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ATP Toronto: 1000 volte Sinner, il successo più prestigioso in carriera

Ventidue anni da compiere e un futuro sempre più roseo per l’altoatesino che nella rassegna canadese ha battuto in finale Alex de Minaur, scalando posizioni sia nel ranking che nella Race.

Che il torneo di Toronto potesse diventare interessante per Jannik Sinner lo abbiamo compreso in corso d’opera. Quando, ad un certo punto, le star hanno iniziato a sparire dalla circolazione: il temibile Daniil Medvedev, bestia nera dell’azzurro, ma anche Carlos Alcaraz che è il numero uno in assoluto hanno alzato bandiera bianca in maniera del tutto inaspettata. Così, l’altoatesino ne ha approfittato per farsi largo qui in Canada superando via via ogni possibile ostacolo incontrato durante il cammino. 

Non aveva mai vinto un Masters 1000 il campione italiano, che ha quindi centrato in questa maniera l’impresa più importante della sua giovane carriera. Altre ne arriveranno, specialmente se continuerà a mantenere questo atteggiamento dal momento che la qualità non gli ha mai fatto difetto. All’ultimo atto il buon Jannik ha dovuto misurarsi contro Alex de Minaur, avversario già affrontato e battuto più volte in passato ma che veniva da prestazioni assolutamente convincenti. Ed invece la tendenza si è confermata anche stavolta, che la posta in palio era la più alta di tutte. 

Complessivamente è stata la quinta vittoria per il quasi ventiduenne di San Candido (compirà 22 anni il 16 agosto e ha deciso di farsi un regalo in anticipo) nei confronti dell’australiano. Ma attenzione: perché questo è e deve rappresentare soltanto un punto di partenza. Verso nuovi traguardi altrettanto prestigiosi, per salire sempre più in cima. 

Il cammino del campione: da Berrettini fino alla finale

Se contro Tommy Paul, Sinner aveva pagato dazio all’emozione, in finale invece è stato pressoché perfetto. Qualche errore lo ha commesso, certo, ma nel suo complesso la gara è stata gestita decisamente bene, tanto che si è chiusa in due set all’interno dei quali Alex de Minaur ha finito per perdere la bussola e consegnarsi di fatto nelle mani del campione. Pensare che l’australiano per arrivare a giocarsi il titolo era passato pure attraverso due autorevoli candidati al successo come Taylor Fritz e Daniil Medvedev che alla vigilia erano etichettati come favoriti. Ed invece, come spesso e volentieri gli è capitato in passato, è sbattuto ancora una volta contro il muro azzurro. 

Un muro talvolta un po’ distratto, con qualche calo di concentrazione che in altre occasioni avrebbe potuto costargli caro, ma tutto sommato meritevole di tale riconoscimento. Nel suo cammino qui a Toronto Sinner aveva esordito proprio in un derby nel quale aveva dovuto competere per la prima volta in assoluto contro Matteo Berrettini. Dopodiché il destino lo ha catapultato direttamente ai quarti di finale, facendogli saltare un turno a causa dell’improvviso forfait dell’infortunato Andy Murray. 

Da lì è arrivata quella che è stata la partita più difficile della settimana, anche più della finale stessa, contro Gael Monfils. Il francese si è presentato all’appuntamento nella sua versione migliore e ha venduto cara la pelle trascinando l’incontro oltre le due ore. Anche contro Tommy Paul è stata una vera e propria battaglia: d’altra parte lo statunitense era reduce dall’incredibile vittoria contro Alcaraz. Ma questa è storia, un altro pezzo che va aggiungersi al palmarès di Sinner.

Un 2023 da incorniciare tra le due finali 1000 e la semifinale di Wimbledon

Non ha ancora compiuto ventidue anni ma è già considerabile come uno dei tennisti italiani più forti di sempre. Sinner con la gioia canadese è salito a quota otto titoli ATP. Pure nel ranking il salto è stato bello importante, dal momento che è riuscito a portarsi in sesta posizione eguagliando ciò che Matteo Berrettini era riuscito a fare ormai due anni fa grazie alla finale conquistata a Wimbledon. 

Dov’è che l’altoatesino ha letteralmente spiccato il volo è nella Race per le Finals, che tiene conto dell’andamento stagionale. Lì l’azzurro è addirittura quarto: davanti a lui ci sono soltanto dei mostri sacri per il momento ancora irraggiungibili come Carlos Alcaraz, Novak Djokovic e Daniil Medvedev. Ma tempo al tempo. Nel pessimismo che spesso accompagna gli atleti italiani si pensava che Sinner non avesse mai potuto conquistare nulla di rilevante: teoria spazzata via dal rigenerante Canada che ha invece incoronato il giovane classe 2001. 

Doveva essere l’anno della svolta il 2023 e lo sta diventando, con una crescita graduale ma evidente. Con Toronto sono diventate due le finali 1000 conquistate dal tennista che vanno ad aggiungersi all’importante traguardo della semifinale ottenuta a Wimbledon. Prossimo obiettivo non possono che essere gli US Open. Difficile? Indubbiamente, ma se continua così nessun traguardo può essergli precluso a priori. E se dovesse capitargli ancora una volta un Medvedev di fronte, la speranza è che riesca finalmente a gestirlo, perfezionandosi anche laddove non gli viene consentito di avere in mano il pallino del gioco. 

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