scorso e vincitore nel 2024).
Le squadre che partecipano sono 24: 12 UCI WorldTeams, 8 UCI ProTeams e 4 UCI Continental.